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Inerzia dell’avvocato: che fare?

6 Maggio 2020
Inerzia dell’avvocato: che fare?

Avvocato lento e sfuggente: che fare se il legale ritarda l’avvio della causa. Si può chiedere il risarcimento del danno?

Come in tutti i lavori, anche nella professione forense si possono trovare avvocati celeri nello svolgimento delle pratiche ed altri invece lenti. A volte, la lentezza è solo indice di un maggior scrupolo nello studio della controversia, ma in altri casi è dovuta a disorganizzazione, poca praticità con la materia, sovraccarico di lavoro o semplicemente pigrizia. 

Il cliente viene puntualmente rassicurato quando telefona allo studio legale per avere ragguagli; ma nel momento in cui si accorge che non è stata svolta alcuna attività e l’atto di citazione non è ancora pronto potrebbe giustamente avere di che ridire, specie se ha versato un acconto o se stanno per scadere i termini. 

Dinanzi all’inerzia dell’avvocato che fare? Esistono dei tempi massimi per agire? E se dovesse essere troppo tardi, cosa potrebbe fare il cliente che è stato pregiudicato? È possibile revocare il mandato e affidarlo a un altro avvocato? A tal fine, come bisognerebbe comportarsi? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Termini per l’azione legale

In alcuni casi, la legge fissa un termine massimo per l’avvio di una causa. Si pensi ai due anni dal sinistro stradale per chiedere il risarcimento all’assicurazione, ai cinque anni per ottenere un indennizzo da fatto illecito, ai dieci anni per riscuotere un credito contrattuale (puoi trovare un elenco più completo nella guida Prescrizione dei crediti). 

A volte, il termine per agire (che in questo caso va sotto il nome di prescrizione) può essere interrotto con l’invio di una raccomandata a.r. volta a mettere in mora la controparte. Dopodiché, il termine torna a decorrere da capo; e così succede in occasione di ogni diffida.

In altri casi, però, il termine (che in questo caso va sotto il nome di decadenza) è perentorio e non può mai essere interrotto. Per cui o si agisce nei tempi indicati dalla norma o si perde per sempre il diritto. Si pensi ai 180 giorni per depositare il ricorso contro un licenziamento illegittimo o all’anno di tempo, dall’invio della contestazione, per agire contro l’appaltatore per i difetti di costruzione dell’opera.

Non è questa la sede per indicare tutti i termini previsti dalla legge. Tuttavia, è bene sapere che, per rispettare i tempi massimi, l’avvocato è tenuto (a seconda del tipo di causa) a notificare l’atto di citazione oppure a depositare il ricorso in tribunale.

Il mancato rispetto di tali termini implica la perdita, per il cliente, della possibilità di far valere il proprio diritto in tribunale. In buona sostanza, anche se dovesse avere ragione, il giudice rigetterebbe la sua domanda. 

Avvocato inerte: che fare?

Anche quando non ci sono termini prefissati dalla legge, il cliente ha diritto a una prestazione efficiente ed efficace. A volte, attendere troppo tempo può pregiudicare la tutela del diritto. Si pensi a un’azienda che ha necessità di riscuotere dei crediti e che, invece, è costretta a subire l’inerzia del proprio avvocato consentendo così al debitore di nascondere i propri beni. Si pensi a un disabile che necessita di ottenere la pensione di invalidità e che, invece, deve attendere per causa della lentezza del proprio legale.

La giurisprudenza ha sancito che il contratto tra cliente e avvocato si perfeziona, anche verbalmente, nel momento in cui quest’ultimo accetta la pratica e si dichiara disponibile alla difesa. Quindi, non rileva il fatto che il cliente non abbia ancora firmato la procura processuale a margine dell’atto di citazione: il rapporto tra professionista e assistito si è già instaurato, sicché il primo è ormai obbligato a rendere la propria prestazione senza pregiudicare il secondo. 

Se l’inerzia dell’avvocato crea un danno certo e attuale al cliente questi può chiedere il risarcimento. Come chiarito dalla Cassazione proprio di recente [1], quando il ritardo nell’instaurazione della causa compromette la piena riscossione del credito da parte dell’assistito, l’avvocato è tenuto a pagare i danni che la sua inerzia ha provocato.

Nel caso di specie, una donna aveva dovuto attendere ben quattro anni prima che il proprio legale depositasse il ricorso in tribunale. Il che aveva avuto come conseguenza l’impossibilità di pignorare i beni del datore di lavoro, debitore della signora.

Si può cambiare l’avvocato se non fa nulla?

In qualsiasi momento dell’esecuzione del mandato – quindi sia a causa iniziata che ancora non avviata – il cliente può revocare il mandato conferito all’avvocato. Lo può fare a voce o con una lettera, chiedendo l’immediata restituzione delle carte in suo possesso. 

Se risulta che l’avvocato ha svolto proficuamente una parte dell’attività, questi ha diritto ad essere pagato per quanto eseguito. Diversamente, non può pretendere la parcella. In ogni caso, il legale non può subordinare la restituzione dei documenti al versamento dei soldi richiesti al cliente. 


note

[1] Cass. ord. n. 8525 del 6.05.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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