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Danni al passeggero: le responsabilità del conducente

10 Maggio 2020
Danni al passeggero: le responsabilità del conducente

Incidente stradale: chi guida è responsabile per le lesioni del terzo trasportato. L’assicurazione gli copre i danni ma reato e conseguenze penali gravano sul conducente. 

Fare gli spiritosi alla guida non paga mai. Anche quando la strada è vuota e, apparentemente, non ci sono pericoli. La possibilità di subire delle conseguenze penali da una incauta guida è sempre dietro l’angolo, specie quando con sé c’è un’altra persona in auto, sia essa maggiorenne o minorenne, con o senza la cintura allacciata. A ricordarlo è una recente sentenza della Cassazione [1] che spiega qual è la responsabilità del conducente per i danni al passeggero. 

Il nodo della questione è il seguente: in caso di incidente stradale, se il cosiddetto “terzo trasportato” dovesse subire un infortunio, chi gli pagherebbe i danni e quali potrebbero essere le ripercussioni penali per chi si trovava alla guida? Cosa rischia il conducente se il passeggero si fa male? Ecco alcuni importanti chiarimenti. 

Strada bagnata: chi non rallenta è responsabile

Partiamo dalla vicenda concreta che si è presentata sul banco della Suprema Corte e su cui i giudici sono stati chiamati a decidere. 

Il caso è quello di un automobilista che, pur trasportando con sé un amico, non aveva fatto nulla per preservarne la sicurezza. Anzi, nonostante la strada fosse bagnata e imponesse di rallentare, aveva tenuto una velocità superiore a 30 km rispetto al limite, portando il veicolo da 90 a quasi 120 km/h: una banalità – potrebbe pensare qualche spericolato – se il manto asfaltato fosse asciutto, ma non è così quando si presentano le insidie della pioggia.  

Fatali sono state proprio le avverse condizioni atmosferiche:  l’automobilista aveva perso il controllo della sua autovettura andando a sbattere contro il guard-rail alla sua destra, scavalcandolo. La caduta nella scarpata è costata cara al passeggero, deceduto sul colpo. 

Ma la responsabilità del conducente per i danni al passeggero non include solo gli incidenti mortali: qualsiasi tipo di lesione riportata dal terzo trasportato ha, come vedremo a breve, delle ricadute per chi è alla guida. 

Tornando alla vicenda di specie, per i giudici della Cassazione è stata chiara la responsabilità del conducente che, «viste le pessime condizioni ambientali, avrebbe comunque dovuto tenere una velocità molto moderata, ben al di sotto del limite massimo di 90 chilometri orari». Invece, nonostante pioggia intensa e asfalto bagnato, egli aveva tenuto una condotta imprudente, causando «la perdita di controllo del mezzo», con tutte le ripercussioni appena dette sul passeggero.

La responsabilità per i danni al passeggero

Non c’è dubbio che, per tutti i danni sofferti dal conducente, non c’è assicurazione che tenga una volta accertata la responsabilità di questi per l’incidente. Dunque, egli non sarà risarcito da nessuno, neanche dal Comune se non prova che l’infortunio è stato determinato da una cattiva manutenzione della strada.

Le cose vanno diversamente invece per il passeggero il quale, di certo, non ha colpa per il sinistro stradale o per aver scelto un automobilista poco prudente.

A meno che non abbia accettato volontariamente il rischio (salendo, ad esempio, su una macchina prima di una gara di velocità), il cosiddetto terzo trasportato – è questo il nome tecnico che viene dato dai giuristi al passeggero –  deve essere sempre risarcito dalla compagnia assicurativa del conducente. E questo a prescindere dalle colpe per l’incidente stradale. 

Quindi, il passeggero ottiene il risarcimento dei danni fisici e morali:

  • sia nel caso di incidente senza scontri con altri veicoli (si pensi all’auto che sbanda a causa di una lastra di ghiaccio o della ghiaia sull’asfalto);
  • sia nel caso di incidente dovuto a colpa di un altro automobilista;
  • sia nel caso di incidente dovuto a colpa del conducente dell’auto ove è trasportato.

Per ottenere la liquidazione dei danni subiti a seguito dell’incidente stradale, il terzo trasportato (o, in caso di suo decesso, gli eredi) deve presentare la domanda di risarcimento all’assicurazione dell’auto ove si trovava al momento del sinistro, senza dover fornire alcuna prova in merito alle responsabilità dell’evento. Egli deve solo dimostrare di essere stato all’interno del veicolo incidentato, oltre ovviamente ai danni sopportati (economici e alla persona).

Quanto appena detto però vale solo per le conseguenze civili dell’incidente, ossia per il risarcimento del danno. In pratica, il conducente non subisce alcuna responsabilità civile, essendo coperto – nei limiti del proprio massimale – dalla polizza rc-auto. 

Quanto invece alle conseguenze penali, dovute alla colpa dell’automobilista che non abbia tenuto una condotta di guida prudente, l’assicurazione non copre. 

Quindi, in buona sostanza, anche con la rc-auto attiva e valida, per il conducente che abbia determinato lesioni al passeggero a causa della propria negligenza si apre la possibilità di un processo penale per il reato di lesioni o di omicidio colposo.

La condanna penale consisterà, a seconda della gravità della condotta e delle conseguenze, nella detenzione o in una sanzione economica che non viene coperta dall’assicurazione. L’assicurazione non copre neanche le spese legali che l’imputato deve sostenere per difendersi dalle accuse penali. 

Leggi anche Incidente: conducente responsabile se il passeggero si fa male?


note

[1] Cass. sent. n. 13857/20 del 7.05.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 13 febbraio – 7 maggio 2020, n. 13857

Presidente Bricchetti – Relatore Ranaldi

Ritenuto in fatto

1. La Corte di appello di Roma, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha ridotto la pena nei confronti di An. Me. e, per il resto, ha confermato la declaratoria di responsabilità del medesimo in ordine al reato di cui all’art. 589 cod. pen., per avere cagionato, per violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, la morte di An. Ce..

1.1. Secondo quanto accertato in sede di merito, alle ore 00.10 del 18.1.2006, lungo la strada Pontina, in direzione Roma, all’altezza del Km 30,50, l’imputato guidava l’autovettura Honda con a fianco An. Ce.; il tratto di strada percorso al momento dell’incidente stradale era rettilineo, la velocità massima consentita di Km/h 90; le condizioni atmosferiche erano pessime, pioveva ed il manto stradale era, quindi, bagnato, la strada non era illuminata ed il traffico scarso; il Me. perdeva il controllo della sua autovettura ed andava a collidere con il guard-rail posto alla sua destra, scavalcandolo; la vettura proseguiva la sua marcia nella scarpata adiacente la strada, terminando la sua corsa, dopo circa venti metri, contro un albero; il passeggero Ce. perdeva la vita nel violentissimo urto.

1.2. La Corte territoriale ha accertato in Km/h 118 circa la velocità tenuta dal Me. al momento del sinistro, sulla base della consulenza tecnica espletata dal Pubblico ministero.

Ha quindi ritenuto, conformemente al primo giudice, la responsabilità dell’imputato, avendo rinvenuto nella sua condotta profili di colpa, generica e specifica, connotati da elevato grado e causalmente connessi alla morte della vittima. In particolare (ed in sintesi): l’imprudenza di non avere moderato la velocità, nonostante le pessime condizioni ambientali, superando, di contro, il limite di velocità massimo previsto in quel tratto di strada, con specifica violazione anche dell’art. 141 cod. strada.

2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, lamentando quanto segue.

I) Estinzione del reato per intervenuta prescrizione, trattandosi di fatto risalente al 18.1.2006.

II) Vizio di motivazione in punto di responsabilità.

Si deduce che la Corte territoriale non ha tenuto conto delle ampie contestazioni contenute nell’atto di appello nei confronti delle conclusioni dell’ing. De An., consulente tecnico dell’accusa. In particolare, si sottolinea che in sede di controesame il consulente ha ammesso di aver calcolato la velocità di 118 Km/h sulla base della forza cinetica dell’impatto tra il tetto dell’autovettura e l’albero contro cui la stessa si schiantò in caduta da una scarpata, senza aver considerato l’accelerazione uniforme che deriva sui corpi dalla caduta, per le leggi applicabili della fisica, per cui non può escludersi che il superamento del limite dei 90 Km/h sia avvenuto per effetto del predetto moto uniforme di accelerazione derivante dalla caduta della vettura fino al punto di impatto, piuttosto che dalla velocità di crociera del mezzo al momento del sinistro.

Si contesta che apoditticamente la Corte territoriale ha ritenuto che l’incidente sia stato determinato da una perdita del controllo da parte del conducente, senza nemmeno aver considerato l’ipotesi alternativa del guasto tecnico.

Si ritiene non condivisibile l’affermazione che ha escluso l’incidenza, nella fattispecie, della cattiva manutenzione del guard-rail posto alla destra della sede stradale, risultato già flesso verso il basso e quindi avente l’effetto di fungere da rampa per lo scavalcamento e la caduta nella scarpata.

III) Mancata applicazione delle attenuanti generiche. Omessa pronuncia circa la richiesta di applicazione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Si deduce che la Corte di merito avrebbe dovuto considerare il ridotto grado di colpa dell’imputato ai fini del riconoscimento delle invocate attenuanti. Si evidenzia, inoltre, la mancanza di motivazione in ordine al beneficio di legge richiesto.

Considerato in diritto

1. Va premesso, quanto alla istanza di liquidazione presentata in udienza dal difensore del ricorrente, che in tema di patrocinio a spese dello Stato, competente a decidere sulla istanza di liquidazione dei compensi relativi all’attività difensiva svolta nel giudizio di legittimità è il giudice di merito che ha emesso il provvedimento impugnato, posto che la Corte di cassazione può accedere agli atti esclusivamente ai fini della rilevazione di eventuali vizi processuali verificatisi nel corso del giudizio e, pertanto, non ha la piena disponibilità materiale e giuridica degli stessi, che devono essere restituiti, con pienezza di accesso, al giudice di merito una volta definito il giudizio di legittimità (Sez. 3, n. 41525 del 15/12/2016 – dep. 2017, Amato, Rv. 27133901).

2. Il primo motivo è manifestamente infondato.

Il reato per cui si procede non è ancora estinto per prescrizione, posto che nella specie trova applicazione il raddoppio dei termini di cui al comma 6 dell’art. 157 cod. pen., per cui il termine massimo di prescrizione è pari a 15 anni e, nella fattispecie, scadrà il 18.1.2021.

3. Il secondo motivo è inammissibile perché in fatto, generico e aspecifico. Esso sostanzialmente reitera le stesse doglianze già sollevate dal ricorrente in sede di appello, prospettando questioni di merito perlopiù indimostrate e, quindi, congetturali.

In particolare, quanto alla velocità di crociera dell’autovettura condotta dall’imputato, l’incidenza dell’accelerazione uniforme per la caduta del mezzo è stata prospettata dal ricorrente in maniera generica e senza alcuna documentazione a supporto. Peraltro, si tratta di questione non decisiva, in quanto la Corte territoriale ha adeguatamente spiegato che il conducente, stanti le pessime condizioni ambientali, avrebbe comunque dovuto tenere una velocità molto moderata, ben al di sotto del limite massimo di 90 Km/h.

Quanto alla perdita di controllo del mezzo: il giudice di merito l’ha logicamente (e quindi insindacabilmente) desunta dalle circostanze concretamente accertate (pioggia, asfalto bagnato, velocità inadeguata e eccessiva); né il ricorrente ha addotto elementi a supporto della prospettata ipotesi del guasto tecnico, sempre ammesso che gli stessi siano valutabili in sede di legittimità ai fini del sindacato di manifesta illogicità della motivazione.

Quanto alla asserita inidoneità del guard-rail: la Corte di merito ha adeguatamente motivato sul punto, rilevando la indubbia causalità della colpa riconducibile alla condotta di guida tenuta dall’imputato, rispetto alla quale la cattiva manutenzione del guard-rail può avere avuto, al massimo, una incidenza concausale, non certamente interruttiva del nesso eziologico. Si tratta di una ponderata e non arbitraria valutazione di merito, come tale insindacabile in sede di legittimità.

4. Anche il terzo motivo è manifestamente infondato.

Con riferimento al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, i giudici di merito hanno congruamente e logicamente motivato il diniego, rilevando l’elevato grado della colpa e la negativa personalità dell’imputato, gravato da plurime condanne.

Con riferimento alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena, è appena il caso di rilevare che agli atti risultano due precedenti penali ostativi a carico del ricorrente, avendo costui già usufruito, per ben due volte, del beneficio in questione (vedi art. 164, ultimo comma, cod. pen.).

5. Stante l’inammissibilità del ricorso, e non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. sent. n. 186/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria, che si stima equo quantificare nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.

Si dà atto che il presente provvedimento è sottoscritto dal solo consigliere estensore, per impedimento del presidente, ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. a), del d.p.c.m. 8 marzo 2020.


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