Ecco in piano per lavorare di meno

9 Maggio 2020 | Autore:
Ecco in piano per lavorare di meno

Depositata dal Pd alla Camera una proposta di legge per ridurre l’orario settimanale e penalizzare gli straordinari. Ecco in che cosa consiste.

Questa volta non si tratta di una misura temporanea per tamponare l’emergenza del coronavirus ma di una proposta strutturale per tamponare un’altra emergenza: quella del mercato del lavoro, che rischia di subire un’emorragia di posti senza precedenti proprio (o anche) a causa del Covid. L’idea che sta maturando nella mente di alcuni deputati di primo piano del Pd è questa: lavorare di meno per consentire a tutti di poterlo fare. Per meglio dire, creare un sistema per la ridistribuzione del lavoro basata su quattro pilastri: contratti stabili meno costosi fino a 30 ore settimanali, incentivi ai part-time volontari, penalizzazione fiscale delle ore di straordinario oltre una data soglia, part-time come prassi nel pubblico impiego. Se tutto va bene, ritengono i dem, si potrebbero creare circa 750mila posti di lavoro ogni anno.

Sono cinque i deputati del Partito Democratico che hanno presentato questa proposta di legge, e tutti di un certo rilievo politico: Stefano Lepri, Maurizio Martina, Andrea Orlando, Debora Serracchiani e Chiara Gribaudo.

Entrando nel dettaglio della proposta, si vuole introdurre un taglio del cuneo fiscale di 4 punti, portandolo dal 33% al 29%, per i nuovi contratti a tempo indeterminato fino alle 30 ore settimanali. Attenzione, per quelli nuovi però: i contratti già in atto resterebbero così come sono. Nulla vieta all’azienda di instaurare un rapporto di lavoro con un dipendente a 36 ore, ma lo sgravio fiscale riguarderebbe solo le prime 30 ore. Inoltre, il taglio del cuneo interesserebbe alla pari sia il datore sia il dipendente: il 2% ciascuno. Questo, secondo i promotori della proposta di legge, si tradurrebbe in un costo inferiore per l’azienda ed in una busta paga più sostanziosa per il lavoratore.

Quei 4 punti da sottrarre al cuneo fiscale interesserebbe con la stessa modalità (il 2% a testa) anche chi vuole, di sua spontanea volontà, convertire il suo contratto a tempo pieno in un part-time da 20 a 30 ore settimanali.

C’è, poi, il discorso relativo agli straordinari. I contratti di lavoro già in atto dovrebbero passare da 40 a 38 ore settimanali (quindi si lavorerebbe di meno) con un massimo di 4 ore di straordinario. Totale, quindi, 42 ore settimanali. Oggi, invece, la soglia del lavoro in più è fissata a 8 ore, per un totale di 48. L’idea è di tassare il 50% in più tutti gli straordinari che superino il tetto delle 4 ore alla settimana.

Infine, il pubblico impiego. La proposta dei deputati del Pd prevede uno standard di 30 ore settimanali per tutti i nuovi assunti, purché l’amministrazione di riferimento dichiari, prima di bandire un concorso, il fabbisogno delle ore che occorrono per giustificare i nuovi arrivi. Ci sarebbe qualche eccezione, come nel caso dei medici.

Quanto può costare allo Stato tutto questo? Secondo le previsioni dei dem, si arriva a 800 milioni di euro nel primo anno, a 1,6 miliardi nel secondo, a 2,3 miliardi nel terzo anno e a 2,8 miliardi di euro a regime.



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