Coronavirus, sì alle mascherine di comunità

8 Maggio 2020
Coronavirus, sì alle mascherine di comunità

L’Istituto superiore di sanità si è convinto: i dispositivi fai da te sono validi e possono essere autorizzati.

Alla fine è arrivato anche l’ok dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Verrebbe da chiedersi se arriverà mai anche quello dell’Organizzazione mondiale, che resta scettica sulla capacità protettiva dal Coronavirus dell’uso generalizzato di mascherine (leggi l’articolo: Coronavirus e mascherine, l’Oms contro corrente). Tra queste, naturalmente, anche quelle realizzate autonomamente: il web è pieno di tutorial per confezionarle e personalizzarle.

Gli esperti dell’Iss, invece, le ritengono valide ed è notizia di oggi che le abbiano autorizzate. Significa via libera alla produzione home made di mascherine multistrato, produzione casalinga che era già partita da tempo ma che ora ha anche l’avallo dell’Istituto. Un passaggio non da poco, perché rassicura senz’altro di più sull’affidabilità delle mascherine fai da te. Ma come devono essere? Intanto il presidente Iss Silvio Brusaferro le chiama “mascherine di comunità“. “Servono a evitare una dispersione delle goccioline contenute nel nostro espirato e a proteggere gli altri – ha detto oggi, durante la consueta conferenza stampa che l’Iss convoca per commentare l’andamento dell’epidemia -. Sono mascherine multistrato, che una persona può anche confezionare in proprio. Devono aderire attorno alla bocca e alle narici, facendo in modo che la nostra espirazione rimanga all’interno”.

Le più professionali ffp2 e ffp3 non servono ai comuni cittadini, come abbiamo già avuto modo di spiegare, ma vanno destinate al personale sanitario, che va incontro a pericoli maggiori di contrarre la malattia e, dunque, necessita di un superiore livello di protezione. Brusaferro, a questo proposito, ha sfoggiato una metafora calzante: “Inutile vestirsi da palombaro se non si deve fare un’immersione. Il livello di protezione va misurato sulla dimensione del rischio“.

Le ffp2 e 3 “sono le tipologie più sofisticate di dispositivo di protezione individuale – ha detto Brusaferro -. Hanno una costruzione che previene anche livelli di trasmissione a complessità più elevata, per questo vengono raccomandate in campo sanitario, mentre in altri contesti sono raccomandate soltanto in presenza di rischi molto specifici”. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei cittadini non ne ha bisogno per le normali attività e vanno centellinate per destinarle a chi, negli ospedali, è a contatto diretto con i malati.

Quanto alle mascherine da utilizzare sul posto di lavoro, anche qui il presidente dell’Iss ha chiarito che dipenderà dalla specifica situazione. “Nei luoghi di lavoro ci sono un medico competente e un responsabile per la sicurezza. È il medico che valuta il rischio specifico del lavoratore e in base a questo rischio indicherà il dispositivo di protezione individuale più adatto”.



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