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Conferimento mandato avvocato

10 Maggio 2020
Conferimento mandato avvocato

Conferimento dell’incarico all’avvocato: forma verbale o scritta, preventivo, procura processuale e revoca.

Chi non è pratico di questioni legali e non ha frequentato in passato i tribunali, potrebbe non sapere come avviene il conferimento di mandato all’avvocato. Di qui una serie di tipiche domande: bisogna firmare un contratto oppure è sufficiente una delega verbale? Che valore ha la firma sull’atto processuale che viene richiesta prima di depositare il ricorso o la citazione? Nel momento in cui viene chiesto un parere telefonico, è necessario pagare la parcella? 

La prassi, come sempre, crea delle regole diverse da quelle del diritto. Ciò nonostante è bene sapere cosa prevede la legge per non restare spiazzati in un secondo momento. 

In questo articolo, affronteremo quindi il tema del conferimento del mandato all’avvocato: spiegheremo cioè quale forma debba rivestire (scritta o verbale), quali effetti determini per il professionista e per il cliente, come fare a revocarlo. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il mandato?

Per prima cosa dobbiamo chiarire cos’è il mandato. La definizione ci viene data dall’articolo 1703 del codice civile. Il mandato è innanzitutto un contratto in forza del quale una persona (o anche più di una) si impegna a compiere uno o più atti giuridici per conto di un’altra.

Il mandato si presume a titolo oneroso: il che significa che, una volta dimostrata l’esistenza di un mandato, il mandante è tenuto a pagare un compenso al mandatario, salvo risulti che le parti si sono accordate per la gratuità della prestazione. 

A fornire la prova della gratuità è chiaramente chi assume di non dover pagare il compenso, e quindi il mandante. 

Che forma deve avere il mandato?

Quando si parla di mandato, si pensa a una scrittura privata – o talvolta all’atto notarile – ove il mandante conferisce pieni poteri al mandatario in merito a uno o più affari. In realtà, il mandato può essere conferito anche verbalmente, salvo abbia ad oggetto il compimento di atti per i quali la legge impone la forma scritta (ad esempio, una compravendita immobiliare). Si può dare mandato a un ingegnere di effettuare sopralluoghi o visure immobiliari senza bisogno di firmare documenti; allo stesso modo, il mandato conferito a un’agenzia immobiliare per trovare potenziali acquirenti o inquilini non deve essere per forza scritto. Al contrario, se si vuole dare a un parente l’incarico a vendere la propria casa bisogna per forza recarsi da un notaio (visto che l’atto di compravendita richiede il rogito notarile).

Conferimento mandato all’avvocato: scritto o verbale?

Regole speciali valgono, invece, per il conferimento di mandato all’avvocato. Prima di stabilire quale debba essere la forma da rispettare è bene ricordare che l’attività del professionista può essere di due tipi: 

  • stragiudiziale (ossia che si svolge fuori da un giudizio): quando si sostanzia nello svolgimento di un incarico come la redazione di un contratto, la predisposizione di un parere, la richiesta di un risarcimento a un’assicurazione;
  • giudiziale, quando ha ad oggetto un giudizio in tribunale (un ricorso o una citazione civile, una difesa in un processo penale, amministrativo o tributario, ecc.).

Affrontiamo qui di seguito il primo dei due punti, lasciando il secondo al successivo paragrafo.

Il mandato per un’attività stragiudiziale dell’avvocato non deve essere per forza scritto. Esso può essere conferito anche verbalmente, purché risulti in modo chiaro e non equivoco.

Ad esempio, il fatto di recarsi presso uno studio legale per una consulenza non implica necessariamente il conferimento di un mandato alla successiva assistenza in giudizio. Ma se dovesse risultare diversamente, ad esempio perché il cliente ha lasciato le carte al legale chiedendogli di predisporre l’atto, allora il rapporto contrattuale si deve ritenere concluso e il mandato, benché orale, perfettamente valido.

Questo ha due ripercussioni: 

  • il cliente si impegna a onorare la parcella del legale, sia che questa sia stata concordata in modo espresso che non;
  • l’avvocato assume l’impegno a difendere il cliente: il che significa che si dovrà assumere le responsabilità di un eventuale ritardo nella prestazione o, addirittura, nel caso in cui dimentichi di avviare la difesa.

È vero: la legge impone all’avvocato di presentare sempre un preventivo scritto al proprio assistito, rappresentandogli in anticipo i costi della causa. Ma l’inadempimento a tale obbligo – anche di natura disciplinare – non rende invalido il mandato. Sicché il rapporto contrattuale deve ritenersi ugualmente perfezionato, nonostante l’informalità della sua genesi. Con la conseguenza che l’onorario al professionista resta ugualmente dovuto ma, in caso di disaccordo sull’ammontare, lo stesso sarà determinato dal giudice tenendo conto delle tariffe fissate dal D.M. n. 55/2014.

La procura processuale

Quando l’avvocato avvia la causa in tribunale è necessario che questi faccia firmare al cliente la cosiddetta procura processuale che si trova o a margine o alla fine dell’atto di difesa. Quest’atto è necessariamente scritto e non può essere orale. 

La procura serve non già per formalizzare il contratto tra avvocato e cliente – che, come detto, si è già formato in un momento anteriore, con il conferimento dell’incarico (per iscritto o verbale) allo studio del professionista; la procura ha la funzione di far ricadere sul cliente gli effetti giuridici del processo e della sentenza. Tant’è che, in assenza di procura scritta, gli effetti del giudizio si ripercuotono sull’avvocato e non sul cliente. 

In sintesi

In sintesi, possiamo dire che il mandato all’avvocato può essere verbale e risultare da comportamenti concludenti come l’accettazione della difesa da parte del legale e la consegna dei documenti da parte dell’assistito. Da questo momento si perfeziona il contratto di assistenza legale e, quindi, scattano gli obblighi per le parti: da un lato l’esecuzione della prestazione professionale con diligenza da parte dell’avvocato, l’obbligo di corrispondere l’onorario per il cliente.

Cosa diversa è, invece, la procura processuale che serve solo quando è necessario depositare un atto in tribunale: questa, che deve per forza avere la forma scritta, serve solo per far ricadere gli effetti processuali sulla parte assistita. 

Revoca del mandato

La revoca del mandato conferito all’avvocato può avvenire in qualsiasi momento: prima o durante la causa o anche a conclusione del processo (ai fini magari di un eventuale atto di appello).

Come il conferimento, anche la revoca del mandato non deve per forza essere scritta, potendo avvenire con comunicazione verbale, anche telefonica. A seguito della revoca del mandato, l’avvocato è tenuto a consegnare al cliente tutti i documenti in suo possesso, consegnandogli un dettagliato aggiornamento sull’eventuale stato della causa (al fine di provvedere alla difesa con un altro professionista).


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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