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Amministratore di fatto e prestanome della società: responsabilità penale

16 Luglio 2014
Amministratore di fatto e prestanome della società: responsabilità penale

L’interpretazione giurisprudenziale sulla testa di legno e sull’amministratore effettivo dell’azienda: necessario valutare il ruolo effettivo nella società.

 

Tra le prime questioni che occorre affrontare in tema di responsabilità degli amministratori vi è l’individuazione del ruolo svolto dall’amministratore: egli infatti può essere “di fatto” (e quindi non risultare ufficialmente) o, invece, quando ricopre consapevolmente l’incarico potrebbe non avere deleghe.

La giurisprudenza della Cassazione [1] pare sostenere il principio per cui l’amministratore di fatto ha gli stessi doveri del rappresentante legale e quindi risponde di tutte le condotte penalmente rilevanti. Al contrario, per la punibilità della “testa di legno” (l’amministratore meramente di diritto), occorre dimostrare la partecipazione alla gestione societaria illecita. In particolare, la Corte ha affermato [2] che l’amministratore di fatto è da ritenere gravato dell’intera gamma dei doveri cui è soggetto l’amministratore “di diritto” [3], per cui, ove concorrano le altre condizioni di ordine oggettivo e soggettivo, egli assume la penale responsabilità per tutti i comportamenti penalmente rilevanti a lui addebitabili.

Di segno parzialmente diverso risulta essere, invece, una sentenza del 2013 [4], con cui la Corte ha confermato la responsabilità dell’amministratore di fatto, ma equipara allo stesso il mero prestanome, non subordinando la responsabilità di quest’ultimo alla dimostrazione della sua partecipazione alla gestione societaria illecita.

In sostanza, i giudici hanno statuito che, in caso di reato tributario, non è responsabile solo l’amministratore di fatto della società che effettivamente ha la gestione della stessa, ma anche il prestanome. Quest’ultimo, infatti, risponde a titolo di dolo eventuale perché, accettando la carica sociale, assume anche i rischi connessi. Nel caso specifico, l’amministratore di diritto di una società (“prestanome”) veniva processato, in concorso con l’amministratore di fatto, per i reati di dichiarazione infedele ed emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti.

Secondo i giudici di legittimità l’equiparazione degli amministratori di fatto a quelli di diritto è stata affermata sia in materia civile che penale. Il soggetto attivo del reato, il vero soggetto qualificato, è l’amministratore di fatto che effettivamente gestisce la società. Tuttavia, il prestanome risponde a titolo di concorso sulla base della posizione di garanzia [5], in forza della quale l’amministratore deve conservare il patrimonio sociale e impedire che si verifichino danni per la società e per i terzi.

In realtà, sottolinea la Corte, proprio perché il più delle volte il prestanome non ha alcun potere d’ingerenza nella gestione della società per poter addebitargli il concorso, la giurisprudenza ha fatto ricorso alla figura del dolo eventuale: il prestanome, cioè, accettando la carica ha anche accettato i rischi connessi.

Gli stessi giudici, infatti, consapevoli della difficoltà di ritenere concorrente nel reato il prestanome “ignaro”, fanno riferimento alla figura del dolo eventuale, di per sé, estremamente labile e difficilmente accertabile. Inoltre, il dolo eventuale presuppone l’accettazione del rischio di verificazione dell’evento illecito visto come una delle possibili conseguenze della condotta e non si configura semplicemente accettando i rischi connessi ad una carica, spesso apparente. Vi è da sperare in una rivisitazione di tale interpretazione e quindi ritenere responsabile l’amministratore di fatto solo quando non risulti estraneo alla gestione societaria.

Vi è poi la questione dell’amministratore che pur esercitando ufficialmente e consapevolmente il suo incarico non ha deleghe. Occorre ricordare, a questo proposito che, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, la responsabilità degli amministratori, pur privi di deleghe, permane sicuramente in tutte le ipotesi in cui le attribuzioni non siano delegabili: valga per tutti il caso della redazione del bilancio. Ne consegue che ipotesi di violazioni aventi ad oggetto la redazione del bilancio saranno chiamati a rispondere solidamente tutti gli amministratori, con o senza deleghe.


note

[1] Cass. sent. n. 7203/2008 e n. 19049/2010.

[2] Cass. sent. n. 11649 del 27.03.2012.

[3] Art. 2639 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 47110/2013.

[5] Art. 2392 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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