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Coronavirus, i dubbi dell’Oms sull’app

6 Maggio 2020
Coronavirus, i dubbi dell’Oms sull’app

L’Organizzazione mondiale della sanità ritiene lo strumento utile, ma meno del lavoro che tutti noi, attraverso la responsabilità individuale, possiamo fare per tenere a bada i contagi.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non sembra riporre un’estrema fiducia nell’app per il tracciamento dei contatti con i positivi. Può essere tutt’al più uno strumento utile, secondo Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell’Organizzazione per il Coronavirus. Strumento comunque aggiuntivo e quindi secondario, rispetto al lavoro che gli esseri umani, in prima persona, possono svolgere per tenere sotto controllo l’andamento dei casi. Questo ha detto Kerkhove oggi in conferenza stampa a Ginevra, per fare il punto sulla pandemia. Parole che dimostrano un certo scetticismo.

“Il contact tracing – secondo la responsabile Oms per il Coronavirus – è uno strumento fondamentale per aiutare a controllare la catena di contagi di Covid-19. Le app possono supplementare il lavoro delle persone, degli operatori ma anche dei volontari che parlano e intervistano le persone per capire quali contatti hanno avuto. Molte di queste persone hanno una formazione in epidemiologia ma non deve essere per forza così, ci sono anche volontari, maestri, studenti, che possono aiutare. La cosa importante è l’interazione con i pazienti e la ricostruzione dei contatti avuti. Le app possono aiutare ma non sostituiscono le persone che lavorano per questo”.

In Italia il dispositivo prescelto è la app Immuni che, nelle previsioni del commissario straordinario all’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri, dovrebbe essere pronta entro fine mese. Siamo in ritardo, considerando che l’app doveva essere già disponibile e scaricabile da inizio maggio. Abbiamo già parlato di tutte le problematiche e le polemiche sull’uso dell’app: dall’efficacia non dimostrata, dal momento che molto dipenderà da quante persone la scaricheranno, alle preoccupazioni per la privacy (leggi gli articoli: App “Immuni”: chi gestirà i dati dei nostri spostamenti?; App Immuni traccia contatti: svelati i contenuti e i tempi; App Immuni: ecco chi gestirà i dati dei contatti tracciati; App Immuni e tracciamento: cosa ne pensa il Garante Privacy).

“Ci sono diverse app e molti Paesi le stanno studiando – ha aggiunto Mike Ryan, capo del programma di emergenze sanitarie dell’Oms – per consentire alle autorità di aiutare il processo di tracciamento, che è difficoltoso. L’Oms sta lavorando con sviluppatori nel mondo per provare a trovare una app che si possa poi adattare ai vari Paesi per gestire l’intero processo di contact tracing. La sfida è integrare i dati con quelli raccolti dai sistemi sanitari”.

La conferenza è stata anche l’occasione per fare, come di consueto, il bilancio sull’andamento dei contagi da Coronavirus in tutto il mondo. “Più di 3,5 milioni di casi di Covid-19 e quasi 250mila morti sono stati segnalati all’Oms – ha detto il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus -. Dall’inizio di aprile, sono stati registrati una media di circa 80mila nuovi casi al giorno. Ma questi non sono solo numeri: ogni caso è una madre, un padre, un figlio, una figlia, un fratello, una sorella o un amico. E anche se il numero di casi segnalati in Europa occidentale è in calo, ogni giorno vengono segnalati più casi in Europa orientale, Africa, sud-est asiatico, Mediterraneo orientale e Americhe. Tuttavia, anche all’interno delle regioni e dei paesi vediamo tendenze divergenti. Per questo ogni paese e ogni regione ha bisogno di un approccio su misura”.

L’Oms ritiene che questa pandemia possa aiutare i governi a non farsi trovare impreparati per il futuro, per le altre pandemie che verranno, ed essere, quindi, un’occasione per rendere i sistemi sanitari più efficienti. Ma nessun ottimismo sul ritorno alle nostre vite di sempre.


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