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Coronavirus, l’Oms: la ricaduta è in agguato

7 Maggio 2020
Coronavirus, l’Oms: la ricaduta è in agguato

Il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione parla di un continente ancora fragile.

Dal Coronavirus non siamo ancora usciti e non ne usciremo per un po’. Impossibile dire con precisione per quanto. Nuova conferenza stampa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che non porta troppe buone notizie. Secondo Hans Kluge, direttore regionale Oms per l’Europa, il continente è ancora “fragile” e rischia grosso se non va incontro con gradualità alla cosiddetta Fase 2.

Al momento, come leggiamo su alcuni lanci dell’agenzia di stampa Adnkronos, 43 Paesi europei “hanno implementato restrizioni alla circolazione interna parziale o totale”, mentre “32 Paesi si stanno muovendo per allentare con attenzione alcune delle misure adottate, poiché riescono a controllare la trasmissione del virus. La situazione, però, rimane molto fragile e potrebbe subire rapidamente una ricaduta se le misure chiave non vengono allentate progressivamente, e se la transizione non viene pianificata con attenzione e gradualità“.

Un monito per invitare governi e cittadini a non fare passi più lunghi della gamba che, secondo Kluge, ora come ora, non possiamo permetterci. Ma non è solo la possibile ricaduta a preoccupare: le “misure restrittive e il lockdown hanno comprensibilmente generato stress e ansia. Le reti sociali si sono interrotte, con in più l’insicurezza e le tensioni economiche legate ai posti di lavoro a rischio. Per molti, l’incertezza, l’isolamento e la paura fanno parte della vita quotidiana”, ha sottolineato Kluge.

In Europa si contano più di 150mila morti e un milione e 600mila malati di Coronavirus, che equivalgono al 60% dei decessi e al 45% dei casi totali. Un dato positivo resta: “Per quasi quattro settimane – dice Kluge – dal 12 aprile, abbiamo visto una diminuzione del numero di casi segnalati ogni giorno. Lentamente, ma sicuramente, stiamo vedendo segni positivi. Purtroppo, tuttavia, non possiamo dire lo stesso per tutti i Paesi. La situazione nella parte orientale della regione continua a destare preoccupazione. La Bielorussia, il Kazakistan, la Federazione Russa e l’Ucraina hanno registrato un aumento dei nuovi casi nell’ultima settimana”.

Questa settimana “abbiamo una missione di esperti sul campo in Tagikistan, in collaborazione con le autorità nazionali e gli operatori sanitari, per rispondere all’epidemia nel Paese. È solo l’ultima di oltre 60 missioni che abbiamo condotto in tutta la regione europea durante questa pandemia – ha ricordato – per fornire indicazioni su una serie di aspetti, tra cui test di laboratorio, sorveglianza delle malattie, pianificazione operativa, preparazione ospedaliera e, naturalmente, per aiutare i Paesi a rispondere”.



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