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Lo sai che? Per la frode su Amazon di un venditore straniero puoi rivolgerti al giudice italiano

Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2013

Acquisti online: è possibile chiedere tutela al tribunale italiano se il venditore, residente in un altro Stato Membro, rivolge la propria attività anche nel nostro Paese.

Ha fatto un acquisto su internet e, tuttavia, il prodotto era difettoso o non ti è mai stato consegnato? Il venditore è straniero e credi che questo possa pregiudicare l’esercizio dei tuoi diritti?

Nessuna paura: se hai subìto una truffa o un inadempimento contrattuale per via di un ordine online, e il venditore è di un altro Stato della Comunità europea, puoi comunque chiedere tutela al giudice italiano. Non hai quindi bisogno di impiantare una causa all’estero!

A dirlo è la Corte di Giustizia UE in una importante sentenza pubblicata ieri [1].

I giudici di Lussemburgo, così, rafforzano la tutela dei consumatori nelle vendite transfrontaliere. Un consumatore può convenire dinanzi ai giudici nazionali il commerciante estero con il quale abbia concluso un contratto se il venditore ha diretto le proprie attività verso lo Stato del consumatore: a tal fine basta solo la presenza di un sito internet.

Anche chi ha comprato via Internet, dunque, può rivolgersi ai giudici della propria nazione, derogando alla regola generale che vuole invece la competenza del tribunale del luogo di residenza del convenuto (se una società, si vede la sede legale).

Quindi, in caso di contratti con il consumatore, l’acquirente della merce può decidere di agire in giudizio dinanzi al tribunale del luogo del suo domicilio. Devono però essere presenti due condizioni:

1 – il commerciante deve esercitare le proprie attività commerciali o professionali nello Stato membro di residenza del consumatore;

2 – oppure il commerciante deve dirigere, con qualsiasi mezzo (ad esempio attraverso Internet), le proprie attività verso tale Stato membro;

Ovviamente, il contratto deve rientrare nell’ambito di queste attività.

note

[1] C. Giust. UE, causa n. 218/12, pubblicata il 17.10.2013.


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