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Investimenti per piccoli e grandi risparmiatori

15 Luglio 2014
Investimenti per piccoli e grandi risparmiatori

La corsa di bond e azioni negli ultimi anni rende difficile la ricerca di rendimenti ed espone a rischi più elevati. In Europa i tassi dovrebbero restare bassi nei prossimi mesi.

L’unica certezza che regna sui mercati finanziari è che da ora in poi sarà più difficile investire per piccoli e grandi risparmiatori. Il motivo è semplice: i rendimenti dei bond sono compressi dopo una prolungata fase di tassi a zero; inoltre, molti listini azionari (Usa e Germania in primis) sono sui massimi storici e in questo contesto le probabilità di assumere scelte sbagliate aumentano. Senza escludere la passione numero uno degli italiani: il mattone. Come ha recentemente rilevato l’Istat, negli ultimi 4 anni i prezzi delle case sono arretrati del 10 per cento. Anche investire in immobili espone al rischio deprezzamento: un fenomeno, molto spiccato sul mercato Usa, e che pure gli italiani cominciano a vivere sulla propria pelle.

L’investimento azionario resta ovviamente quello più rischioso, adatto a chi ha una propensione medio-alta, ma muoversi oggi sull’obbligazionario richiede una grande attenzione e selettività. Il tassi ai minimi espongono a potenziali perdite in conto capitale in futuro. Il rendimento del BTp decennale si è portato sotto al 3%, livelli impensabili fino a due anni fa. Il Bund addirittura è scivolato all’1,2 per cento.

Le soluzioni di investimento non sono moltissime e inevitabilmente bisogna guardare alle asset class con rendimenti più soddisfacenti. L’obbligazionario in molti casi non copre neanche l’inflazione e inevitabilmente serve un approccio flessibile ai bond acquistando corporate e qualche high yield. Lo scenario più probabile è quello di un disallineamento: la Fed andrà verso politiche monetarie restrittive, forse già nella prima parte del 2015. La Bce invece continuerà a essere più accomodante.

Qualche rischio per i risparmiatori arriva dal decoupling. Se in Usa ripartono i tassi questo potrebbe anche impattare sugli obbligazionari europei. Servono quindi esperti e professionisti che garantiscano un approccio flessibile e ponderato alle scelte di investimento.

Uno dei principali fattore di rischio in questo momento arriva dall’inflazione: se iniziasse a salire in maniera rilevante i primi a essere colpiti sarebbero i bond; storicamente, l’inflazione non crea particolari problemi all’azionario.

La liquidità resterà abbondante soprattutto in Europa. Per questo motivo sulla parte breve dei tassi non sono attesi grandi movimenti mentre su quella medio e lunga ci sarà un rialzo graduale dei rendimenti senza comunque eccessiva volatilità. Non sono attesi grandi scossoni sui BTp, mentre potenziali rischi possono arrivare dalle capacità di effettuare le riforme strutturali da parte del nostro Paese.

Potrà impattare il rialzo del rendimento dei Treasury visto che la Fed comincerà ad alzare i tassi dal 2015? Se quelli a lunga scadenza si alzassero violentemente, per esempio oltre il 4%, questo avrebbe ricadute anche sui governativi europei, ma è un’ipotesi remota al momento ed è probabile, secondo gli esperti, che i Treasury salgano fino al 3,5% nei prossimi sei mesi (oggi passano di mano al 2,5% circa).

L’investimento azionario può essere ancora interessante: ci sono abbondante liquidità e poche alternative sulla asset class obbligazionaria. Chi ha rischiato negli ultimi tre anni può godersi i risultati; per chi non lo ha fatto non è consigliabile impegnarsi troppo adesso. È comunque rassicurante che il sentiment tra gli investitori Usa privati sia ancora basso: non c’è la corsa alle azioni ed è presumibile che dopo lo shock del 2008 un’intera generazione di investitori sia rimasta traumatizzata. Il rialzo è stato poi molto regolare: non ha avuto strappi tali da stimolare i giornali e da attrarre attenzione da parte di chi solitamente non ha azioni. Non si è creato nessun effetto euforia.

Infine c’è l’opzione valutaria: comprare asset (bond e azioni) quotati in una valuta diversa dall’euro. Ha senso anche la diversificazione valutaria, soprattutto dopo la forza dell’euro di questi ultimi semestri. Seguiamo con interesse la sterlina, perché l’economia britannica è più avanti nel ciclo dei tassi. In ottica di medio e lungo termine riteniamo interessante la scommessa sul dollaro. L’oro invece potrà essere interessante se tornerà a salire l’inflazione. Lo scenario degli investimenti si inquadra in un contesto decisamente particolare: a sei anni dal crack Lehman e a tre dall’esplosione della crisi del debito sovrano in Europa il sostegno delle banche centrali è ancora determinante per garantire l’equilibrio sui mercati. Uno dei possibili imprevisti nei prossimi mesi è legato al fatto che gli investitori potrebbero mostrare disappunto di fronte alle scelte o alle conseguenze delle politiche monetarie (inflazione, bolle finanziarie eccetera). Gli imprevisti possono arrivare anche da shock improvvisi di natura macro. La questione energetica è sicuramente centrale e quanto sta accadendo in Iraq e in Medio Oriente va attentamente monitorato. Insomma, i risparmiatori devono tenere gli occhi ben aperti nei prossimi mesi per non trovarsi brutte sorprese nei portafogli.


note

Autore immagine: 123rf com


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