Calcoli renali, come combatterli con la dieta mediterranea

8 Maggio 2020
Calcoli renali, come combatterli con la dieta mediterranea

Buone notizie in campo sanitario: una scelta accurata dei cibi che mangiamo a tavola può evitarci alcuni rischi per la salute. Un nuovo studio lo conferma.

Come ridurre del 28% il rischio di sviluppare calcoli renali? Con la dieta mediterranea. Proprio così. Lo sostiene un nuovo studio, fresco di pubblicazione sull’American journal of clinical nutrition, a cura di Pietro Manuel Ferraro, dell’unità operativa complessa di Nefrologia della Policlinico Gemelli di Roma e professore di Nefrologia all’università cattolica del Sacro cuore di Roma. Sappiamo tutti che l’attenzione al cibo, in termini di qualità e quantità, ha effetti positivi sull’organismo, ma per la prima volta abbiamo una precisa idea, grazie a questo studio, di quanto una dieta salutare incida concretamente su uno specifico problema: la formazione dei calcoli ai reni.

Com’è stato condotto lo studio 

Ferraro non ha proceduto da solo, ma in équipe. “Insieme ai colleghi americani, abbiamo effettuato uno studio longitudinale – dichiara, sul sito del Gemelli – utilizzando tre diversi gruppi di persone che avevano preso parte all’Health Professionals Follow-up Study (42.902 uomini), al Nurses’ Health Study I (59.994 donne) e al Nurses’ Health Study II (90.631 donne). Ogni 4 anni (e per oltre 30 anni di seguito) sono state controllate le abitudini dietetiche di queste grandi coorti attraverso un questionario nutrizionale, mentre l’aderenza alla dieta mediterranea veniva valutata utilizzando il punteggio aMed (alternate Mediterranean diet). Per un sottogruppo di 6.077 partecipanti si è reso disponibile anche un campione di urine sul quale è stata analizzata l’escrezione di soluti urinari”.

Risultato: diagnosticati 6.576 casi di nuovi calcoli renali. Il rischio di sviluppare nuovi calcoli è risultato del 28% inferiore nelle persone più aderenti alla dieta mediterranea. Le urine di queste persone hanno una maggior concentrazione di citrato, una minor concentrazione di sodio, un pH più alto e sono quindi meno acide. Il che, come spiega il sito del Gemelli, “porta a una minor propensione alla precipitazione di cristalli che, aggregandosi, possono formare i calcoli veri e propri”. Un fenomeno da non sottovalutare, perché interessa il 9% degli italiani, centomila casi all’anno, con rischio di complicanze come lo sviluppo dell’insufficienza renale.

Cosa mangiare

La dieta mediterranea può essere immaginata come una piramide. Ce lo spiega la Fondazione Veronesi dal suo portale online: “Alla base ci sono verdure, un po’ di frutta, cereali (preferibilmente integrali). Salendo, troviamo il latte e i derivati a basso contenuto di grassi (come lo yogurt) contemplati in 2-3 porzioni da 125ml. L’olio extravergine di oliva da consumare a crudo senza esagerare (3-4 cucchiai al giorno), assieme ad aglio, cipolla, spezie ed erbe aromatiche, al posto del sale, sono i condimenti migliori per i nostri piatti in stile mediterraneo. Altri grassi buoni oltre a quelli dell’olio ci vengono forniti dalla frutta a guscio e dalle olive, in una o due porzioni da 30g”.

Spostandoci nella parte superiore della piramide, si trovano gli alimenti da consumare ogni tanto, non tutti i giorni: “Settimanalmente – spiega la Fondazione Veronesi -. Sono quelli che forniscono prevalentemente proteine, tra i quali dovremmo favorire il pesce e i legumi con almeno due porzioni alla settimana ciascuno, il pollame 2-3 porzioni, le uova da 1 a 4 la settimana, i formaggi non più di un paio di porzioni da 100g, 50g se sono stagionati. Al vertice ci sono infine gli alimenti da consumare con moderazione: due porzioni o meno a settimana per le carni rosse (100g) mentre quelle processate (affettati, salumi ecc.) sarebbero da consumare con ancor più parsimonia (una porzione a settimana da 50g o anche meno). Infine i dolci, da mangiare il meno possibile”.



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