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Permessi 104: quando sono frazionabili?

16 Maggio 2020
Permessi 104: quando sono frazionabili?

Il nuovo contratto della Dirigenza medica all’art.38 comma 1 prevede che “Il dirigente ha diritto, ove ne ricorrano le condizioni, ad assentarsi per fruire dei tre giorni di cui all’ art. 33, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104.” In funzione di quanto sopra e del parere ARAN “csan15” la mia Azienda ha precluso la fruizione dei permessi ad ore (18 ore mensili) fino ad adesso regolarmente utilizzabili. Gradirei il vostro parere nel merito sulla regolarità di tale posizione.

La questione sollevata è molto dibattuta: se da un lato c’è chi ritiene che i permessi ex legge n. 104/92 siano sempre e comunque frazionabili (quanto meno nella misura di 18 ore mensili), l’Aran, con il parere citato reso in data 27/11/2018, si è schierato in senso contrario.

Il presupposto dell’orientamento avallato dall’Aran è il seguente: per quanto concerne la pubblica amministrazione, la possibilità di fruire dei tre giorni di permesso legge 104/92 in modo frazionato è subordinata ad un’espressa previsione nel contratto collettivo di categoria.

Ciò perché la legge 104/92 non contempla esplicitamente la possibilità di ricorrere al frazionamento dei permessi, riferendosi solamente alle giornate lavorative (nello specifico, tre al mese); così l’art. 33: «A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa».

Il Ccnl del comparto sanità, all’art. 38, testualmente asserisce che «Il dirigente ha diritto, ove ne ricorrano le condizioni, ad assentarsi per fruire dei tre giorni di cui all’ art. 33, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104. Tali assenze sono utili ai fini della maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità».

A propria volta, l’Aran, con il parere sopra richiamato (Csan 15), asserisce che «questi ultimi tre giorni di permesso mensile retribuito non sono frazionabili ad ore in base all’attuale formulazione della norma contrattuale in esame».

È evidente che, rispetto ad altri comparti, si viene a creare una sorta di discriminazione. Tuttavia, va ribadito che la legge 104/92 non conferisce espressamente il diritto a frazionare i permessi, e che l’eccezione prevista per il comparto sanità può essere giustificata con la necessità di garantire che il servizio non subisca pericolose e improvvise interruzioni: per tale ragione è stato ritenuto preferibile che i permessi vengano presi in giornate intere e con preavviso.

Peraltro, lo stesso problema pare porsi anche in altri settori del pubblico impiego: ad esempio, nel comparto scuola la frazionabilità ad ore non è prevista e non è applicabile e la fruizione dei permessi 104, tra l’altro, può essere richiesta in giornate non ricorrenti per non creare disagio alla programmazione dell’attività scolastica.

Come riportato al comma 6 dell’art.15 – Permessi Retribuiti del CCNL della Scuola: «I permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 sono retribuiti come previsto […] e non sono computati ai fini del raggiungimento del limite fissato dai precedenti commi né riducono le ferie; essi devono essere possibilmente fruiti dai docenti in giornate non ricorrenti».

Dunque, in ambito lavorativo, in riferimento alla frazionabilità dei permessi 104, si sono creati due differenti regimi: mentre l’INPS, nelle sue circolari (ad esempio, nel messaggio n. 3114 del 7/8/2018), prevede espressamente la possibilità di frazionamento, nel pubblico impiego si rimanda alle previsioni dei contratti collettivi di categoria che, qualora la contemplino, devono  anche regolamentarla.

In questo senso anche la Circolare Dipartimento Funzione Pubblica n. 13/2010, a proposito del frazionamento in ore dei permessi giornalieri, rinvia alla Circolare Dipartimento Funzione Pubblica n. 8/2008, dove si ribadisce che il limite delle 18 ore mensili è da applicarsi solo nel caso in cui i permessi si utilizzano in modo frazionato e nel caso in cui questa possibilità sia prevista dal contratto di lavoro («ferme restando le autonome determinazioni di ciascuna amministrazione nell’esercizio del proprio potere organizzativo e gestionale»).

Nel comparto sanità non solo la frazionabilità non è espressamente contemplata, ma nemmeno regolamentata. Se fosse mancata la previsione espressa ma ci fossero stati riferimenti alle modalità di richiesta, allora si sarebbe dovuta ammettere anche per la sanità.

Tirando le fila di quanto detto, si ritiene che l’azienda sanitaria locale si sia allineata a quello che, allo stato, è l’orientamento prevalente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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