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Riduzione mensile dell’orario di lavoro: ultime sentenze

21 Giugno 2020
Riduzione mensile dell’orario di lavoro: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: permessi per riduzione mensile dell’orario di lavoro; licenziamento illegittimo e retribuzioni non percepite fino all’esercizio del diritto di opzione per l’indennità sostitutiva della reintegrazione; determinazione dei compensi dovuti per il lavoro straordinario.

Riduzione orario di lavoro: applicabilità

La responsabilità solidale del committente per i trattamenti retributivi dei lavoratori addetti all’appalto non si estende ai buoni pasto e all’indennità sostitutiva di ferie non godute, mentre comprende il c.d. Rol (riduzione mensile orario di lavoro).

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 19/05/2016, n. 10354

Orario settimanale effettivo

L’interpretazione dei contratti collettivi di diritto comune è riservata all’esclusiva competenza del giudice di merito, le cui valutazioni soggiacciono, in sede di legittimità, ad un sindacato limitato alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica contrattuale ed al controllo della sussistenza di una motivazione coerente e logica.

In applicazione di tale principio di diritto, nel caso di specie la S.C. ha ritenuto carente la motivazione del giudice di merito il quale, accertato che con accordo aziendale del 16.6.1983 relativo ai dipendenti ATAC si era concordata la riduzione dell’orario normale effettivo dalle 39 ore settimanali previste dal CCNL del 23.7.1976 a 37 ore, non aveva adeguatamente indagato sul valore da attribuire alla specifica clausola contrattuale che prevedeva che sarebbe rimasto fermo l’attuale orario di lavoro a fini retributivi, in particolare non dando conto adeguatamente se tale affermazione, coordinata con le disposizioni della contrattazione nazionale, fosse da intendersi come affermazione della volontà inequivoca delle parti contraenti di continuare ad utilizzare come base di calcolo anche per la determinazione dei compensi dovuti per il lavoro straordinario le 39 ore settimanali previste dal contratto nazionale, o se le parti, ferma restando la retribuzione base mensile, avessero inteso che si dovesse procedere al ricalcolo della quota oraria della retribuzione rilevante per la determinazione degli istituti retributivi indiretti ,sulla base dell’orario settimanale effettivo.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 19/05/2003, n. 7847

La reperibilità fuori orario

La reperibilità fuori orario (con la connessa disponibilita` piu` o meno estesa temporalmente) non costituisce di per se` una mansione in senso tecnicogiuridico, ma integra un obbligo accessorio ed intermedio per il lavoratore preposto ad un determinato servizio ed alle connesse specifiche mansioni; pertanto, la riduzione temporale di tale obbligo (che non puo` definirsi neppure lavoro di attesa) e correlativamente la riduzione quantitativa (attuabile anche nel mutamento di forma) dello speciale compenso previsto per detta reperibilità non urtano contro il divieto stabilito dalla prima parte dell`art. 2103 cod. civ.

(Nella specie, l`impugnata sentenza confermata dalla suprema corte – aveva ritenuto che l`e.n.e.l., alla stregua anche del c.c.n.l. 1 agosto 1979, avesse legittimamente revocato al lavoratore il godimento “gratuito” dell`alloggio in conseguenza della riduzione quantitativa dei tempi di reperibilità – prima mensile e successivamente, invece, per turni settimanali o di durata inferiore secondo particolari avvicendamenti – e previsto adeguate indennita` ai soggetti di questi turni).

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 18/02/1986, n. 974

L’esigenza di recupero delle energie psicofisiche

In caso di licenziamento dichiarato illegittimo, l’attribuzione al lavoratore delle retribuzioni non percepite dalla data di intimazione del licenziamento a quella di effettiva reintegrazione nel posto di lavoro non comprende l’indennità sostitutiva delle ferie non godute attesa la natura risarcitoria e non retributiva, né l’indennità di mensa, non avente natura retributiva in quanto servizio sociale dell’impresa predisposto nei confronti della generalità dei lavoratori, salvo diversa qualificazione contrattuale collettiva, né i permessi per riduzione mensile dell’orario di lavoro (R.O.L.), nel periodo di sospensione verificatosi a seguito del licenziamento illegittimo, posto che la sospensione del rapporto sia pur per fatto illegittimo del datore di lavoro, facendo venire meno la prestazione lavorativa, esclude l’esigenza di recupero delle energie psicofisiche che il diritto alle ferie è inteso a soddisfare.

Cassazione civile sez. lav., 08/07/2008, n.18707

L’esclusiva competenza del giudice di merito

L’interpretazione dei contratti collettivi di diritto comune è riservata all’esclusiva competenza del giudice di merito, le cui valutazioni soggiacciono, in sede di legittimità, ad un sindacato limitato alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica contrattuale ed al controllo della sussistenza di una motivazione coerente e logica.

In applicazione di tale principio di diritto, nel caso di specie la S.C. ha ritenuto carente la motivazione del giudice di merito il quale, accertato che con accordo aziendale del 16 giugno 1983 relativo ai dipendenti Atac si era concordata la riduzione dell’orario normale effettivo dalle 39 ore settimanali previste dal c.c.n.l. del 23 luglio 1976 a 37 ore, non aveva adeguatamente indagato sul valore da attribuire alla specifica clausola contrattuale che prevedeva che sarebbe rimasto fermo l’attuale orario di lavoro a fini retributivi, in particolare non dando conto adeguatamente se tale affermazione, coordinata con le disposizioni della contrattazione nazionale, fosse da intendersi come affermazione della volontà inequivoca delle parti contraenti di continuare ad utilizzare come base di calcolo anche per la determinazione dei compensi dovuti per il lavoro straordinario le 39 ore settimanali previste dal contratto nazionale, o se le parti, ferma restando la retribuzione base mensile, avessero inteso che si dovesse procedere al ricalcolo della quota oraria della retribuzione rilevante per la determinazione degli istituti retributivi indiretti, sulla base dell’orario settimanale effettivo.

Cassazione civile sez. lav., 19/05/2003, n.7847

Licenziamento illegittimo e reintegra nel posto di lavoro

In tema di licenziamento illegittimo, l’attribuzione al lavoratore delle retribuzioni non percepite dalla data di intimazione del licenziamento a quella di effettiva reintegrazione nel posto di lavoro non comprende l’indennità sostitutiva delle ferie non godute attesa la natura risarcitoria e non retributiva, l’indennità di mensa, non avente natura retributiva in quanto servizio sociale dell’impresa predisposto nei confronti della generalità dei lavoratori, salvo diversa qualificazione contrattuale collettiva, né i permessi per riduzione mensile dell’orario di lavoro (r.o.l.), nel periodo di sospensione verificatosi a seguito del licenziamento illegittimo, posto che la sospensione del rapporto sia pur per fatto illegittimo del datore di lavoro, facendo venire meno la prestazione lavorativa, esclude l’esigenza di recupero delle energie psicofisiche che il diritto alle ferie è inteso a soddisfare.

Tribunale Trani sez. lav., 28/06/2018, n.1360

Stipendio mensile degli impiegati: non può subire riduzioni

Le disposizioni regolanti il trattamento economico degli impiegati dipendenti dai privati datori di lavoro – quali il r.d.l. 13 novembre 1924 n. 1825 e gli accordi interconfederali del 30 marzo 1946 per il nord Italia e 25 maggio 1946 per il centro sud, nonché, nel caso di specie, l’art. 5 disciplina spec., parte III, del c.c.n.l. I maggio 1976 per l’industria metalmeccanica privata – prevedono che la garanzia retributiva operi nei casi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro disposta dall’azienda o dalle competenti autorità.

Si devono ritenere, quindi, escluse da dette garanzie le ipotesi di sospensione o riduzione prodotte da cause di forza maggiore o dal fatto dei lavoratori o che siano la conseguenza di accordi in tal senso. Il sistema normativo regolante la cassa integrazione guadagni straordinaria ha introdotto una speciale disciplina per specifiche fattispecie di “sospensione” dell’attività lavorativa, venendo così a limitare l’ampia e generale previsione della legge sull’impiego privato e degli accordi del 1946. Non vi è dubbio, pertanto, che nell’ipotesi rispondente alla tipologia della cassa integrazione guadagni straordinaria è pienamente legittima la non integrazione da parte dell’azienda del trattamento economico corrisposto dalla cassa agli impiegati.

Risulta altrettanto evidente che, se per colpa del datore, venga revocato il provvedimento di ammissione alla CIGS, la sospensione dovrà essere considerata come disposta dall’azienda con la conseguente applicazione del cit. art. 5 del c.c.n.l. metalmeccanici, per cui lo stipendio mensile degli impiegati non può subire riduzioni.

Cassazione civile sez. lav., 23/02/1984, n.1353

Reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno

In caso di licenziamento dichiarato illegittimo, l’attribuzione al lavoratore delle retribuzioni non percepite dalla data di intimazione del licenziamento fino all’esercizio del diritto di opzione per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, non comprende l’indennità sostitutiva delle ferie non godute, né i permessi per riduzione mensile dell’orario di lavoro (r.o.l.), attesa la loro natura sia risarcitoria che retributiva, che spettano unicamente nel caso in cui il lavoratore, essendo in servizio effettivo, abbia svolto la propria attività nel corso di tutto l’anno senza fruirne, in quanto il dipendente licenziato, nel periodo intercorrente tra il recesso e l’esercizio dell’opzione per l’indennità, si trova in una situazione, sia pure forzata, di “riposo”; analogo ragionamento vale per il riposo domenicale o le festività infrasettimanali.

Cassazione civile sez. lav., 29/11/2016, n.24270



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