Diritto e Fisco | Articoli

Minacce di poliziotti o carabinieri: sono legittime?

10 Maggio 2020
Minacce di poliziotti o carabinieri: sono legittime?

Cosa possono fare polizia e carabinieri per farti testimoniare? 

Un lettore ci chiede se sia legittimo il comportamento di alcuni poliziotti o carabinieri che, nel corso di un interrogatorio, a seguito del sequestro di sostanze stupefacenti, ricattino la persona fermata per farle rivelare i nomi dei presunti spacciatori dai quali avrebbe ricevuto la sostanza stupefacente. Le minacce – a volte sono velate ed altre più esplicite – sarebbero del seguente tenore: «Ti facciamo passare la notte in carcere se non ci dici i loro nomi», oppure «Ti incastriamo: sei tu che ci rimetti», oppure «Ti macchiamo la fedina penale» e così via.

Insomma, le minacce di poliziotti o carabinieri sono legittime? 

A volte, insieme alle minacce, si aggiungono anche gli insulti i quali non sono mai tollerabili, ma non costituiscono reato, integrando tutt’al più un illecito civile, quello di ingiuria. In questo caso, dunque, il soggetto fermato non avrebbe possibilità di sporgere querela. 

Quanto, invece, all’abuso di autorità della polizia, abbiamo già visto in un precedente approfondimento (leggi Abuso di autorità polizia: come difendersi) che tale condotta non integra un reato a sé stante, ma diventa illecito penale solo se confluisce in condotte tipizzate dalla legge come:

  • l’arresto illegale;
  • l’abuso di autorità contro arrestati o detenuti;
  • le perquisizioni e le ispezioni arbitrarie;
  • l’abuso d’ufficio;
  • la concussione.

L’abuso potrebbe essere rappresentato da una minaccia della polizia o dei carabinieri. Ma a tal proposito è necessario un importante chiarimento.

Quando c’è minaccia

Il reato di minaccia scatta solo quando un soggetto prospetta ad altri: un “male ingiusto” dipendente dalla propria volontà. 

La minaccia, infine, deve essere tale da incutere timore in una persona dotata di normale diligenza. 

Così, dire «Se non fai ciò che ti dico, avrai tanta sfortuna che cadrai malato e finirai in ospedale tra atroci sofferenze» non è minaccia perché l’evento, per come prospettato, non dipende dalla volontà di chi parla. Sarebbe diverso dire invece «Se non fai ciò che ti dico, ti farò tanto male che andrai in ospedale».

Dire «Se non mi paghi, ti faccio fallire» non è reato perché il ricorso di fallimento è uno dei diritti che la legge attribuisce al creditore non pagato.

Un vecchietto disabile che dice «Ti ammazzo di pugni» a un giovane forzuto non compie alcuna minaccia, non essendo il suo comportamento tale da poter incidere un serio e fondato timore.

Minacce e intimidazioni della polizia

Le intimidazioni di un poliziotto/carabiniere, nel corso di un interrogatorio, sono tali da mettere in soggezione il soggetto fermato il quale, in quel momento, si trova in una situazione di soggezione psicologica e giuridica. Ma, ai fini dell’illecito penale, è necessario valutare anche l’oggetto della minaccia. 

Minacciare una persona di adire le vie legali o di far valere i propri diritti in tribunale non è reato, trattandosi della normale estrinsecazione del diritto alla difesa giudiziale garantito dalla Costituzione. Il fatto che la domanda giudiziale sia infondata viene già sanzionato con la misura della condanna alle spese processuali.

La minaccia di un poliziotto di procedere a denuncia o querela non può ritenersi illecita quando essa consiste in un “male giusto”, previsto cioè dall’ordinamento. 

Dire «Se non collabori avrai dei guai giudiziari» non è reato di minaccia perché le forze dell’ordine stanno solo prospettando quelle che potrebbero essere le conseguenze legali del soggetto arrestato. Se poi queste ipotesi dovessero risultare esagerate o infondate, sarà il giudice a stabilirlo; per cui la conseguenza rappresentata dagli agenti nel corso dell’interrogatorio non dipende neanche dalla loro volontà e non può ritenersi pertanto illecita. 

Diverso sarebbe il discorso se la polizia dovesse minacciare il soggetto fermato anticipandogli dei comportamenti illeciti come «Se non collabori, faremo di tutto per farti arrestare: ti incastreremo», oppure «Se non ci dici il nome dello spacciatore, ti riempiamo di botte e di qui non esci vivo» ed ancora «Se non dichiari ciò che ti diciamo, andiamo a prendere i tuoi familiari e li portiamo in carcere». 

In tutti questi casi, le conseguenze prospettate dall’agente sono tutte illecite e dipendono dalla sua volontà, pertanto integrano il reato di minaccia. 

Dichiarazioni sotto minaccia: sono valide?

C’è comunque da dire che qualsiasi dichiarazione fatta da un soggetto fermato dalla polizia e sotto minaccia non può essere utilizzata contro di lui. 

Il punto più controverso e difficile da risolvere è quale prova potrebbe fornire il cittadino a conferma della minaccia subita quando è noto che alcune operazioni si svolgono senza altri presenti se non gli stessi agenti. In tal caso, sarebbe la parola del privato contro quella della pubblica autorità e non c’è bisogno di spiegare come, spesso, la storia finisca. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube