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Nullità ingiunzione di pagamento

10 Agosto 2020 | Autore:
Nullità ingiunzione di pagamento

Decreto ingiuntivo, ingiunzione fiscale dei Comuni e intimazione di pagamento dell’Agenzia delle entrate – Riscossione: le ipotesi di nullità.

A volte può sembrare che la sorte si accanisca: ciò accade quando, ad esempio, nello stesso periodo ci vengono recapitate multe, cartelle esattoriali, diffide e decreti giudiziari che hanno tutti lo stesso oggetto, cioè il pagamento di debiti. In casi del genere, quando le proprie forze non sono sufficienti, non resta che rivolgersi a un buon avvocato per cercare di difendersi nel miglior modo possibile. Tra gli espedienti che il tuo legale potrebbe trovare per metterti al riparo dall’ondata di pretese creditorie che ti sono piombate addosso v’è senz’altro quella di trovare una causa di nullità dell’ingiunzione di pagamento.

Con questo articolo scopriremo quali sono le principali cause di nullità delle più importanti ingiunzioni di pagamento; prima ancora, però, spiegheremo che cos’è un’ingiunzione di pagamento. Come vedremo, la legge non prevedere una categoria unica di ingiunzione di pagamento: con tale terminologia, infatti, si indica una serie di intimazioni che hanno tutte quante ad oggetto l’invito a versare una certa somma di danaro. Per ogni tipologia diversa di ingiunzione di pagamento occorre verificare quali sono le cause di nullità.

Se l’argomento ti interessa, magari perché vuoi controllare di persona, senza affidarti a un legale, se l’ingiunzione di pagamento che ti è pervenuta è ancora valida, allora prenditi dieci minuti di tempo e prosegui nella lettura: affronteremo insieme il tema delle nullità delle ingiunzioni di pagamento.

Ingiunzione di pagamento: cos’è?

Come ricordato in premessa, l’ingiunzione di pagamento è una categoria non ben specificata dalla legge. In linea di massima, possiamo dire che l’ingiunzione di pagamento è un avvertimento formale rivolto al debitore affinché paghi entro un termine indicato.

Ogni ingiunzione di pagamento, dunque, consiste in un’intimazione di pagamento. Il punto però è che, dovendo parlare di nullità dell’ingiunzione, dobbiamo essere un po’ più specifici, altrimenti rischieremmo di creare un’inutile confusione.

Quando si parla di ingiunzione di pagamento, dunque, ci si riferisce essenzialmente a tre tipologie di atti:

  • al decreto ingiuntivo;
  • all’ingiunzione fiscale per multe, tributi locali (Imu, Ici, Tasi, Tarsu ecc.) e altre entrate patrimoniali locali non pagate;
  • alle intimazioni di pagamento successive alle cartelle esattoriali dell’Agenzie delle Entrate – Riscossione.

Analizziamo le cause di nullità di queste ingiunzioni di pagamento.

Decreto ingiuntivo: cos’è?

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento emanato dal giudice su richiesta della persona che fornisca prova scritta di avere un credito certo, liquido ed esigibile.

Per la precisione, il decreto ingiuntivo è uno strumento che la legge mette a disposizione di coloro che sono creditori di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, ovvero di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata (un quadro, un’automobile, ecc.).

Sono fungibili le cose che possono essere scambiate o sostituite facilmente con altre dello stesso genere: classico esempio di beni fungibili sono il grano, l’olio, il vino, il denaro, i beni prodotti in serie, ecc.

Nullità del decreto ingiuntivo

Quali sono le cause di nullità di un decreto ingiuntivo? Innanzitutto, va subito detto che il decreto ingiuntivo, una volta emesso dal giudice, va notificato al debitore entro sessanta giorni; superato questo termine, il debitore potrà opporsi in giudizio e farne valere la nullità.

Il termine di sessanta giorni stabilito dalla legge è previsto a pena di decadenza: ciò significa che, se il creditore che ha ottenuto il provvedimento del giudice non lo notifica entro sessanta giorni al debitore, si avrà quell’effetto giuridico che prende il nome di decadenza del decreto ingiuntivo, decadenza che può essere fatta valere dal debitore mediante regolare opposizione. L’accertamento della decadenza del decreto ingiuntivo provoca la dichiarazione di nullità del decreto stesso.

Il decreto ingiuntivo è nullo anche quando la notifica al debitore è stata fatta, ma a un indirizzo del tutto sbagliato: anche in questo caso, il decreto ingiuntivo deve ritenersi affetto da nullità in quanto non portato a conoscenza nei termini nei confronti del debitore.

Il decreto ingiuntivo è altresì nullo nell’ipotesi in cui esso sia stato emesso dal giudice in assenza dei presupposti previsti dalla legge: si pensi a un decreto ingiuntivo che non abbia ad oggetto una somma di danaro, beni mobili fungibili oppure un bene mobile determinato.

È nullo il decreto ingiuntivo che intima al debitore di restituire al creditore un bene immobile, oppure una determinata somma di danaro non liquida, cioè non determinata nel suo ammontare.

È nullo il decreto ingiuntivo con cui si intima al debitore di pagare un risarcimento dei danni la cui entità è stata arbitrariamente determinata dal creditore.

Ingiunzione fiscale: cos’è?

La seconda tipologia di ingiunzione di pagamento è quella che ha ad oggetto le multe, i tributi locali (Imu, Ici, Tasi, Tarsu ecc.) e, in generale, le entrate patrimoniali locali non pagate.

A differenza del procedimento di ingiunzione che culmina con l’emissione, da parte del giudice competente, di un decreto ingiuntivo, l’ingiunzione di pagamento (o meglio, l’ingiunzione fiscale) inerente alle entrate patrimoniali locali non pagate rappresenta un procedimento amministrativo azionato, appunto, da una pubblica amministrazione.

Per recuperare gli importi iscritti a ruolo, come nel caso delle multe non pagate bonariamente, gli enti locali, anziché valersi dell’Agenzia delle entrate – Riscossione, possono utilizzare la cosiddetta ingiunzione fiscale.

Con l’ingiunzione fiscale, in pratica, l’ente locale provvede da sé al recupero di ciò che gli spetta, senza necessità di scomodare gli enti della riscossione.

Nullità ingiunzione fiscale 

Come spiegato nell’articolo Ingiunzione di pagamento multe stradali, le ingiunzioni di pagamento inviate dai Comuni per recuperare il pagamento delle multe e dei tributi possono essere affette da quattro motivi di nullità:

  • mancato invio, nei 120 giorni precedenti, del dettaglio degli importi iscritti a ruolo;
  • mancato rispetto del termine di decadenza;
  • illegittima maggiorazione semestrale del 10% della contravvenzione;
  • mancata allegazione del verbale.

Nullità per mancato invio del dettaglio degli importi

Per tutte le riscossioni successive al primo gennaio 2013 che abbiano ad oggetto debiti non superiori a mille euro, la notifica dell’ingiunzione, così come l’avvio di pignoramenti o fermi auto, deve essere necessariamente preceduta, almeno 120 giorni prima, dall’invio di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.

Se il Comune invia l’ingiunzione di pagamento senza la preventiva comunicazione del dettaglio della posizione debitoria, l’ingiunzione è nulla.

Il dettaglio della posizione debitoria deve necessariamente precedere l’ingiunzione e non può essere notificato, in un unico atto, con l’ingiunzione in questione [1].

Nullità per mancato rispetto termine di decadenza

La legge stabilisce un preciso termine entro cui il Comune deve notificare il titolo esecutivo al contribuente: esso va portato a conoscenza del soggetto multato entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

Se il Comune non rispetta questa data ultima, decade dal diritto di procedere alla riscossione delle somme e, dunque, l’ingiunzione è nulla.

Nullità per illecita maggiorazione del 10%

Il terzo motivo di nullità dell’ingiunzione di pagamento del Comune riguarda l’illegittima maggiorazione del 10%: essa non è dovuta quando il Comune utilizza l’ingiunzione fiscale, essendo invece applicabile solo nell’ipotesi in cui, a seguito di rigetto dell’opposizione a una multa stradale, sia stata emessa un’ordinanza della Prefettura.

Nullità per mancanza della motivazione

L’ingiunzione di pagamento del Comune è nulla per insufficiente motivazione dell’ingiunzione: si tratta di un vizio che scatta tutte le volte in cui il verbale posto alla base dell’emissione della stessa ingiunzione non risulta allegato, ma solo richiamato.

La legge stabilisce infatti che se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile anche l’atto cui essa si richiama.

Cartella esattoriale: cos’è?

La cartella di pagamento (o cartella esattoriale) è l’atto che l’Agenzia delle entrate – Riscossione invia ai contribuenti per recuperare i crediti vantati dagli enti creditori (Agenzia delle entrate, Inps, Comuni, ecc.).

La cartella di pagamento contiene la descrizione delle somme dovute, l’invito a provvedere al pagamento entro 60 giorni dalla notifica, a pena di avvio dell’esecuzione forzata, le istruzioni sulle modalità di pagamento (dove, come), sulle modalità per richiedere la rateazione, sulle modalità per proporre ricorso, l’indicazione del nominativo del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notifica della cartella.

In caso di mancato pagamento della cartella esattoriale nel termine di 60 giorni, sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora maturati giornalmente dalla data di notifica della stessa, gli oneri di riscossione (compensi) dovuti all’agente della riscossione, nella misura piena (calcolato sul capitale e sugli interessi di mora) e tutte le eventuali ulteriori spese derivanti dal mancato (o ritardato) pagamento della cartella.

Trascorso il termine di 60 giorni senza che il contribuente abbia eseguito il pagamento, l’agente della riscossione può mettere in atto le azioni cautelari e conservative e le procedure per la riscossione coattiva su tutti i beni del creditore e dei suoi coobbligati (ad esempio, il fermo amministrativo di beni mobili registrati e il pignoramento dei beni).

L’intimazione di pagamento dopo cartella esattoriale

Come spiegato nell’articolo dal titolo Differenza tra accertamento, cartella e ingiunzione di pagamento, l’ingiunzione di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione serve a rinnovare al debitore l’invito a pagare per evitare il pignoramento.

Quasi mai, infatti, scaduti i termini di pagamento della cartella esattoriale, l’esattore procede all’esecuzione forzata. Per evitare che il credito vada in prescrizione è necessario interrompere i termini con una diffida di pagamento: tale è appunto l’ingiunzione di pagamento.

L’ingiunzione di pagamento (o intimazione di pagamento) ha anche un’altra funzione: tra la cartella di pagamento e il pignoramento non può decorrere più di un anno. Se ciò dovesse avvenire, l’Agenzia delle entrate – Riscossione dovrebbe rinnovare al contribuente l’invito a pagare, cosa che appunto avviene con l’ingiunzione di pagamento.

In pratica, dunque, l’intimazione di pagamento è un sollecito che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia) invia al contribuente per chiedere il versamento, entro un brevissimo termine (5 giorni), delle somme precedentemente ingiunte mediante la cartella di pagamento, degli avvisi di accertamento o degli avvisi di addebito.

Nullità dell’intimazione di pagamento

Per impugnare l’ingiunzione di pagamento ci sono 60 giorni di tempo; non possono essere fatti valere i vizi dei precedenti atti, i quali, non essendo stati impugnati, sono ormai divenuti definitivi con tutti i vizi che eventualmente avevano. Ecco perché è importante sapere quando è nulla un’intimazione di pagamento.

Ci sono diverse ragioni per cui l’intimazione di pagamento dell’Agenzia delle entrate – Riscossione possa essere nulla. Ad esempio, è affetta da nullità per difetto di motivazione l’intimazione di pagamento notificata dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione che si limita a richiamare le cartelle di pagamento sulle quali si basa, senza allegarle. (Leggi: Intimazione di pagamento: nulla se non è allegata la cartella).

Esistono altre ipotesi di nullità. L’intimazione di pagamento deve permettere al contribuente di comprendere immediatamente le ragioni della pretesa e fornirgli ogni informazione in merito all’esercizio del proprio diritto di difesa.

La giurisprudenza [2] ha stabilito che l’intimazione di pagamento deve indicare a pena di nullità:

  • l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato o comunicato e il responsabile del procedimento;
  • l’organo o l’autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame in sede di autotutela;
  • le modalità, il termine, l’organo giurisdizionale o l’autorità amministrativa cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili.

L’intimazione di pagamento deve inoltre indicare nel dettaglio il computo degli interessi con riferimento al tasso applicato ed al metodo di calcolo adottato: non è sufficiente che sia presente un numero verde a cui rivolgersi.

Un altro vizio che spesso porta all’annullamento dell’intimazione di pagamento (e, di conseguenza, dell’intero debito) è l’omessa notifica degli atti precedenti. Quindi bisogna verificare con attenzione la validità delle notifiche delle precedenti cartelle di pagamento o avvisi di accertamento indicati nell’intimazione.


note

[1] Art. 1, comma 544, L. 228/2012.

[2] Cass., sent. n. 3281/2020.

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