Cronaca | News

Coronavirus, sarà un’estate senza musica

8 Maggio 2020
Coronavirus, sarà un’estate senza musica

L’Organizzazione mondiale della sanità è scettica sulle possibilità di tornare nel breve periodo a realizzare concerti in stadi o arene.

Non è un addio. Certamente è un arrivederci, ma non possiamo dire a quando. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) esclude, nel breve periodo, il consueto appuntamento con i grandi concerti che ravvivano l’estate musicale, in Europa come altrove. La pandemia di Coronavirus li renderebbe troppo rischiosi. Diventerebbero formidabili occasioni di contagio e di assembramento che, ora come ora, non possiamo permetterci.

Il monito è arrivato oggi, durante la conferenza stampa a Ginevra che, periodicamente, aggiorna sulla progressione del virus in tutto il mondo e sulla ricerca di una terapia. Un triste annuncio, senz’altro, ma era difficile aspettarsi qualcosa di diverso: abbiamo iniziato presto a capire che, nella nostra quotidianità stravolta, qualcosa sarebbe mancato.”In Europa come negli Stati Uniti sta arrivando l’estate, e sappiamo che con l’estate arrivano anche i grandi eventi, come i concerti. Ma sarà difficile renderli perfettamente sicuri, per cui penso potranno essere organizzati solo più in là“.

Queste le parole di Mike Ryan, capo del programma di emergenze sanitarie Oms. Molto dipenderà dall’evolversi della cosiddetta Fase 2, una sorvegliata speciale. Secondo il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro e secondo altri studiosi già dalla prossima settimana potremmo avere un’idea precisa dell’andamento del virus in coincidenza con l’allentamento delle restrizioni. Numeri che saranno fondamentali per capire se i contagi sono aumentati – cosa che ragionevolmente ci si aspetta, sperando entro una certa soglia – e di quanto. Non è escluso che una progressione controllata del Covid non possa poi portare a decisioni diverse o alla fattibilità di soluzioni per garantire lo svolgimento dei concerti in sicurezza. Ma al momento non sembra questo lo scenario.

“Guardiamo con attenzione ai Paesi che stanno allentando le misure di lockdown. Bisogna farlo – ha ricordato Ryan – in maniera molto cauta, puntando specialmente sulla riduzione della densità di persone nei luoghi di lavoro e pubblici, sull’igiene delle mani e sul distanziamento sociale. Sappiamo che la vita è vita e comporta dei rischi ogni giorno, ma abbiamo la responsabilità di ridurre i rischi legati al contagio. A questo punto, questi Paesi dovrebbero avere un forte sistema di sorveglianza sanitaria, sistemi in grado di trattare casi gravi con posti letto liberi in terapia intensiva e popolazioni disposte a mettere in pratica le misure consigliate. È un percorso, dobbiamo cambiare le nostre abitudini fino a che non arriverà un vaccino o farmaci efficaci. Ma non vuol dire che sia tutto un male: vediamo che l’ambiente ne sta giovando, e molti di noi stando lontani hanno riscoperto l’importanza dei nostri rapporti umani. Dobbiamo avere pazienza finché tutti potranno essere al sicuro”, ha concluso.



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