Smart working: chi ne avrà diritto

11 Maggio 2020 | Autore:
Smart working: chi ne avrà diritto

Il Dl Rilancio prevede che i dipendenti con figli under 14 possano pretendere di lavorare da casa. Governo e sindacati spingono verso questa soluzione.

Che il coronavirus cambierà il nostro modo di lavorare è, ormai, una certezza. In questi due mesi di emergenza, milioni di lavoratori sono stati interessati dal fenomeno dello smart working, due parole che sono entrate prepotentemente nel nostro vocabolario da quando è iniziata la chiusura obbligatoria o consigliata delle aziende. Ma anche quella delle scuole: all’esigenza di evitare spostamenti da e verso l’ufficio, infatti, si aggiungeva quella di badare ai bambini rimasti a casa per la sospensione dell’attività didattica nelle aule.

Ora, il lavoro a distanza diventa un diritto per i dipendenti del settore privato che hanno dei figli di età inferiore ai 14 anni. Secondo quanto previsto dal Dl Rilancio, fino al 31 luglio, giorno in cui – almeno per ora – si concluderà ufficialmente lo stato di emergenza, questi lavoratori potranno pretendere di accedere al lavoro agile anche senza gli accordi individuali previsti dalla legge. Va da sé che il requisito principale resta quello di svolgere un’attività compatibile con lo smart working. Potranno essere utilizzati anche computer personali, se questi dispositivi non saranno forniti dal datore di lavoro.

Finora, sono stati circa 2 milioni gli italiani che hanno lavorato da casa durante l’emergenza. Ma ora, con il diritto allo smart working per chi ha almeno un figlio under 14, la platea potrebbe collocarsi tra i 6 e gli 8 milioni. La strategia delle aziende, infatti, dovrebbe essere quella di ridurre il flusso di lavoratori in uffici e stabilimenti limitando le presenze a chi non può svolgere il proprio compito da casa, come nel caso delle imprese manifatturiere, e mantenendo da remoto quello che non richiede una presenza fisica in azienda.

Non c’è dubbio sul fatto che, a questo punto, si rende necessario un investimento importante da un punto di vista tecnologico, sia per dotare i lavoratori degli strumenti e dei dispositivi necessari allo svolgimento della loro attività sia per quanto riguarda la connettività.

Governo e parti sociali, nel Protocollo siglato a fine aprile, hanno spinto con decisione verso lo smart working, soprattutto per motivi di sicurezza: «Il lavoro a distanza – si legge nell’accordo – continua ad essere favorito anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione».

Non va dimenticato che l’utilizzo o meno dello smart working rientra nella check list, allegata alla nota dell’Ispettorato nazionale del Lavoro del 20 aprile 2020, che gli ispettori utilizzeranno nelle verifiche sull’osservanza da parte delle aziende dei protocolli anti-contagio.



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