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Separazione conviventi con casa cointestata

7 Maggio 2020
Separazione conviventi con casa cointestata

A chi va l’immobile in presenza di uno o più figli? La madre può esigere che il padre vada via dalla casa benché sia proprietario di una quota della stessa?

Una lettrice ci descrive la propria situazione e ci chiede un consiglio in caso di separazione con casa cointestata. Ci riferisce di aver convissuto con un uomo per circa tre anni e di avere una bambina di 1 anno. Circa due anni prima, i due – che non hanno mai contratto matrimonio – hanno «acquistato una casa insieme al 50% dell’uno e al 50% dell’altro». Ora, poiché tra loro le cose non vanno più nel verso giusto, la lettrice vorrebbe che l’uomo andasse via dall’immobile affinché possa restare lei con la figlia. Precisa poi di essere disoccupata per cui potrebbe dedicarsi tutto il giorno alla bambina mentre lui ha un lavoro a tempo pieno ed indeterminato.

Come stanno le cose sotto un profilo legale? Nel fare il punto della situazione traiamo l’occasione per spiegare peraltro le differenze tra le coppie sposate e quelle di conviventi (le cosiddette “coppie di fatto” o di “conviventi more uxorio”). Ma procediamo con ordine.

A chi va la casa cointestata?

Bisogna tenere distinto il discorso della proprietà dell’immobile da quello del relativo diritto di abitazione. La legge difatti prevede che, in presenza di figli non ancora autosufficienti (ossia minorenni o maggiorenni ma privi di lavoro), ben potrebbe succedere che ad abitare la casa sia il genitore non proprietario della stessa. 

In particolare, il tribunale può – salvo diverso accordo delle parti – assegnare il diritto a vivere all’interno della casa (il cosiddetto “diritto di abitazione”) al genitore che si prenderà cura del bambino e presso cui questo andrà a vivere, anche se il bene è in tutto o in parte di proprietà dell’altro partner. 

Questa regola – che va sotto il nome di assegnazione della casa familiare – vale sia per le coppie sposate che per quelle di fatto.

In buona sostanza, l’assegnazione della casa può avvenire: 

  • solo ed esclusivamente se la coppia ha figli non ancora indipendenti da un punto di vista economico;
  • in favore del genitore presso cui i bambini vanno a stare, finché il genitore o i figli non si trasferiscono in un altro luogo.

L’assegnazione della casa in favore del genitore convivente con i figli non pregiudica la proprietà del bene che resta in capo a chi ne risulta titolare dai pubblici registri immobiliari. 

Per cui, in caso di coppia di conviventi, si potrà verificare che:

  • se la casa è di proprietà di uno solo dei due partner, questi resterà proprietario del bene, ma non ne potrà disporre finché l’altro partner manterrà il diritto di abitazione;
  • se la casa è in comproprietà tra i due partner, ciascuno dei due mantiene il 50% delle quote, non potendo però disporne finché permane il diritto di abitazione. Quando cesserà il diritto di abitazione (il che, come detto, avviene nel caso in cui i figli raggiungano l’indipendenza o vadano a vivere – da soli o insieme al genitore che li ha in affidamento – presso un altro luogo), i due partner dovranno decidere che fare dell’immobile. In quel caso, si potranno profilare le seguenti ipotesi: a) si decide di vendere il bene con divisione al 50% del relativo ricavato; b) si decide di assegnare il bene a uno dei due partner che liquiderà all’altro la relativa quota versandogli il controvalore in denaro; c) in assenza di accordo ci si rivolgerà al tribunale che valuterà la possibilità di dividere in natura il bene (ricavandone due distinte unità immobiliari) o di venderlo tramite asta giudiziaria.

Invece, in caso di coppia di coniugi:

  • se la casa è stata acquistata in regime di comunione dei beni, la comunione si scioglie al momento della separazione ma il bene resta cointestato ai due coniugi per il 50% ciascuno. Alla cessazione del diritto di abitazione, i due ex dovranno decidere la sorte della casa. Si verificheranno allora le stesse ipotesi che abbiamo analizzato sopra con riferimento alle coppie non sposate cointestatarie dello stesso immobile (vendita, assegnazione del bene o divisione giudiziaria);
  • se la casa è stata acquistata in regime di separazione dei beni, la proprietà resta in capo a chi ha acquistato il bene e se questi non è il genitore presso cui i figli sono collocati, può riacquistare la disponibilità dell’immobile solo una volta cessato il diritto di abitazione. 

Cosa succede quando una coppia di conviventi si separa?

Nel momento in cui una coppia di conviventi si separa, dovrà trovare un accordo sulla definizione di un assegno di mantenimento per i figli e sull’assegnazione della casa coniugale. Nessun mantenimento è, invece, dovuto a uno dei due ex partner, salvo che i due non abbiano previsto diversamente in un eventuale patto di convivenza.

In assenza di un’intesa, ciascuno dei due partner può rivolgersi al giudice del tribunale affinché decida:

  • entità dell’assegno di mantenimento per i figli. La regola prevede un contributo fisso annuale, diviso in 12 mensilità, da parte del genitore non convivente con partecipazione, al 50%, a tutte le spese straordinarie che di volta in volta dovessero presentarsi (ad esempio, spese mediche, viaggi, ecc.);
  • affidamento dei figli ossia il potere dei genitori di decidere per i loro interessi. La regola prevede che l’affidamento sia «congiunto», ossia in capo ad entrambi i genitori. L’affidamento esclusivo a uno solo di loro avviene solo in caso di incapacità di uno dei due che potrebbe determinare un pregiudizio per il minore;
  • collocazione dei figli ossia il luogo ove questi andranno a vivere. La regola vuole che, il più delle volte, i bambini vadano a stare dalla madre. In ogni caso, il giudice è tenuto a sentire il loro parere se hanno compiuto almeno 12 anni;
  • assegnazione della casa al genitore presso cui i figli andranno a vivere, a prescindere dal fatto che questi sia o meno il proprietario dell’immobile.

La madre può esigere che il compagno vada via di casa?

Alla luce di quanto detto, la madre che chiede la collocazione dei figli presso di sé, può esigere, dal compagno, che questi abbandoni la casa benché ne sia proprietario per intero o per una semplice quota. 

Di certo, la donna non può sbatterlo fuori dalla sera alla mattina o cambiare la serratura della porta, altrimenti commetterebbe un reato. Ma può rivolgersi al giudice affinché, come anticipato nel paragrafo precedente, prenda tutte le decisioni necessarie a regolare i rapporti tra i due ex partner dopo la separazione. Solo dopo la pronuncia del tribunale, l’uomo dovrà abbandonare la casa. Casa che non sarà più nel suo possesso finché durerà il diritto di abitazione (che, come anticipato sopra, non coincide necessariamente con la maggiore età dei figli ma con la “conquista” di una indipendenza economica). 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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