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Pagamento in contanti: ultime sentenze

20 Giugno 2020
Pagamento in contanti: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: pagamento in contanti; pagamento di assegni o versamenti in contanti; reato di appropriazione indebita; reato di furto; reato di estorsione; reato di autoriciclaggio.

Busta paga

Costituisce dovere legale della datore di lavoro di rilasciare al dipendente regolare prospetto paga per il periodo relativo alla prestazione lavorativa resa, costituendo, la busta paga, la prova principale per il datore di lavoro per provare la circostanza relativa al pagamento delle somme (che infatti ben può avvenire in contante) dovute al lavoratore.

La firma per quietanza del lavoratore percipiente non è in sé elemento necessario per la regolarità del documento, ma ne discende che, ove sorga contestazione, l’onere di provare il mancato pagamento (o la non corrispondenza tra erogazioni e buste paga) può incombere sul lavoratore solo in caso di provata regolarità della documentazione liberatoria e del rilascio di quietanze da parte del dipendente. In caso diverso, spetta al datore di lavoro la prova rigorosa dei pagamenti eseguiti.

La busta paga, in sintesi, ha valore di piena prova circa le indicazioni in essa contenute, sempre che sia chiara e non contraddittoria; diversamente, ove in essa risulti la indicazione di altri fatti tendenti ad estinguere gli effetti dei credito del lavoratore riconosciuto nel documento, essa è una fonte di prova soggetta alla libera valutazione del giudice, che dovrà estendersi al complesso dei fatti esposti nel documento.

Tribunale Velletri sez. lav., 06/11/2018, n.1445

Pagamento eseguito nei termini d’uso: di che si tratta?

Per pagamento eseguito nei termini d’uso deve intendersi quello effettuato nell’esercizio dell’attività di impresa che non solo sia avvenuto con mezzi normali (ossia con denaro contante, bonifico, assegno o strumenti parimenti ordinari) ma anche con una tempistica coerente con il regolamento negoziale accettato dalle parti o, via subordinata, usualmente in essere tra le parti e, dunque, anch’essa caratterizzata da profili di normalità. Ne consegue che il pagamento nei termini d’uso è certamente quello che consegue, salvo uno specifico e differente regolamento negoziale, in un arco temporale compreso tra la prestazione del sevizio o la consegna del bene e la scadenza del termine che è prassi indicare in fattura.

Dalla data di esecuzione della prestazione o di consegna del bene alla data di scadenza del termine indicato in fattura il pagamento è in ogni momento dovuto: invero, ai sensi dell’art.1183 c.c.se non è determinato il tempo dell’adempimento il creditore può esigerlo immediatamente.

Si deve, quindi, ritenere normale il pagamento che interviene dopo l’esecuzione della prestazione ed entro il termine indicato in fattura sicché analogamente si può ritenere che il pagamento avvenuto in un tempo successivo ma ormai prossimo alla scadenza indicata in fattura è caratterizzato da profili di normalità. Anomali, al contrario, sono da ritenersi i pagamenti che avvengono o in data anteriore alla prestazione del servizio o alla consegna del bene o con significativo ritardo rispetto alla data di scadenza indicata in fattura come è avvenuto nel caso in esame.

Tribunale Roma sez. fallimentare, 13/09/2018, n.17262

Pagamento con contanti e assegni

In tema di obbligazioni e presunto inadempimento, l’incertezza sulla complessiva somma dovuta, e la stessa ammissione da parte dell’attore avere ricevuto il pagamento in parte con contanti e in parte con assegni – ma senza operare la relativa quantificazione – impedisce di porre a carico della parte convenuta l’onere di dimostrare di avere correttamente adempiuto all’obbligazione di pagamento.

Tribunale Salerno sez. II, 11/01/2016, n.87

Pagamento in contanti delle somme ingiunte

Va rigettata l’eccezione dell’opponente di pagamento in contanti delle somme ingiunte (nella specie sono state prodotte le quietanze di pagamento rilasciate dal fallito al creditore prima del fallimento), in assenza di data certa delle quietanze di pagamento, ex art. 2704 c.c., della terzietà della curatela del fallimento rispetto alle quietanze, all’assenza di prova di effettività dei pagamenti quietanzati in quanto tutti in contanti e non tracciabili, nonché il non riconoscimento dell’amministratrice della società apposta in bonis, della sottoscrizione in calce alle quietanze prodotte.

Tribunale Latina sez. II, 08/11/2018, n.2701

Fatture per operazioni inesistenti

La sentenza impugnata non merita le censure mossegli ed è da condividere nella parte in cui riferisce che nel caso di fatture per operazioni inesistenti l’amministrazione è tenuta a provare che l’operazione oggetto della fattura non è stata posta in essere, o non lo è stata tra i soggetti che figurano nella fattura o che tale documento sottende una operazione fraudolenta cui il cessionario sia partecipe.

Tale prova, senza alcun dubbio, può essere fornita anche mediante presunzioni. Infatti, nel processo tributario, diversamente dal processo penale, non è sufficiente che la prestazione sia stata realmente resa, ma occorre dimostrare che il pagamento sia avvenuto e che l’utilizzatore delle fatture fosse estraneo all’intento elusivo del terzo emittente le fatture.

Nel caso di specie l’effettiva corresponsione dei pagamenti risultava dagli stessi atti dell’Amministrazione, la quale ha sostenuto che i pagamenti vennero effettuati in contanti, dando cosi certezza della loro corresponsione, senza ulteriore necessità di fornire altre prove da parte del contribuente.

Comm. trib. reg. Potenza, (Basilicata) sez. III, 26/04/2018, n.252

Pagamento in contanti dell’importo della fattura superiore alla soglia normativa

Ritiene il Tribunale che il pagamento in contanti dell’importo della fattura superiore alla soglia normativa sia ex se sufficiente ad integrare la violazione dell’art. 1 comma 1 L. n. 197 del 1991, essendo irrilevante il versamento in una o più soluzioni della somma indicata (rimasto comunque indimostrato). La normativa colpisce il fatto oggettivo del pagamento in contanti, indipendentemente dalla finalità lecita o illecita perseguita.

Tribunale Bari sez. III, 02/02/2016, n.507

Divieto di pagamento in contanti

Ai fini della tempestività del pagamento del prezzo nel riscatto agrario, le norme che attengono agli adempimenti di cui all’art. 1208 cod. civ. e seguenti, in tema di offerta reale, vanno interpretate ed applicate alla luce dei principi in tema di buona fede e di cooperazione del creditore nell’adempimento, sicché l’offerta reale, e così gli effetti del riscatto, sono da ritenersi verificati qualora la mancata ricezione del pagamento sia imputabile all’ingiustificato rifiuto del creditore di prestare la cooperazione indispensabile a rendere possibile l’adempimento del debitore.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto illegittimo il rifiuto del creditore di ricevere l’offerta, avvenuta tramite assegno circolare in ragione del divieto di pagamento in contanti imposto dalle norme speciali, e rituale l’offerta eseguita indistintamente ai due creditori, coniugi comproprietari, perché previamente presentata al loro domicilio e successivamente seguita, dopo il loro rifiuto, dall’invito a presenziare al deposito della somma su libretti bancari intestati agli aventi diritto).

Cassazione civile sez. III, 14/08/2014, n.17975

Accertamento Irpef e difetto di tracciabilità delle prestazioni 

In tema di accertamento, ai fini Irpef, va applicata la normativa di cui all’art. 110, co. 10, TUIR, il quale dispone l’indeducibilità dei costi sostenuti da fornitori residenti in paesi a fiscalità totalmente privilegiata (come DUBAI) e in difetto di tracciabilità delle prestazioni (nella specie, per mancanza del contratto di natura professionale e per il pagamento in forma contante).

Comm. trib. reg. Bologna, (Emilia-Romagna), 22/01/2016, n.90

Assegno postale vidimato e denaro contante

L’esistenza di una copertura garantita dell’assegno postale vidimato consente di equipararlo agli assegni circolari emessi dagli istituti bancari quale mezzo di pagamento alternativo al denaro contante.

Tribunale Roma sez. X, 06/07/2017, n.13717

Iscrizione nell’elenco dei pubblicisti: compensi e tracciabilità

Ai fini dell’iscrizione nell’elenco dei pubblicisti, ex art. 35 della l. n. 69 del 1963, l’aspirante deve dimostrare, tra l’altro, di essere stato regolarmente retribuito da almeno due anni, mediante documentazione che comprovi l’avvenuto pagamento, con cadenza annuale, di somme a suo favore, non essendo sufficienti all’uopo le certificazioni rilasciate dall’editore, né le quietanze emesse dall’interessato.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte d’appello, che aveva ritenuto non dimostrata la regolarità della retribuzione, per essere stati i compensi asseritamente corrisposti in contanti, in date postume e con modalità inidonee a consentirne la tracciabilità).

Cassazione civile sez. II, 16/10/2017, n.24345

Atto notarile di compravendita: modalità di pagamento

L’indicazione, contenuta nell’atto notarile di compravendita, che il “pagamento del prezzo complessivo è avvenuto contestualmente alla firma del presente atto” non ha valore fidefacente fino a querela di falso poiché non esprime con assoluta certezza, in assenza di ulteriori elementi pure desumibili dall’atto, l’attestazione da parte del pubblico ufficiale, che il pagamento sia avvenuto in sua presenza.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la mancata indicazione delle modalità di esecuzione del pagamento – ossia se effettuato in contanti ovvero con assegni circolari o di conto corrente – portasse a ritenere che la clausola si riferisse solo alla dichiarazione delle parti del già avvenuto pagamento tra loro).

Cassazione civile sez. III, 27/11/2014, n.2521

Pagamento dei diritti doganali in contanti

In tema di contratto di spedizione, le istruzioni del committente servono a specificare le modalità del comportamento dovuto, trasformando l’obbligo dello spedizioniere da generico in specifico, e, benché prive di natura negoziale, debbono, tuttavia, rivestire forma tale che ne renda chiaramente percepibile il contenuto ed inequivoca l’obbligatorietà. Ne deriva che, avendo il committente l’obbligo di anticipazione delle spese, deve escludersi che la consegna allo spedizioniere di denaro e, a maggior ragione, di assegni equivalga di per sé ad impartirgli l’istruzione di pagare i diritti doganali in contanti, precludendogli la facoltà di avvalersi o di consentire che altri si avvalga del sistema del pagamento differito.

Cassazione civile sez. III, 18/06/2003, n.9697

Reato di estorsione

Ricorre il reato di estorsione nella condotta di costrizione del datore di lavoro che, mediante minaccia, ottenga dai dipendenti la firma di ricevute di pagamento di retribuzioni di importo superiore a quello effettivo, ovvero a restituire in contanti somme apparentemente versate a mezzo di assegni bancari.

Tribunale S.Angelo Lombardi, 24/04/2002

Reato di autoriciclaggio

Il pagamento di fatture emesse per operazioni inesistenti, con successiva retrocessione dei relativi importi in contanti, integra il reato di autoriciclaggio, configurandosi un impiego in attività economiche e finanziarie dell’utilità di provenienza illecita.

(In motivazione la Corte ha sottolineato la rilevanza economica e finanziaria, oltre che fiscale, di tali documenti contabili a seguito della loro annotazione nei prescritti registri, nonché dei relativi pagamenti, in quanto determinano la contabilizzazione di costi comportanti un abbattimento dei ricavi dell’imprenditore).

Cassazione penale sez. II, 03/12/2019, n.9755

Delitto tentato

Nel delitto tentato, la desistenza volontaria non può ritenersi efficace se sia imposta da fattori esterni alla libera determinazione dell’agente, tali da impedire la prosecuzione dell’attività diretta alla consumazione del reato; con la conseguenza che essa non è configurabile, quando le trattative per l’acquisto di stupefacenti siano interrotte non per un’autonoma deliberazione dell’agente, ma per il mancato accordo sul prezzo della vendita ovvero, come nella specie, per la mancata coincidenza dei tempi tra richieste di pagamento dei fornitori e disponibilità dei contanti da parre dei finanziatori.

Cassazione penale sez. IV, 02/10/2019, n.4881

Danno patrimoniale

La fattispecie di cui all’articolo 646 del Cp sanziona penalmente il fatto di chi, avendo l’autonoma disponibilità della res, dia alla stessa una destinazione incompatibile con il titolo e le ragioni che ne giustificano il possesso, anche nel caso in cui si tratti di una somma di denaro. Affinché si possa configurare il reato di appropriazione indebita, perciò, occorre che l’agente abbia avuto la libera disponibilità dei beni contestati e che poi se ne sia·appropriato intervertendo il possesso.

Nella fattispecie, il Tribunale ha ritenuto integrato il reato de quo, con le aggravanti dell’abuso di relazione d’ufficio e dell’aver causato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante entità, in quanto l’imputato, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, si era appropriato di una ingente somma di denaro, di cui aveva la disponibilità in qualità di dipendente addetto alla contabilità di una società, omettendo l’imputazione del pagamento al cliente che effettivamente aveva corrisposto la somma ed omettendo, altresì, il versamento delle somme ricevute per contanti.

Tribunale Campobasso, 07/02/2019, n.55

Zaino contenente contanti

Ai fini dell’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità di cui all’art. 62 n. 4 c.p., criterio primario di valutazione è quello che attiene alla consistenza e al valore della cosa in sé; pertanto, nell’ipotesi di furto di carta di credito deve escludersi la sussistenza della suddetta attenuante in forza del valore strumentale di questa, che consente al titolare di effettuare molteplici atti di acquisto a pagamento differito. Il danno patrimoniale non deve essere rapportato al semplice valore venale del documento e non può, quindi, essere ritenuto modesto (nella specie, l’imputato aveva sottratto uno zaino che conteneva contanti, effetti personali e carte di credito intestate al proprietario dello zaino).

Cassazione penale sez. IV, 03/03/2015, n.24648

Prelevamento di contanti

La condotta cosidetta di “phishing”, consistente nel “pescare”, mediante abusivo inserimento nel sistema informatico di un’istituzione finanziaria o mediante false e-mail dirette ai clienti delle banche o delle poste, i dati significativi dei rapporti di conto corrente intrattenuti dagli stessi, dati che vengono successivamente utilizzati in modo fraudolento per “donare” carte di credito e/o di pagamento o per disporre on line operazioni di trasferimento di denaro su conti correnti nella disponibilità dei criminali con successivo prelevamento di contanti e conseguente sparizione del denaro fraudolentemente sottratto, integra la fattispecie di truffa punita ex art. 640 c.p. e non il delitto di frode informatica di cui all’art. 640 ter c.p.

Tribunale Monza, 07/05/2009

Impossessamento di somme di denaro

Posto che, per giurisprudenza consolidata, la distinzione tra furto e appropriazione indebita riposa sull’indagine circa il potere di disponibilità sul bene da parte dell’agente (se questo sussiste, il mancato rispetto dei limiti in ordine all’utilizzabilità del bene integra il reato di appropriazione indebita; in caso contrario, è configurabile il reato di furto), deve allora ritenersi che l’operatore bancario (dal direttore al cassiere) non ha la disponibilità neanche provvisoria dei conti correnti dei clienti dell’istituto (e della valuta in essi presente); nel momento in cui detto operatore bancario effettua il pagamento di assegni o versamenti in contanti al cliente non esercita un libero atto di disponibilità, ma si limita a compiere una mera attività di esecuzione di precise disposizioni del correntista il quale rimane (egli soltanto), in ogni momento, possessore e “dominus” della gestione del conto.

Da ciò deriva che la condotta consistente nell’impossessamento da parte di un operatore bancario di somme di denaro o titoli oggetto di deposito di clienti dell’istituto di credito deve essere qualificata come furto e non già come appropriazione indebita.

Tribunale Trani sez. uff. indagini prel., 13/08/2007

Pagamento di elevate somme di denaro in contanti

In tema di ricettazione, ricorre il dolo nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che invece connota l’ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza.

(Fattispecie riguardante l’acquisto di una autovettura di gran valore, ad un prezzo elevato, eppure concluso in strada, presso caselli autostradali, senza nessuna garanzia di affidabilità dei danti causa, con asserito pagamento di elevate somme di denaro in contanti privo di concreto riscontro, e senza conoscere in modo certo l’identità del venditore; a ciò si aggiungeva poi la consegna della carta di circolazione contraffatta, la consegna di una sola chiave e la discrepanza tra le date di acquisto indicate in fattura e nell’atto sostitutivo di notorietà).

Cassazione penale sez. II, 17/06/2014, n.39042

Pagamento in parte in contanti ed in parte con un titolo di credito

Commette il delitto di truffa chi, nell’acquistare un veicolo, fa uso di documenti falsi ai fini dell’intestazione dello stesso, effettua il pagamento in parte in contanti ed in parte con un titolo di credito tratto su un conto corrente privo di fondi ed intestato ad una terza persona, e, poi, ritirato il bene, fa perdere le proprie tracce.

Cassazione penale sez. II, 04/04/2013, n.32341



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