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Cosa si deve fare per registrare una convivenza?

5 Agosto 2020 | Autore:
Cosa si deve fare per registrare una convivenza?

È obbligatorio formalizzare il rapporto di una coppia di fatto? E dove bisogna andare? Quali diritti si acquisiscono rispetto al matrimonio?

Congiunti, affetti stabili, legami duraturi. Negli ultimi tempi, si è andati freneticamente alla ricerca del significato preciso di questi termini per sapere a chi, secondo la legge, si vuole bene e a chi no. Nessuno, però, dubita o dovrebbe dubitare del fatto che dell’universo dei congiunti, pur mancando il vincolo matrimoniale, facciano parte le coppie di fatto. Non basta, però, con trascorrere la giornata e dormire sotto lo stesso tetto: occorre ufficializzare il rapporto, se si vuole avere dei reciproci doveri e diritti. Ma cosa si deve fare per registrare una convivenza?

Va fatta subito una premessa: una convivenza di fatto non deve essere, per forza, formalizzata davanti all’ufficiale dell’anagrafe. Tuttavia, in questo caso, non ci saranno determinati diritti di cui può godere chi, invece, ha provveduto alla registrazione. Si parla, ad esempio, di come ciascun componente della coppia deve contribuire alle necessità quotidiane, di un eventuale regime di comunione o di separazione dei beni, di poter avere uno stato di famiglia, il diritto ad un permesso al lavoro per assistere l’altra persona, ecc. In questo caso, è importante sapere cosa si deve fare per registrare la convivenza.

La procedura non è complicata. Vediamo in che cosa consiste.

Convivenza di fatto: in che cosa consiste il contratto?

La cosiddetta legge Cirinnà del 2016 [1] ha introdotto delle nuove regole per le coppie non sposate. In particolare, ha istituito i contratti di convivenza stabilendo che «i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza». Il contratto, però, esclude gli aspetti non patrimoniali. Insomma, e giusto per alleggerire un po’ il discorso con una battuta, quello che non lega il matrimonio può legarlo il patrimonio.

Per quanto riguarda i requisiti per poter formalizzare il rapporto di convivenza con un contratto, la legge chiede che i conviventi siano tali, cioè che vivano a tutti gli effetti insieme, che non siano sposati, uniti civilmente o che non abbiano stipulato un altro contratto simile. Inoltre, devono essere maggiorenni, non interdetti e uniti stabilmente da un legame affettivo e di coppia con reciproca assistenza morale e materiale. Non devono essere parenti tra di loro e nemmeno uniti da affinità o da adozione. Non possono essere sposati o uniti civilmente con una terza persona. Se manca uno solo di questi requisiti, il contratto di convivenza deve ritenersi nullo dal momento in cui si viene a sapere.

È importante precisare che la legge parla soltanto della possibilità di siglare il contratto da parte di due persone, cioè non specifica il fatto che debbano per forza essere un uomo e una donna. Significa che il contratto di convivenza può essere stipulato anche da due uomini o da due donne.

Convivenza di fatto: bisogna andare dal notaio?

Per stipulare un contratto di convivenza non occorre necessariamente andare dal notaio. Secondo la legge Cirinnà, il documento può avere anche la forma di una scrittura firmata da un avvocato. Il notaio può firmare questa scrittura semplice oppure redigere un atto pubblico. Quest’ultimo, cioè l’atto notarile, è necessario quando è previsto il trasferimento di diritti reali immobiliari. Il professionista, una volta stipulato il contratto ed attentato la conformità, dovrà trasmettere il documento al Comune di residenza dei conviventi affinché avvenga l’iscrizione all’anagrafe.

Convivenza di fatto: cosa bisogna fare in Comune?

Chi vuole registrare una convivenza di fatto può rivolgersi al proprio Comune di residenza per depositare all’ufficio anagrafe una dichiarazione in cui entrambi i conviventi assicurino di costituire una coppia di fatto e di vivere insieme nella stessa casa. Per semplificare la pratica, la dichiarazione può essere fatta e sottoscritta davanti all’ufficiale dell’anagrafe oppure la si può inviare via web o via fax. Una volta firmata e consegnata la dichiarazione, la coppia può avere il certificato di stato di famiglia.

A questo punto, ed in base alla Legge Cirinnà, la registrazione del contratto di convivenza comporta:

  • il diritto reciproco de visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali in caso di malattia del partner;
  • il diritto di nominare il partner proprio rappresentante;
  • il diritto di continuare a vivere nella casa di residenza dopo il decesso del convivente proprietario dell’immobile.

Per quanto riguarda il regime patrimoniale, in partenza c’è la separazione dei beni: per vivere in comunione dei beni occorre avanzare una specifica richiesta. Ad ogni modo, la scelta può essere modificata da entrambi in qualsiasi momento.

La dichiarazione va fatta non soltanto al momento di costituire la convivenza ma anche nel momento in cui ci siano eventuali successivi cambiamenti nella compagine familiare.

Convivenza di fatto: bisogna registrare per forza il contratto?

Non è obbligatorio recarsi in Comune a registrare una convivenza. Nel caso in cui non si volesse andare all’anagrafe, i due partner avrebbero un rapporto di convivenza non formalizzata. Verrebbero riconosciuti legalmente come coppia, ma senza i diritti che abbiamo elencato prima.

Infatti, una sentenza del tribunale di Milano [2] ha stabilito che una dichiarazione fatta all’ufficio anagrafe deve essere considerata come strumento privilegiato di prova ma non come elemento costitutivo del rapporto. In altre parole, e per fare fede alla legge, la registrazione in Comune costituisce un accertamento della stabile convivenza ma non viene richiamata per accertare l’effettiva esistenza di fatto della convivenza stessa.

Tutto questo significa che una coppia viene considerata stabilmente convivente quando vive insieme con continuità e regolarità e condivide valori e modelli di vita, con reciproca assistenza morale e materiale da almeno due anni, secondo la giurisprudenza.

Convivenza di fatto: c’è l’obbligo di fedeltà?

Tra i vincoli imposti dal matrimonio, c’è quello che obbliga marito e moglie alla reciproca fedeltà. Significa non solo non avere dei rapporti sessuali con una terza persona, ma anche mantenere con il coniuge quella che la giurisprudenza chiama «un’intimità esclusiva».

Nella convivenza, questo vincolo non c’è. Vuol dire che se uno dei due partner viene a scoprire una relazione dell’altro con una terza persona, potrà certamente porre fine al loro rapporto ma non potrà, certamente, pretendere alcunché.

Da aggiungere che nel contratto di convivenza non è ammesso stabilire l’impegno ad avere dei figli o imporre l’uso di contraccettivi per evitare di averli.


note

[1] Legge n. 76/2016.

[2] Trib. Milano sent. del 31.05.2016.


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