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A chi spetta il mantenimento dei figli?

7 Maggio 2020
A chi spetta il mantenimento dei figli?

Alimenti: a quanto ammonta la somma che il padre deve versare alla madre per le esigenze dei bambini e come si definisce?

Nel momento in cui una coppia si dice addio, e questa ha avuto uno o più figli, è necessario individuare chi dei due genitori, e in che misura, dovrà prendersi cura della prole. Il che equivale a chiedersi: a chi spetta il mantenimento dei figli?

La risposta è abbastanza semplice e intuitiva: tanto il padre quanto la madre sono chiamati a garantire ai figli lo stesso tenore di vita che questi avevano quando ancora la famiglia era unita. 

È bene però chiarire alcuni punti che spesso possono creare dubbi. Innanzitutto, quando si parla di mantenimento dei figli, le regole sono le stesse sia per le coppie sposate che per quelle di fatto; allo stesso modo, non mutano per le coppie separate e quelle che hanno già divorziato. Ecco perché, qui di seguito, nello spiegare a chi spetta il mantenimento dei figli, faremo un unico discorso valido per qualsiasi situazione familiare. Ma procediamo con ordine.

Solo per semplicità faremo riferimento alla classica ipotesi di collocazione dei figli presso la madre, nulla escludendo in teoria – seppur più raro – che i bambini vadano a vivere dal padre (nel qual caso, i ruoli che abbiamo distinto qui di seguito dovranno essere invertiti).

Padre e madre uniti: chi deve mantenere i figli?

Finché i genitori (sposati o conviventi che siano) vivono insieme e vanno d’amore e d’accordo, entrambi devono contribuire alle esigenze della prole in proporzione alle rispettive capacità economiche. Nessun giudice, salvo subentri un conflitto tra padre e madre, potrà stabilire quanto deve l’uno per i figli e quanto invece l’altro. 

Mantenere i figli significa prendersi cura di loro e di tutte le esigenze che questi hanno: dal vitto all’alloggio, dall’istruzione alla salute, dalla vita di relazione agli aspetti più ludici, sport compreso. 

Il contributo che padre e madre devono fornire ai figli permane fino a quando questi non raggiungono l’indipendenza economica ossia non maturano un reddito stabile da consentire loro di vivere da soli. Il che potrebbe voler dire ben oltre i 18 anni. Questo però non avalla situazioni di lassismo. Il giovane è infatti chiamato a studiare o, se non intende farlo, a trovare un’occupazione così come, al termine degli studi, deve tentare di metterli a frutto dandosi da fare e lavorando. Se non lo fa, non può più invocare la copertura dei genitori. 

Man mano che cresce il ragazzo, il suo stato di disoccupazione si presume essere il frutto della pigrizia e non dell’impossibilità dovuta al mercato. Sicché, secondo la Cassazione, 35 anni è un’età più che sufficiente per interrompere il mantenimento. 

Stante l’obbligo di mantenere la prole fino al raggiungimento dell’indipendenza economica, la legge vieta a padre e madre di mandare via di casa i figli anche dopo che questi sono diventati maggiorenni.  

Padre e madre si separano: chi deve mantenere i figli?

I veri problemi sorgono quando la coppia si dice addio. Il che significa, per marito e moglie, con la separazione o, per le coppie di fatto, con l’interruzione della convivenza. 

In questi casi, il figlio andrà a vivere stabilmente con uno dei due genitori, mentre l’altro avrà il diritto di visita settimanale. Se le parti non raggiungono tra loro un accordo su tali aspetti, è il giudice a decidere. La prassi vuole che di norma i figli minorenni – che da 12 anni in poi devono essere obbligatoriamente ascoltati dal giudice – siano collocati presso la madre, con affidamento congiunto ad entrambi i genitori. Questo significa che andranno a risiedere con uno dei due genitori ma l’altro avrà diritto a partecipare alle decisioni in merito agli aspetti più importanti della loro crescita, educazione, formazione.

A questo punto, sorge il vero problema: a chi spetta il mantenimento dei figli?

Cerchiamo di spiegarlo qui di seguito con parole semplici ed esempi pratici. 

Padre lavora, madre disoccupata: chi deve mantenere i figli?

Il giudice può collocare i figli con la madre anche se questa è disoccupata. In tal caso, verrà fissato un assegno di mantenimento a carico dell’ex marito o compagno, sulla base delle sue capacità di reddito e delle esigenze della prole. Alla madre è richiesto di contribuire alle esigenze dei figli prendendosene materialmente cura, quindi badando alle loro esigenze primarie, ai compiti, al trasporto, ecc.

Di solito, il giudice fissa un ammontare del mantenimento per due figli che non supera mai un terzo del reddito del padre. Questa proporzione non viene citata in nessuna norma, anche se costituisce una prassi generalizzata di molti tribunali.

In generale, la Cassazione ha ribadito che il mantenimento dei figli deve consentire loro di mantenere lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora i genitori erano uniti.

Oltre all’assegno ordinario di mantenimento, il giudice ordina al padre di versare anche le spese straordinarie in una misura percentuale che viene decisa in base alle circostanze concrete (il più delle volte, è del 50%, ma quando la madre è disoccupata potrebbe essere anche superiore).

L’assegno di mantenimento per i figli è una quota annuale che solo per semplicità viene divisa in 12 mensilità. Il che significa che il versamento va effettuato anche per quei mesi in cui i bambini vanno a stare dal padre (si pensi all’estate).

Madre lavora, padre disoccupato: chi deve mantenere i figli?

Può sembrare strano e sbilanciato, ma anche quando il padre è disoccupato il giudice potrebbe ordinargli comunque di versare un assegno di mantenimento. Compito dei genitori è, infatti, di non far mancare nulla ai figli e, quindi, di cercare comunque un’occupazione. Dunque, non è neanche il maggior reddito della madre rispetto al padre a poter escludere quest’ultimo dall’obbligo di mantenimento.

Come noto, l’omesso versamento dell’assegno per i figli costituisce un reato procedibile d’ufficio. La consueta giustificazione di essere rimasto senza lavoro non vale ad ottenere l’assoluzione. È necessaria la prova di una oggettiva incapacità economica: non solo, quindi, reddituale ma anche patrimoniale, nonché la dimostrazione di aver tentato di trovare un’occupazione e di non esserci riusciti.

Non poche sono state le condanne penali inflitte a padri che avevano perso il lavoro per non aver versato il mantenimento ai figli.

Chiaramente, in una situazione in cui sia il padre a non avere un reddito fisso, il giudice sarà più indulgente sull’ammontare del mantenimento per la prole.

Padre lavora, madre lavora: chi deve mantenere i figli?

Quando entrambi i coniugi lavorano, il giudice stabilisce un assegno a carico del padre non convivente, volto a partecipare alle spese per la gestione ordinaria dei figli; partecipazione cui si dovrà ovviamente unire anche il contributo economico della madre. Il tribunale fissa solo l’assegno di mantenimento che deve versare il padre, presumendo che la madre già provveda quotidianamente alle esigenze dei figli.

Anche qui, come detto in precedenza, verrà fissata una misura di partecipazione del padre alle spese straordinarie (di solito, in ragione del 50%).

A chi deve essere versato il mantenimento? 

Il padre condannato a versare l’assegno di mantenimento non può cavarsela, in caso di inadempimento, deducendo di aver provveduto all’acquisto di cibo, vestiti ed altri beni di prima necessità: per evitare la condanna è necessario provvedere all’accredito dell’esatto importo determinato dal giudice.

Il mantenimento deve essere versato sempre nelle mani del genitore convivente (che come detto è, di solito, la madre) finché i figli sono minorenni. Dalla maggiore età, questi possono chiedere di ricevere l’assegno sul proprio conto, ma in assenza di esplicita domanda l’importo dovrà continuare ad essere accreditato alla madre.

Il genitore è legittimato a chiedere l’assegno di mantenimento a condizione che coabiti con il figlio maggiorenne.

Fino a quando bisogna mantenere un figlio?

Non esiste un limite di età prestabilito oltre il quale il genitore non è più tenuto a provvedere al mantenimento dei figli. Di regola, i genitori:

  • sono tenuti a mantenere i figli fino a quando iniziano a lavorare e il lavoro permette loro di raggiungere l’indipendenza economica;
  • possono liberarsi dall’obbligo di mantenere i figli se provano che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro.

note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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