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Deontologia forense: ultime sentenze

20 Giugno 2020
Deontologia forense: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: avvocato chiamato a svolgere le funzioni di magistrato onorario; responsabilità disciplinare degli avvocati; pubblicità informativa finalizzata all’acquisizione della clientela; norme deontologiche; rapporti con la parte assistita; controparte offesa assistita dal proprio coniuge; comportamento disciplinarmente rilevante.

Principio di colleganza

Pone in essere un comportamento contrario al principio di colleganza ed in contrasto con i principi della deontologia forense l’avvocato che non provveda al pagamento delle parcelle inviate da un collega incaricato quale suo procuratore “extra disctrictum”. (Nella specie è stata ritenuta congrua la sanzione della censura).

Cons. Naz.le Forense, 13/07/2001, n.161

L’avvocato e il mandato ricevuto

Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante e in contrasto con i principi della deontologia forense l’avvocato che non dia corso al mandato ricevuto così provocando la cancellazione di una causa. (Nella specie, è stata ritenuta congrua la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per mesi tre).

Cons. Naz.le Forense, 03/10/2001, n.184

Gli obblighi deontologici dell’avvocato 

L’avvocato chiamato a svolgere le funzioni di magistrato onorario è tenuto al rispetto di tutti gli obblighi inerenti a tale funzione, comprese le norme sull’incompatibilità, senza incidere comunque sull’osservanza delle regole di deontologia forense.

Cassazione civile sez. un., 29/05/2017, n.13456

L’incompatibilità a testimoniare del legale

Non sussiste l’incompatibilità a testimoniare del legale che, dismesso l’ufficio di difensore dell’imputato abbia poi assunto nello stesso procedimento quello di teste e, in tale veste sia escusso dal giudice, in quanto, nel vigente ordinamento, l’incompatibilità del difensore sussiste solo nel caso di contestuale esercizio delle due funzioni in questione, potendo tale ipotesi assumere rilevanza soltanto sul piano della deontologia forense.

Ne deriva che, in tal caso, non è applicabile la previsione di cui all’art. 197 comma 1 lett. d) c.p.p., la quale circoscrive l’incompatibilità con l’ufficio di testimone, alla sola ipotesi del difensore che abbia svolto attività di investigazione difensiva.

Cassazione penale sez. V, 05/02/2010, n.16255

Doveri di dignità, probità e decoro

Viene meno ai doveri di dignità, probità e decoro e viola il dettato dell’art. 21 del codice di deontologia forense l’avvocato che accetta il mandato di proporre ricorso per cassazione senza essere iscritto all’albo speciale degli avvocati patrocinanti davanti alle giurisdizioni superiori, assicurando al cliente la trattazione della causa congiuntamente ad un cassazionista, ma che, in realtà, predispone autonomamente il ricorso. A nulla rileva il riconoscimento della Corte d’Appello del diritto a essere compensato per l’opera prestata; la valutazione disciplinare e quella civilistica dei rapporti tra professionisti e clienti sono improntate a criteri diversi.

Cassazione civile sez. un., 26/11/2008, n.28159

Responsabilità disciplinare dell’avvocato

Atteso che, in materia di deontologia forense, non v’è alcuna distinzione tra l’attività professionale e quella privata dell’avvocato, la seconda comunque rilevando ai fini di una valutazione disciplinare, non può affermarsi che i fatti riconnessi al procedimento penale definito con sentenza irrevocabile di condanna del ricorrente, in quanto non inerenti all’attività professionale ma alla vita privata del professionista, non possano essere sottoposti a giudizio disciplinare. Deve essere ritenuto disciplinarmente responsabile l’avvocato che si renda colpevole del reato di incauto acquisto.

(Nella specie, è confermata la sanzione della censura).

Cons. Naz.le Forense, 15/12/2006, n.163

Attività in conflitto di interessi 

Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che rappresenti in giudizio una parte nei confronti della quale il proprio coniuge, rappresentando la controparte offesa, abbia formulato richiesta di condanna. La deontologia forense richiede, infatti, all’avvocato di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto, anche solo potenziale, che possa ingenerare anche solo il sospetto per il cliente di non aver avuta assicurata un adeguata difesa, a nulla rilevando ai fini della responsabilità disciplinare l’eventualità che l’incarico gli sia stato affidato d’ufficio, e che l’assistito abbia oppure no avuto la consapevolezza della situazione di conflitto. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento).

Cons. Naz.le Forense, 29/12/2005, n.245

L’attività di consulenza stragiudiziale

L’attività di consulenza stragiudiziale non è riservata agli esercenti la professione di avvocato; non viola, perciò, l’ordinamento della detta professione, nè contrasta con principi di deontologia forense il comportamento del docente universitario a tempo pieno, iscritto nell’elenco speciale di cui all’art. 11, comma 6, d.P.R. 11 luglio 1980 n. 382, che, inosservante delle regole di incompatibilità proprie dell’ordinamento universitario, abbia prestato opera di consulenza stragiudiziale retribuita in favore di privati.

Cassazione civile sez. un., 12/07/2004, n.12874

Assunzione dell’incarico contro il proprio cliente

Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante e in contrasto con i principi della deontologia forense l’avvocato che assuma un incarico contro un suo cliente. (Nella specie, in considerazione del fatto che l’attività dell’avvocato si è limitata soltanto al tentativo di conciliazione, peraltro non riuscito, e che l’avvocato è stato assolto da altri addebiti, la sanzione della sospensione per mesi due è stata sostituita dalla censura).

Cons. Naz.le Forense, 13/05/2002, n.44

Sospensione dall’esercizio della professione

Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante e in contrasto con i principi della deontologia forense l’avvocato che chieda compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta e comunque non giustificabili in relazione alle tariffe professionali applicabili.

(Nella specie la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per mesi quattro è stata sostituita con la più lieve sanzione della censura).

Cons. Naz.le Forense, 13/10/2001, n.206

Pubblicità informativa dell’attività professionale

In tema di responsabilità disciplinare degli avvocati, la pubblicità informativa finalizzata all’acquisizione della clientela costituisce illecito, ai sensi dell’art. 38 r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578, e degli art. 17 e 17 bis del codice deontologico forense, ove venga svolta con modalità lesive del decoro e della dignità della professione. A tal fine, invero, resta irrilevante sia che il d.lg. 2 agosto 2007 n. 145 abbia disciplinato esaustivamente la materia della pubblicità ingannevole e comparativa, attribuendo i poteri sanzionatori all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in quanto questi non attengono alle violazioni del codice di deontologia forense, sia che l’art. 2, comma 1, lett. b) d.l. 4 luglio 2006 n. 223, conv. dalla l. 4 agosto 2006 n. 248, consenta di svolgere pubblicità informativa, siccome la disposizione non incide sul rilievo disciplinare delle modalità e del contenuto con cui la pubblicità informativa è realizzata, sia, infine, che l’incolpato si sia immediatamente adeguato al modello comportamentale suggerito dall’incolpazione, giacché non esiste alcuna norma nel sistema disciplinare forense che escluda l’illecito in ragione del cd. “ravvedimento operoso”.

(Nella specie, la C.S. ha confermato la decisione impugnata, che aveva irrogato la sanzione della censura a carico di un avvocato, per avere lo stesso utilizzato presso l’ufficio e nel sito web le espressioni “L’angolo dei diritti” e “negozio”, ritenendo le stesse di carattere prettamente commerciale ed eccedenti l’ambito informativo razionale).

Cassazione civile sez. un., 10/08/2012, n.14368

Compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta

Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante e in contrasto con i principi della deontologia forense l’avvocato che chieda compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta giustificandoli con prestazioni peraltro mai effettuate. (Nella specie è stata sostituita la sanzione della censura con quella dell’avvertimento).

Cons. Naz.le Forense, 11/09/2001, n.177



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