Coronavirus: la cura con il plasma funziona?

7 Maggio 2020
Coronavirus: la cura con il plasma funziona?

Somministrare gli anticorpi dei guariti non è la soluzione ma può costituire un’arma in più; la terapia non è ancora consolidata, affermano gli esperti.

Continua a far discutere la cura del Coronavirus con il plasma dei pazienti guariti, che somministrato ad altri pazienti li doterebbe degli anticorpi necessari a vincere l’infezione.

Oggi sul teme interviene l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, secondo cui la cura con il plasma “non è la soluzione al problema, altrimenti il problema sarebbe già stato risolto” e inoltre non è nemmeno una novità emersa nelle ricerche contro il Covid-19: “è un vecchio principio di terapia, utilizzato già in Cina e in America”, spiega l’esperto a Radio 24, per come ci riporta l’Adnkronos Salute.

Lopalco ritiene che “l’evidenza iniziale di efficacia di questa terapia è abbastanza buona quindi è sicuramente un’arma in più, soprattutto per curare i casi più seri”. Ma non è facilmente applicabile su larga scala: “resta il grosso problema legato alla disponibilità del plasma: ci devono essere i donatori che devono essere soggetti guariti da poco, perché la quantità di anticorpi nel sangue tende a diminuire, e gli anticorpi nel plasma devono essere di qualità e quantità sufficiente per essere utilizzati nella terapia. Dunque – conclude Lopalco – la terapia con il plasma è “un’arma in più ma non la soluzione a tutti i mali di questo maledetto virus”.

Anche per il Centro nazionale Sangue (Cns) “questo tipo di trattamento non è da considerarsi al momento ancora consolidato perché non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste sulla sua efficacia e sicurezza, che potranno essere fornite dai risultati dei protocolli sperimentali in corso”, come sottolinea all’Adnkronos Salute il direttore del Cns, Giancarlo Maria Liumbruno, secondo cui intanto “occorre cautela”.

Il Cns chiarisce, sulle pagine del sito del ministero della Salute dedicate al Covid-19, che “il plasma da convalescenti è già stato utilizzato in passato per trattare diverse malattie e, in tempi più recenti, è stato usato, con risultati incoraggianti, durante le pandemie di Sars ed Ebola”.

Ora però, sulle possibilità di utilizzo del sangue dei pazienti guariti per la cura del Covid -19 “servono verifiche per dimostrarne l’eventuale efficacia, non ancora provata. Ma sono da evitare micro studi scollegati tra loro. Serve un coordinamento nazionale”, avverte il direttore scientifico dell’Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito.

“Il sangue di convalescenti – spiega Ippolito all’Adnkronos Salute – è stato provato con risultati alterni in molte malattie”. Contro il nuovo Coronavirus, aggiunge, “ogni tentativo è apprezzabile. Ma sono necessari studi randomizzati controllati e centralizzati con il Governo nazionale. Per poter capire, su popolazioni adeguate, con numeri sufficienti e con studi idonei, se funzionano o no. Fino ad ora questo non è stato dimostrato su numeri e ricerche adeguate”.

Ma come funziona? “La terapia con plasma da convalescenti prevede il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione (dopo una serie di test di laboratorio, anche per quantizzare i livelli di anticorpi ‘neutralizzanti’, e procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente) a pazienti affetti da Covid-19 come mezzo per trasferire questi anticorpi anti-SARS-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto”, ricordano gli esperti del Cns.  Leggi anche Coronavirus e terapia del plasma: cosa sappiamo.



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