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Quanto sta costando il Coronavirus all’Italia e all’Europa

6 Maggio 2020
Quanto sta costando il Coronavirus all’Italia e all’Europa

Siamo tutti in recessione ma la crisi ha colpito alcuni Stati molto più di altri, soprattutto l’Italia. E anche la ripresa prevista nel 2021 sarà differenziata.

Oggi la Commissione europea ha diffuso i dati sulle previsioni economiche di primavera. Sono le prime da quando è scoppiata l’emergenza Covid-19. I dati sono pessimi e rivelano l’entità di quanto sta costando la crisi all’Italia ed agli altri Stati d’Europa, offrendo anche gli elementi per fare un confronto.

Sotto il peso del Coronavirus si prevede che il Pil dell’Eurozona crollerà, secondo lo scenario migliore, del 7,7% rispetto al 2019. “Ora è abbastanza chiaro che l’Unione europea è entrata nella più profonda recessione economica della sua storia”, afferma il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, presentando in videoconferenza stampa a Bruxelles i dati. La ripresa potrebbe arrivare soltanto nel 2021, con un rimbalzo del Pil del 6,3% che dunque non recupererebbe in pieno le pesanti perdite del 2020.

L’attività economica in Europa, spiega la Commissione in un comunicato diffuso dall’agenzia stampa Adnkronos, è “caduta con una velocità insolitamente rapida nelle ultime settimane”, per effetto delle misure di contenimento, che hanno messo l’economia in uno “stato di ibernazione”. Questo comporta che la produzione di beni e servizi “collasserà nella prima metà del 2020 e la maggior parte della contrazione si concentrerà nel secondo trimestre”.

Dopodiché dovrebbe “recuperare“, ma questo assumendo che “le misure siano gradualmente rimosse”, che dopo “l’allentamento” delle stesse “l’epidemia resti sotto controllo” e che “le misure senza precedenti adottate finora siano efficaci nell’attutire l’impatto economico della crisi, come pure nel limitare i danni permanenti al tessuto economico”.

Ci sono quindi molti “se” e “ma” che lasciano capire come il percorso verso la ripresa non sarà facile ed è ancora del tutto incerto. Soprattutto l’Italia è sfavorita: “Prevediamo che la ripresa dell’Italia richieda più tempo che negli altri Stati membri dell’Ue”, dice Gentiloni.

Tra i grandi Stati europei, sottolinea sempre Gentiloni, l’Italia “è stata colpita per prima, e con maggior forza, dalla pandemia di Covid-19. L’economia si contrarrà del 9,5% quest’anno”. Nella traccia scritta del documento in possesso dell’Adnkronos, ma è un passaggio che Gentiloni ha saltato nell’esposizione orale, si prevede che la produzione cali del 18% nel primo semestre 2020 in Italia, in termini reali. L’attività economica quest’anno si contrarrà maggiormente in “Italia, Spagna, Grecia, Croazia e, in misura minore, in Francia“. Previsioni cupe e che combaciano con quelle formulate dal Fondo Monetario Internazionale (le abbiamo riportate in Italia recessione drammatica, ecco quanto perdiamo).

Ora secondo le previsioni dell’Ue, tutti i Paesi dell’Eurozona accuseranno crolli del Pil superiori al 4% quest’anno, ma in misura alquanto diversa: tra le principali economie, Germania -6,5%, Francia -8,2%, Spagna -9,4%, Olanda -6,8%, mentre la Polonia, con un -4,3% risulta la migliore, o la meno peggiore.

Anche la ripresa nei vari Stati dell’Unione europea, così come la recessione provocata dalla pandemia, sarà differenziata ed “asimmetrica: entro la fine del 2021, solo Germania, Austria, Croazia, Slovacchia e Polonia dovrebbero avere recuperato i livelli dell’ultimo trimestre 2019”, spiega ancora Gentiloni. Per contro, “il livello di produzione in Italia, Spagna e Olanda è previsto rimanere al di sotto dei livelli di fine 2019, in misura superiore al 2%”.

Intanto, la crisi provocata dal Coronavirus farà schizzare il deficit pubblico dell’Italia dal minimo storico del 2019 (1,6% del Pil) all’11,1% quest’anno e farà salire alle stelle il debito pubblico, già elevato, dal 134,8% del Pil al 158,9% nel 2020. Invece nel 2021 deficit e debito dovrebbero scendere, rispettivamente, al 5,6% e al 153,6% del Pil. Anche qui senza recuperare la caduta in corso quest’anno.

Solo la Grecia in Europa quest’anno avrà un debito più elevato (previsto al 196,4% del Pil); sopra il 100% del Pil sono anche previsti i debiti di Belgio (113,8%), Spagna (115,6%), Francia (116,5%), Cipro (115,7%) e Portogallo (131,6%). Nell’Eurozona il debito salirà quest’anno intorno al “103% del Pil”, dall’86% del 2019, ha spiegato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni.

“Sia la recessione che la ripresa saranno ineguali – continua – i dati aggregati nascondono considerevoli differenze tra i diversi Paesi. Come la recessione di quest’anno, anche la ripresa sarà impari. Non tutti i Paesi usciranno dalla crisi con la stessa velocità”.

Come ulteriori riflessi della crisi “anche l’inflazione sarà significativamente più debole: i prezzi al consumo sono previsti in calo significativo quest’anno, riflettendo la brusca contrazione della domanda, come pure la forte caduta dei prezzi del petrolio”, dichiara Gentiloni.

A completare il severo quadro, Gentiloni evidenzia un ulteriore rischio in vista per gli investitori in titoli azionari o obbligazionari: “Non si possono escludere turbolenze finanziarie, se lo choc sul versante della liquidità che sta colpendo le imprese portasse a problemi di solvenza particolarmente seri e inaspettati”. I titoli di Stato dei Paesi dell’area euro, sottolinea Gentiloni, hanno registrato “un aumento degli spread con la pandemia, cosa che segnala le preoccupazioni degli investitori che la crisi possa portare a divergenze nell’area euro e che la risposta possa rivelarsi insufficiente”.


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