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Come contestare una multa per divieto di fermata

9 Agosto 2020 | Autore:
Come contestare una multa per divieto di fermata

Divieto di fermata: in cosa consiste, le sanzioni previste, il pagamento della multa, quando e come si può ricorrere.

A volte muoversi in auto, soprattutto in città, può rivelarsi una vera e propria impresa tra il traffico che mette a dura prova anche i nervi dei più calmi, i pedoni che attraversano fuori dalle strisce, gli scooter che vanno a zig zag tra i veicoli ed in generale in tutte quelle situazioni in cui gli automobilisti sono inosservanti del codice della strada e creano disagi agli altri utenti.

In questo gran marasma, può capitare di doversi fermare per qualche minuto dove in realtà non si potrebbe e di venire contravvenzionati. Nella maggior parte dei casi, la sanzione applicata è legittima ma, se si ritiene che sia ingiusta, si può impugnare il relativo verbale. Perciò, occorre sapere come contestare una multa per divieto di fermata, potendo scegliere tra più soluzioni. Le motivazioni sulle quali si basa l’opposizione devono essere comunque fondate altrimenti si rischia di pagare una sanzione maggiore di quella inizialmente dovuta. Prima però, di illustrare i diversi strumenti di opposizione è bene spiegare in cosa consiste il divieto di fermata e come è sanzionata la sua violazione.

Cos’è il divieto di fermata

Il codice della strada prevede in uno stesso articolo il divieto di sosta e di fermata benché si tratti di due ipotesi differenti [1].

La sosta, infatti, consiste nell’interruzione della marcia prolungata per un apprezzabile lasso di tempo, accompagnata da un eventuale allontanamento del conducente.

La fermata, invece, è una temporanea sospensione della marcia che può avvenire anche in un’area ove non è ammessa la sosta, utile per compiere operazioni che non richiedono molto tempo.

Si ha una fermata nell’ipotesi in cui bisogna far salire o scendere dei passeggeri dall’autovettura o per altre esigenze di brevissima durata.

In tutti i casi di fermata, il conducente non può allontanarsi dal veicolo ma deve rimanere al posto di guida così da riprendere subitaneamente la marcia non potendo arrecare alcun intralcio alla circolazione.

Quando è vietata la fermata

Sono numerosi i casi in cui la fermata è vietata anche se non vi è la relativa segnaletica; a titolo esemplificativo:

  • in corrispondenza o in prossimità dei passaggi a livello e sui binari delle linee ferroviarie o tramviarie o così vicino ad essi da intralciarne la marcia;
  • nelle gallerie, nei sottovia, sotto i sovrapassaggi;
  • sui dossi e nelle curve;
  • in prossimità e in corrispondenza dei segnali stradali verticali e semaforici in modo da occultarne la vista;
  • fuori dai centri abitati, sulla corrispondenza ed in prossimità delle aree di intersezione;
  • sui passaggi e gli attraversamenti pedonali;
  • sui marciapiedi.

E’ consentita, invece, una breve fermata ad esempio:

  • allo sbocco dei passi carrabili;
  • in seconda fila, salvo che si tratti di veicoli a due ruote, due ciclomotori a due ruote o due motocicli;
  • negli spazi riservati allo stazionamento e alla fermata degli autobus, dei filobus e dei veicoli che circolano su rotaia;
  • negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli per persone invalide;
  • nelle corsie o carreggiate riservate ai mezzi pubblici;
  • nelle aree pedonali urbane;
  • nelle zone a traffico limitato per i veicoli non autorizzati;
  • davanti ai cassonetti dei rifiuti urbani o contenitori analoghi.

Cosa deve fare il conducente durante la fermata

Il conducente durante la fermata deve comportarsi in modo tale da evitare il verificarsi di possibili incidenti; deve, altresì, adottare tutte le cautele per impedire che il mezzo venga adoperato senza il suo consenso [2].

In caso di fermata, salvo diversa segnalazione, il veicolo deve essere collocato il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, in modo parallelo e secondo il senso di marcia [3].

Nei centri abitati, il veicolo deve essere collocato fuori dalla carreggiata [4].

Come è sanzionata la violazione del divieto di fermata

La violazione del divieto di fermata è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma compresa tra 41 euro e 168 euro per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e tra 87 euro e 345 euro per i restanti veicoli [5]. Non è prevista una maggiorazione dell’importo delle sanzioni se l’infrazione è commessa di notte.

In tutti i casi di violazione del divieto di fermata le sanzioni sono giornaliere, cioè si applicano e si conteggiano in ragione dei giorni di calendario per i quali si protrae la violazione [6].

E’ prevista anche l’eventuale applicazione della sanzione accessoria della rimozione del veicolo sia se si tratta di un autoveicolo sia se si tratta di un ciclomotore o di un motociclo.

Come si può pagare una multa per divieto di fermata

La multa elevata per violazione del divieto di fermata può essere pagata dal trasgressore entro 5 giorni dalla contestazione immediata dell’infrazione, se l’agente accertatore consegna il verbale al conducente nel momento in cui commette la violazione, o dalla notifica del verbale, se gli viene consegnato a casa dal postino. Se il postino non trova il destinatario a casa, lascia un avviso nella cassetta delle lettere ed il termine inizia a decorrere dal giorno in cui il plico viene ritirato presso l’ufficio postale. Se il ritiro è successivo al 10° giorno, il termine inizia comunque a decorrere dall’11° giorno.

Il pagamento entro i 5 giorni dalla contestazione immediata della violazione o dalla notifica del verbale comporta uno sconto del 30% dell’importo della sanzione [7].

Se il versamento è effettuato trascorsi i 5 giorni, più precisamente nei successivi 55 giorni (in tutto nei 60 giorni dalla contestazione immediata della violazione o dalla notifica del verbale), la sanzione viene pagata in misura ridotta.

Se invece, il pagamento avviene oltre i 60 giorni dalla contestazione immediata della violazione o dalla notifica del verbale, si ha un raddoppio della sanzione inizialmente prevista dal verbale, maggiorata degli interessi dovuti per il ritardo.

Quali sono i motivi per contestare una multa per divieto di fermata

La contestazione di una multa elevata per violazione del divieto di fermata non si può presentare sempre e in ogni caso. Infatti, occorrono delle ragioni precise per supportare la richiesta di annullamento del verbale e della sanzione applicata.

Ecco quali sono le cause più frequenti che possono motivare un’opposizione:

  • il verbale è incompleto o contiene errori (vizi di forma o di sostanza). Si hanno vizi di forma ad esempio quando nel verbale mancano o sono state riportate in maniera errata le generalità del conducente, il giorno, l’ora o il luogo dell’infrazione, il tipo e la targa del veicolo, l’indicazione della norma violata e della sanzione applicata, l’indicazione dell’autorità alla quale proporre opposizione.

Sono vizi sostanziali, invece, ad esempio quando la segnaletica relativa al divieto è assente oppure poco visibile o illeggibile;

  • il verbale è stato notificato al precedente proprietario del veicolo nonostante sia stato effettuato regolarmente il passaggio di proprietà;
  • il verbale è stato notificato oltre il termine di 90 giorni dall’accertamento della violazione previsto dalla legge [8]. In merito è opportuno rilevare che questo termine inizia a decorrere dal giorno successivo a quello della violazione, conteggiando nel calcolo anche gli eventuali giorni festivi compresi nel periodo. Se il termine scade in un giorno festivo, viene prorogato al primo giorno utile successivo.

Come contestare una multa per divieto di fermata

Il ricorso al prefetto

La prima modalità per contestare una multa per divieto di fermata è rappresentata dal ricorso al prefetto. Si tratta di uno strumento di impugnazione che non prevede il pagamento di spese ed il trasgressore si può difendere da solo senza rivolgersi ad un legale.

Tuttavia, tale tipo di opposizione non prevede uno scambio di scritti difensivi tra le parti né udienze come, invece, avviene nel giudizio davanti al giudice. Il prefetto decide solo sulla base della documentazione che gli viene fornita dal trasgressore e dall’autorità che ha elevato la contravvenzione. Può eventualmente sentire il ricorrente, se questi ne ha fatto richiesta. Il termine per proporre tale tipo di ricorso è di 60 giorni dalla contestazione immediata della violazione o dalla notifica del verbale.

L’atto va presentato al prefetto del luogo della commessa violazione tramite lettera raccomandata a/r, via pec o mediante consegna agli uffici preposti della prefettura. Può essere inviato al prefetto o al comando che ha emanato la multa. Nel primo caso il prefetto, entro 30 giorni, lo invia all’organo accertatore, il quale glielo restituisce nei 60 giorni successivi unitamente alle proprie controdeduzioni.

Nel secondo caso, l’organo accertatore invia il ricorso al prefetto nel termine di 60 giorni dal ricevimento.

Il prefetto, nei 120 giorni successivi, può emettere un’ordinanza di:

  1. accoglimento del ricorso con cui dispone l’archiviazione degli atti;
  2. rigetto del ricorso, condannando il ricorrente al pagamento di una somma inferiore al doppio del minimo edittale previsto per ogni singola violazione oltre alle spese. Contro tale provvedimento è ammesso il ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla sua notifica.

Il provvedimento prefettizio sia di accoglimento sia di rigetto deve essere notificato dall’organo accertatore al trasgressore entro 150 giorni.

Se il prefetto non risponde nei termini sopra indicati, il ricorso si considera accolto.

Il ricorso al giudice di pace

Un’alternativa al ricorso al prefetto è rappresentata dal ricorso al giudice di pace, il cui termine per la proposizione è di 30 giorni dalla contestazione immediata della violazione o dalla notifica del verbale.

Se la contestazione è semplice e non richiede particolari conoscenze legali, il ricorso può essere presentato personalmente dal soggetto multato, solitamente il proprietario del veicolo. Negli altri casi occorre rivolgersi ad un legale, al quale va rilasciata apposita procura.

Se l’infrazione non è stata immediatamente contestata e il proprietario è persona diversa dal conducente, è opportuno che il ricorso sia presentato a nome di entrambi questi soggetti. In tal modo il conducente potrà intervenire nel giudizio a sostegno delle ragioni poste a fondamento dell’opposizione.

Il ricorso va depositato nella cancelleria dell’ufficio del giudice di pace del luogo in cui è stata accertata la violazione o spedito a mezzo raccomandata a/r. E’ possibile anche compilarlo online, accedendo al sito gdp.giustizia.it. Anche in quest’ultima ipotesi il ricorso va presentato in forma cartacea nelle due modalità sopra indicate di deposito o di spedizione.

La presentazione del ricorso al giudice di pace implica il pagamento del contributo unificato, il cui importo dipende dall’ammontare della multa, e della marca da bollo da 27 euro.

Al ricorso vanno allegati l’originale del verbale impugnato, 4 fotocopie del ricorso e tutta la documentazione che si intende sottoporre all’esame del giudice oltre alla ricevuta di pagamento del contributo unificato.

La decisione del giudice di pace può essere di:

  • accoglimento del ricorso con annullamento in tutto o in parte della multa;
  • rigetto del ricorso con condanna al pagamento della sanzione e delle spese del giudizio. In questo caso il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni dalla notifica della sentenza;
  • convalida della multa perché legittima e il ricorrente non si è presentato all’udienza senza valido motivo.

Inoltre, il giudice di pace può dichiarare inammissibile il ricorso ad esempio se è stato presentato oltre il termine prescritto di 30 giorni.

La sentenza del giudice di pace è appellabile in tribunale.

L’istanza in autotutela

L’istanza in autotutela è l’ultimo strumento di impugnazione previsto dal legislatore italiano. Consiste in una richiesta di annullamento di un verbale palesemente illegittimo per vizi di forma o errato, presentata allo stesso organo amministrativo che lo ha emesso.

La richiesta può essere inviata con raccomandata a/r o via pec, indipendentemente dalla presentazione del ricorso al prefetto o al giudice di pace. Infatti, la sua proposizione non comporta la sospensione dei termini per la presentazione degli altri tipi di opposizione. Pertanto, se l’organo amministrativo non risponde in tempi brevi, l’interessato può proporre uno degli altri tipi di impugnazione sempre che non siano ancora decorsi i relativi termini.


note

[1] Art. 158 cod. strada.

[2] Art. 158 co. 4 cod. strada.

[3] Art. 157 co. 2 cod. strada.

[4] Art. 157 co. 3 cod. strada.

[5] Art. 158 co. 6 cod. strada.

[6] Art. 158 co. 7 cod. strada.

[7] Art. 202 cod. strada.

[8] Art. 201 cod. strada.


1 Commento

  1. Per il ricorso al Giudice di Pace la marca da bollo da 27 euro non è dovuta, per le cause con valore fino a 1.033 euro. Incorrete spesso in questo errore e malgrado le numerose segnalazioni, continuate a scriverlo.

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