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Torna l’Imu per tutti: ma ora si chiamerà Tasi. Contribuenti raggirati?

18 ottobre 2013


Torna l’Imu per tutti: ma ora si chiamerà Tasi. Contribuenti raggirati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 ottobre 2013



Imposta sulla prima casa, la nuova Tasi si applicherà anche a 5 milioni di abitazioni che non hanno mai pagato l’Imu: con l’aliquota massima possibili aumenti del 300%; nel mirino del Fisco tutte le prime case. 

 

Ci faranno rimpiangere l’Imu. Se le regole della nuova imposta Tasi resteranno quelle circolate sino ad oggi nella legge di stabilità, anche le abitazioni di valore più basso, che sinora non pagavano l’Imu, subiranno il prelievo fiscale. Insomma: cambia il nome, ma la sostanza è quella precedente. O peggio.

Com’è possibile? Molto semplice: la Tasi, sebbene abbia un’aliquota massima dello 0,6%, non prevede le detrazioni che invece esistevano per l’Imu.

Facciamo un passo indietro. Nel 2012 più di 4,9 milioni di abitazioni principali, cioè un quarto del totale, non hanno pagato l’Imu grazie alle detrazioni (200 euro di base e 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni) e quindi azzeravano il prelievo sui proprietari di case di basso valore. La Tasi si applica alla stessa base imponibile dell’Imu, ma non prevede (almeno per ora) detrazioni.

Con la conseguenza che i circa cinque milioni di case esenti dall’Imu fin dalla sua nascita per via della loro scarsa appetibilità commerciale ora pagheranno l’imposta.

La Tasi ad aliquota standard (1 per mille) e con la nuova aliquota massima del 2,5 per mille potrebbe essere, dunque, più pericolosa dell’imposta sulla prima casa varata da Monti. Una famiglia con due figli, per esempio, in un immobile che secondo il Catasto vale 75mila euro pagava zero di Imu, e pagherebbe 75 euro di Tasi ad aliquota standard e 187,5 euro nel caso di aliquota massima.

Non è tutto. Se nel 2012 il 36% dei contribuenti ha pagato meno di 100 euro di Imu, per via, spesso, del fatto che, con le case cointestate, marito e moglie pagavano ciascuno il 50% dell’Imu, la Tasi può riservare un trattamento peggiore, sempre a causa dell’addio alle detrazioni.

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