Diritto e Fisco | Articoli

Separazione con addebito

7 Maggio 2020
Separazione con addebito

Responsabilità per la fine del matrimonio e doveri dei coniugi: quando la separazione e il divorzio avvengono per colpa del marito o della moglie. 

Le conseguenze di una separazione e di un divorzio possono variare sensibilmente se avvengono con o senza addebito. Ma cos’è l’addebito e quando scatta? In due parole, potremmo dire che la separazione con addebito si verifica tutte le volte in cui il giudice accerta che la fine del matrimonio è stata causata dalla condotta colpevole di uno dei due coniugi, il quale ha violato le regole del codice civile che i coniugi devono rispettare. Ma quali sono queste regole e quanto possono influire sull’assegno di mantenimento?

Scopo di questa breve guida è spiegare cos’è e come funziona la separazione con addebito. A tal fine, evitando i consueti termini tecnici usati da avvocati e giudici, faremo ricorso a una serie di esempi pratici per chiarire le implicazioni di tale concetto. Ma procediamo con ordine. 

Cosa succede se una coppia si vuol separare?

I matrimoni finiscono perché i coniugi non si amano più, non vanno d’accordo, hanno perso l’intesa e l’intimità di un tempo. 

Ma a volte, la rottura può dipendere dal comportamento colpevole di uno solo dei due: si pensi alle violenze perpetrate dall’uomo verso la donna, all’infedeltà coniugale, all’abbandono della casa, all’assenza di cure e di interesse per il proprio coniuge. In questo secondo caso, si verifica ciò che la legge chiama «separazione con addebito». 

In particolare, se i coniugi decidono di farsi causa, ossia di procedere a ciò che la legge chiama “separazione giudiziale”, il giudice è chiamato a verificare se vi sono prove di colpevolezza a carico di uno dei due. Prove che, chiaramente, non possono essere ricercate dal tribunale ma devono essere offerte dalla parte che chiede l’addebito a carico dell’altra. 

Dunque, nella cosiddetta “fase istruttoria” del processo, uno o entrambi i coniugi tenteranno di dimostrare che il matrimonio è stato distrutto a causa dei comportamenti riprovevoli dell’ex (a breve spiegheremo quali sono).

Il giudice, con la sentenza definitiva, dichiara infine se tali prove hanno portato ad accettare l’esistenza di colpe a carico di uno dei coniugi e, in caso affermativo, addossa a quest’ultimo la responsabilità per la fine dell’unione. 

Questa dichiarazione di responsabilità si chiama addebito: essa consiste, infatti, nell’«addebitare» il naufragio del matrimonio a uno o ad entrambi i coniugi.  

Se le violazioni dei doveri sono imputabili a entrambi i coniugi, addebita la separazione a tutti e due (cosiddetto doppio addebito).

A questo punto, ti chiederai: quali sono le colpe che portano all’addebito e, dopodiché, quali sono gli effetti dell’addebito. Ne parleremo qui di seguito.

Quali sono le colpe che portano all’addebito?

I comportamenti che sono causa di addebito consistono nella violazione dei doveri del matrimonio sanciti dal codice civile ossia:

  • fedeltà;
  • reciproca assistenza morale: i coniugi si devono dare sostegno psicologico, devono aiutarsi nella malattia, devono dialogare, ma sono anche chiamati ai rapporti sessuali che, seppur non possono essere obbligati, possono causare la fine del matrimonio con addebito. L’assistenza implica anche il rispetto reciproco, il divieto di condotte violente, aggressive o umilianti;
  • reciproca assistenza materiale: se un coniuge è in difficoltà, perché ad esempio è disabile o non guadagna, deve ricevere le cure da parte dell’altro che dovrà assisterlo fisicamente o fornirgli il denaro per mantenersi;
  • convivenza: un coniuge non può andare via dalla casa coniugale con l’intenzione di non tornarvi più o di non sapere se e quando farà ritorno. È consentita la pausa di riflessione di qualche giorno o il trasferimento per motivi lavorativi concordato con l’altro coniuge;
  • contribuzione ai bisogni della famiglia: ciascun coniuge deve lavorare o, quantomeno, dedicarsi ai bisogni della casa o dell’altro coniuge affinché la famiglia “vada avanti”. È un concetto di solidarietà a cui si può adempiere in svariate forme, non necessariamente di tipo monetario.

La violazione anche di uno solo di tali obblighi implica la responsabilità per l’eventuale separazione e, quindi, l’addebito.

Quindi, tanto per fare qualche esempio, subisce l’addebito chi:

  • tradisce il coniuge anche se non ci sono le prove di un contatto fisico: bastano i messaggi in chat o i comportamenti in pubblico che destino la convinzione, nella collettività, di una relazione adulterina, la quale potrebbe pregiudicare la reputazione dell’altro coniuge;
  • chi si allontana dalla casa coniugale dicendo di aver bisogno di tempo per pensare, ma non sa dire quando e se ritornerà;
  • chi compie ai danni dell’altro coniuge comportamenti violenti o pressioni psicologiche, danneggiandone la salute;
  • chi non lavora, né cerca lavoro e, nello stesso tempo, si rifiuta di contribuire ai bisogni della famiglia dedicandosi alla casa;
  • chi dilapida il patrimonio familiare con il gioco o le scommesse senza contribuire a ripianare i debiti;
  • chi non presta assistenza al coniuge malato e bisognoso di assistenza;
  • chi viola la privacy del coniuge;
  • chi diffama il coniuge, ad esempio accusandolo in pubblico di adulterio pur non avendo alcuna prova di ciò.

Il fatto di non amare più l’altro coniuge non è considerato una colpa e non comporta l’addebito. «Al cuore non si comanda», per cui è legittimo perdere ogni attrazione o affetto per il partner. 

Se un coniuge dice all’altro «Non ti amo più» non subisce l’addebito. Se però gli dice «Non ti amo più perché amo un altro» subisce l’addebito solo se con quest’ultimo ha avuto una relazione o comunque un contatto che possa far presumere un tradimento.  

Quando non c’è addebito

Attenzione: se la violazione di una delle regole del matrimonio che abbiamo indicato sopra avviene quando già la coppia è in crisi per altri motivi, non ci può essere addebito.

Tanto per fare qualche esempio, non c’è addebito se:

  • il marito tradisce la moglie perché ha scoperto che già lei lo stava tradendo. In tal caso, l’addebito sarà in capo alla moglie;
  • la moglie tradisce l’uomo perché lui la picchia e la vessa in continuazione;
  • la moglie va via di casa perché il marito la maltratta;
  • la moglie ha una relazione con un altro uomo in una chat su internet perché i due ormai non hanno più contatti e relazioni, né rapporti fisici o litigano spesso e hanno deciso di separarsi.

Difatti, per aversi addebito è necessario che la condotta colpevole sia essa stessa la causa della rottura del matrimonio e non invece la conseguenza di una rottura già conclamata per differenti ragioni.

Conseguenze dell’addebito

L’addebito non comporta sanzioni di carattere civile come il risarcimento. Sono solo due gli effetti dell’addebito. In particolare, il coniuge al quale è addebitata la separazione: 

  • non può chiedere l’assegno di mantenimento, anche se il suo reddito è inferiore all’altro. Tuttavia, egli mantiene il diritto agli alimenti, se ne sussistono i presupposti (stato di bisogno oggettivo e grave; impossibilità di procurarsi i mezzi per la sopravvivenza);
  • perde i diritti successori nei confronti dell’altro coniuge: non può assumere la qualità di erede del coniuge defunto. Può però avere diritto ad un assegno vitalizio a carico dell’eredità in caso di godimento degli alimenti al momento dell’apertura della successione. L’assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi e non è comunque di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta.

Eccezionalmente, l’addebito può portare a un risarcimento del danno quando la condotta incriminata viola uno dei diritti costituzionali. Così, ad esempio, nel caso di infedeltà con grave diffamazione perché compiuta in pubblico o di percosse con danni fisici.

Addebito: figli e casa

L’addebito non produce alcuna conseguenza sui figli e sull’assegnazione della casa. Difatti, anche in presenza di addebito, il coniuge responsabile ha diritto all’affidamento condiviso o può essere ritenuto come il più idoneo per vivere con i bambini. Una moglie che tradisce il marito potrà, quindi, ottenere la collocazione dei figli presso di sé, visto che il suo comportamento – per quanto colpevole con il marito – non si pone in contrasto con gli interessi dei figli stessi. 

La collocazione e l’affidamento dei figli, infatti, vengono decisi solo nell’interesse della prole, sulla base della meritevolezza e capacità dei genitori.

Tanto per fare un esempio, una moglie che va via di casa e porta con sé i figli, pur subendo l’addebito, può ottenere la collocazione dei bambini presso di sé e l’assegnazione della casa coniugale. 

Perché a volte la battaglia dell’addebito è inutile?

A volte, la battaglia dell’addebito è inutile. Succede quando a chiedere l’addebito è il coniuge con il reddito più basso. Questi infatti avrà comunque diritto al mantenimento proprio per via della sua incapacità economica. Sicché, con o senza addebito, l’altro coniuge sarà comunque tenuto a versarle l’assegno mensile.

Doppio addebito 

Se entrambi i coniugi hanno contribuito a rendere intollerabile la convivenza con comportamenti contestuali e non causalmente connessi, il giudice può addebitare la separazione a entrambi.

In tal caso, il giudice valuta i comportamenti di entrambi i coniugi come gravemente contrari ai doveri imposti dal matrimonio e astrattamente idonei a produrre la rottura del rapporto coniugale.

Ad esempio, è stato pronunciato il doppio addebito in un caso in cui:

  • il marito ha tenuto una condotta violenta che comporta l’addebito, ma l’addebito è stato imputato anche alla moglie in quanto è stata provata una sua relazione extraconiugale;
  • la moglie ha accusato il marito, in modo reiterato ed ossessivo, di adulterio e rapporti sessuali con altre persone di famiglia comunicando le accuse a parenti, amici, conoscenti e ai dipendenti del marito;
  • moglie e marito si sono traditi reciprocamente e contemporaneamente.

In caso di doppio addebito, non può essere determinato alcun contributo per il mantenimento del coniuge economicamente più debole o meno colpevole.

Il giudice non può effettuare una graduazione fra le diverse responsabilità né fondare il riconoscimento dell’assegno sulla minore rilevanza che il comportamento di uno dei due ha avuto sulla situazione di intollerabilità della convivenza.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube