Covid: benefici fiscali per chi dona la merce non venduta

7 Maggio 2020 | Autore:
Covid: benefici fiscali per chi dona la merce non venduta

Niente Iva e detrazione d’imposta assolta per le imprese che cedono dei beni ritirati o in scadenza: dal cibo all’abbigliamento, dai mobili ai pc.

Negozi chiusi e attività ferme per molte settimane rischiano di dover buttare via una quantità importante di merce non venduta, con il conseguente danno economico per l’esercente. Le imprese, però, possono beneficiare delle agevolazioni previste dalla cosiddetta «legge antisprechi» del 2016 [1] per recuperare una parte del danno. A patto, però, che non abbiano già chiesto o stiano usufruendo di quelle introdotte dal decreto Cura Italia o dal Codice del Terzo settore: i benefici, infatti, non sono cumulabili.

In pratica, le aziende possono donare i beni invenduti agli enti no profit che si occupano delle persone in difficoltà. Una possibilità, ad esempio, per chi lavora nel settore della ristorazione e si trova in cella del cibo che sta per scadere. Oppure per chi si occupa di elettronica e ha dei componenti o dei dispositivi rimasti in magazzino. In cambio, i donatori otterranno un beneficio fiscale. In pratica, le cessioni dei beni non generano un ricavo imponibile e i costi sostenuti dall’azienda che cede la merce restano deducibili. Cosa che, invece, non succede con le imprese che usufruiscono delle agevolazioni del Terzo settore: in quest’ultimo caso, infatti, viene applicata la tassazione ordinaria prevista dal Tuir, salva la deducibilità dell’erogazione effettuata nei limiti previsti. Da aggiungere la disapplicazione dell’Iva, prevista per donazioni legate al coronavirus solo in ipotesi specifiche.

In altre parole, in questo modo le operazioni di cessione vengono assimilate alla distruzione dei prodotti e come tali non scontano imposta. Non si applica, pertanto, l’Iva sulle merci in uscita ed è riconosciuta la detrazione dell’imposta assolta a monte.

Va detto, però, che questi benefici fiscali non sono cumulabili con quelli contemplati nel decreto Cura Italia e nel Codice del Terzo settore. L’azienda, quindi, deve scegliere il regime fiscale che trova più conveniente.

Quali sono i beni che possono essere donati ai fini delle agevolazioni? L’elenco è stato allungato rispetto a quello che era stato individuato in un primo momento. Così, ai generi alimentari e ai medicinali, prodotti per la cura e l’igiene personale e della casa, integratori alimentari, prodotti di cancelleria e cartoleria e libri, si sono aggiunti i prodotti tessili, l’abbigliamento, i mobili e i complementi di arredo, i giocattoli, i materiali per l’edilizia inclusi i materiali per la pavimentazione, e gli elettrodomestici a uso civile e industriale, pc, televisori, tablet, e-reader e altri dispositivi elettronici.

Le agevolazioni sono riservate alle imprese, non ad enti o persone fisiche, che doneranno solo beni invenduti, ritirati dagli scaffali o dalle vetrine per decisione aziendale e generi alimentari prossimi alla scadenza o che hanno superato il termine minimo di conservazione.

Tutta questa merce potrà essere ceduta ad enti pubblici o no profit, compresi quelli del Terzo settore iscritti al Registro Unico, le cooperative e le imprese sociali costituite in società che si occupano di persone in difficoltà economiche.


note

[1] Legge n. 166/2016.


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