Coronavirus: un farmaco accende le speranze

9 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: un farmaco accende le speranze

Un inibitore del complemento, somministrato in vena, ha mandato a casa in 15 giorni un paziente di 71 anni con patologie pregresse. E il successo si ripete.

Centro. L’ospedale San Raffaele di Milano ha trovato una cura che potrebbe rivelarsi la vera panacea per combattere il coronavirus. Si tratta del farmaco amy-101, un «inibitore del complemento» che blocca a monte la reazione del virus e che, per ben due volte, ha dato risultato positivo. Se la sperimentazione dovesse continuare su questa strada, potremmo essere davvero a una svolta.

Il primo clamoroso caso di guarigione è stato registrato su un paziente di 71 anni, malato di Covid ed altamente a rischio: soffriva, infatti, di ipertensione, cardiopatia, insufficienza renale e colesterolo alto. Un quadro già compromesso in partenza che rischiava il colpo di grazia con il coronavirus. A questo paziente è stato somministrato al San Raffaele l’amy-101 per via endovenosa. Nell’arco di appena 72 ore, il miglioramento è stato sorprendente. Dopo 10 giorni, respirava in modo autonomo. Insomma, in un paio di settimane, l’uomo è tornato a casa in buone condizioni.

Il secondo caso è ancora sotto osservazione, ma dimostra un percorso incoraggiante. Si tratta di un paziente di 58 anni a cui è stata somministrata la stessa terapia e che ora sta bene: anch’egli, dopo 72 ore, ha dimostrato di avere reagito in modo positivo al farmaco. In entrambi i casi, dunque, è stato dimostrato per la prima volta al mondo che gli inibitori del complemento possono annullare l’infiammazione in modo potente e veloce.

L’intuizione l’ha avuta il vicedirettore scientifico per la ricerca clinica del San Raffaele di Milano, Fabio Ciceri. Ha pensato di agire bloccando la reazione infiammatoria a monte e non a valle della cosiddetta cascata citochinica (a differenza di tocilizumab e anakinra, i due immunosoppressori inseriti nel protocollo per Covid-19 che agiscono bloccando le interleuchine 6 e 1, rispettivamente), alla base dell’iperinfiammazione innescata dal nuovo coronavirus.

Lo stesso Ciceri lo spiega così: «Abbiamo deciso di puntare all’interruttore a monte di tutto, ovvero l’attivazione del complemento, che è il primo evento della cascata infiammatoria. Se agisco sull’interleuchina 1 o 6 – ragiona lo scienziato –, spengo solo una parte dell’infiammazione. Con l’inibitore del complemento, invece, blocco tutto, perché intervengo alla radice dell’infiammazione, di conseguenza tutto ciò che è valle si spegne».

Per noi profani, va detto che il sistema del complemento è costituto da un insieme di proteine ed è uno degli strumenti più potenti di cui dispongono le nostre difese immunitarie per proteggerci da virus e batteri. Sarebbe proprio questo sistema, sostengono alcuni esperti, a far partire lo stato iperinfiammatorio riscontrato in alcuni pazienti malati di Covid-19. Da qui, sono partiti i contatti tra il San Raffaele e John Lambris, professore della University of Pennsylvania e massimo esperto sul sistema del complemento, per iniziare la sperimentazione con questo farmaco.

L’attività scientifica all’ospedale milanese contro il coronavirus non si ferma qui. Uno studio dell’immunologo Giulio Cavalli dimostra, infatti, l’efficacia e la sicurezza di anakinra, il farmaco che agisce neutralizzando l’interleuchina-1. «Abbiamo però impiegato il farmaco a un dosaggio più elevato e con una somministrazione diversa rispetto all’abituale, endovenosa e non sottocutanea», spiega Cavalli.

Dopo 21 giorni dall’inizio del trattamento, il 72% dei pazienti ha avuto un netto miglioramento della funzione respiratoria e dell’infiammazione sistemica, mentre nel gruppo di controllo è migliorata solo nel 50% dei pazienti e la mortalità è risultata essere quattro volte più alta.



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