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Come evitare il pignoramento della pensione?

11 Maggio 2020
Come evitare il pignoramento della pensione?

Limiti al pignoramento della pensione: come sfuggire all’esecuzione forzata del creditore. La pensione al di sotto del minimo vitale non si tocca.

Quando l’assegno dell’Inps è appena sufficiente per vivere e proprio per ciò si sono accumulati numerosi debiti, è normale chiedersi come evitare il pignoramento della pensione. 

Il codice civile  stabilisce un principio di massima che vale per tutti i cittadini, pensionati compresi: il debitore risponde delle obbligazioni contratte con tutto il suo patrimonio, presente e futuro. Tuttavia questa regola trova una serie di limitazioni proprio in favore delle categorie più deboli. In quest’ottica, su un piano comparativo, la Corte Costituzionale ha ritenuto che debbano essere privilegiati gli anziani anche rispetto agli stessi lavoratori dipendenti cui, come noto, la legge riconosce numerosi limiti al pignoramento dello stipendio. Quali sono questi benefici? Esiste un modo per evitare il pignoramento della pensione?

Ne parleremo in questa breve guida. Analizzeremo tutta la legislazione attuale, con riferimento ai debiti privati e a quelli con il fisco. Ma procediamo con ordine.

Si può pignorare la pensione?

Non tutte le pensioni sono pignorabili. La legge [1] stabilisce infatti che i sussidi per le persone povere comprese nell’elenco dei poveri non sono pignorabili. Non è quindi pignorabile l’assegno sociale previsto per le persone con almeno 67 anni d’età.

Non sono pignorabili né la pensione di invalidità civile, né l’assegno di accompagnamento. 

La pensione di inabilità e di invalidità sono pignorabili nei limiti stabiliti, di volta in volta, dal giudice, tenendo conto delle necessità del debitore. 

In tutti gli altri casi, la pensione è pignorabile, ma entro determinati limiti che variano in base al tipo di creditore e all’entità dell’assegno dell’Inps. Approfondiremo tali limiti qui di seguito.

Come avviene il pignoramento della pensione

Non possiamo spiegare come evitare il pignoramento della pensione se non sappiamo qual è la procedura che realizza tale effetto. Esistono due forme di pignoramento della pensione:

  • pignoramento diretto in capo all’Inps: in tal caso, viene pignorato l’assegno pensionistico prima che venga accreditato all’avente diritto. L’atto di pignoramento viene notificato sia all’ente di previdenza che al debitore. Da quel momento in poi, la pensione viene decurtata di un importo che, come vedremo qui di seguito, varia da un decimo a un quinto. La trattenuta viene fatta dall’Inps che la versa poi al creditore. Il versamento però avviene solo dopo un’udienza dinanzi al giudice (la cui data è indicata sull’atto stesso di pignoramento), nel corso della quale il debitore può comparire anche solo al fine di verificare che la procedura segua il suo regolare corso. In quella sede quest’ultimo può presentare eventuali opposizioni;
  • pignoramento in capo alla banca: in tal caso, l’atto di pignoramento viene notificato presso l’istituto di credito ove il pensionato riceve l’accredito della pensione. La trattenuta viene fatta dalla banca che, su successiva autorizzazione del giudice (a seguito di una udienza la cui data è indicata nell’atto di pignoramento), la versa poi al creditore procedente. Anche qui, come vedremo meglio a breve, sono previsti dei limiti al pignoramento della pensione. 

Limiti entro cui si può pignorare la pensione

Come dicevamo in apertura, la legge pone dei limiti al pignoramento della pensione molto più stringenti rispetto a quelli previsti per lo stipendio del lavoratore dipendente. Tali limiti cambiano a seconda che il creditore sia un soggetto privato o lo Stato. 

Pignoramento pensione per debiti privati

Quando il creditore è un soggetto privato (ad esempio una banca, una finanziaria, una società, la compagnia del telefono, della luce o del gas, il padrone di casa, un fornitore, il condominio), il pignoramento è soggetto ai seguenti limiti. 

Pignoramento in capo all’Inps

Quando il pignoramento viene fatto direttamente all’Inps, è possibile il pignoramento di un quinto del netto della pensione mensile, detratto però il cosiddetto limite vitale. Il limite vitale è pari a 1,5 volte l’assegno sociale (somma quest’ultima rivalutata annualmente). 

Ad oggi, l’importo dell’assegno sociale è pari a 459,83 euro. Dunque, il limite del pignoramento della pensione è di 689,74 euro (pari cioè a una volta e mezzo l’assegno sociale: 459,83 + il 50% di tale cifra, ossia 229,91). Questo significa che se la pensione è inferiore a 689,74 euro – qualsiasi sia il tipo di somma pignorata – il debitore non potrà mai subire un pignoramento. Se, invece, è superiore a tale importo, sarà pignorabile solo il quinto, non del totale, ma dell’eccedenza rispetto a 689,74 euro. 

Quindi su una pensione di 1.000 euro bisogna detrarre 689,74 euro. Il risultato, ossia 310,26 euro, potrà essere pignorato per massimo un quinto ossia 62,05 euro. Quindi, il pignoramento possibile su di una pensione di mille euro sarà di 62,05 euro al mese.

Pignoramento in capo alla banca

Quando il pignoramento viene fatto in capo alla banca vigono regole diverse.

Innanzitutto, le somme già depositate sul conto prima dell’arrivo dell’atto di pignoramento possono essere pignorate solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia 459,83×3 = 1.379,49 euro.

Così, ad esempio, se il pensionato ha sul conto solo 1.000 euro, non subirà alcun pignoramento dei risparmi sino a quel momento accumulati. Se invece ha un conto con 2.000 euro, subirà un pignoramento pari alla differenza tra 2.000 e 1.379,49 ossia di solo 620,51 euro.

Invece per quanto riguarda le mensilità della pensione che verranno erogate nei mesi successivi alla notifica del pignoramento, e sino ad estinzione totale del debito, valgono i limiti al pignoramento della pensione visti in capo all’Inps: ossia su ogni mensilità la banca tratterrà un quinto.

In questo caso dunque non opera la limitazione del minimo vitale che, come visto, vale solo quando il pignoramento avviene in capo all’Inps.

Pignoramento pensione per cartelle esattoriali

Quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, ai limiti che abbiamo appena elencato, se ne aggiunge uno ulteriore basato sull’entità della pensione. Difatti l’importo pignorabile, che nei crediti privati è pari a massimo un quinto della pensione, si riduce ulteriormente quando il debito dipende da una cartella esattoriale. In particolare:

  • per pensioni fino a 2.500 euro mensili, il limite pignorabile della mensilità della pensione è di un decimo (1/10);
  • per pensioni tra 2.501 euro e 5.000 mensili, il limite pignorabile della mensilità della pensione è di un settimo (1/7);
  • per pensioni da 5.001 euro mensili in poi, il limite pignorabile della mensilità della pensione è di un quinto (1/5).

Come evitare il pignoramento della pensione

Alla luce di quanto abbiamo appena detto risultano tutt’altro che agevoli gli escamotage rivolti a evitare il pignoramento della pensione. 

Innanzitutto il creditore può essere in grado di sapere se e dove il debitore riceve la pensione. Esiste infatti la cosiddetta Anagrafe tributaria, un archivio dell’Agenzia delle Entrate cui il creditore può affacciarsi, una volta notificato al debitore il cosiddetto atto di precetto (ossia un ultimo avvertimento a pagare entro 10 giorni). In essa il creditore può sapere se il debitore riceve una pensione e presso quale banca gli viene accreditata.

Nonostante ciò esistono dei sistemi per contenere i danni.

Prelievo dal conto

Un sistema per ridurre il pignoramento della pensione, nel caso in cui questo avvenga presso la banca, è effettuare un prelievo prima della notifica dell’atto di pignoramento al fine di ripristinare la provvista al di sotto del limite del triplo dell’assegno sociale (come visto pari a 1.379,49 euro). Infatti sotto questo tetto, il creditore non può attingere dai risparmi accumulati in passato, né il prelievo è revocabile. Resterà però il pignoramento sul quinto delle successive mensilità.

Simulare un precedente pignoramento firmando assegni o cambiali

Un altro sistema utilizzato da alcune persone per evitare il pignoramento della pensione è  simulare un precedente pignoramento con una persona connivente. Si tratta però di un illecito che, se anche non punito penalmente, può essere soggetto ad una azione revocatoria. Cerchiamo di capire meglio in cosa si sostanzia. 

Il pensionato firma delle cambiali o degli assegni a un parente o un amico il quale, a fronte di ciò, esegue un pignoramento sul suo conto corrente in modo che la pensione risulti già pignorata per quando arriverà il creditore. Quest’ultimo infatti dovrà “accodarsi” al precedente pignoramento e attendere l’estinzione dello stesso. Con la conseguenza che, più è elevato il credito “simulato”, tanto minore sarà la possibilità per il creditore “effettivo” di recuperare i propri soldi.

Tale sistema però ha effetto solo quando i due crediti sono della stessa natura. Difatti, bisogna tenere conto che, se ci sono più pignoramenti sulla stessa pensione, non sempre il successivo si accoda al precedente. Spieghiamo come funziona la legge in questi casi.

I creditori si distinguono in tre categorie:

  • crediti dovuti per il pagamento di tasse e contributi (ad esempio, cartelle esattoriali, Agenzia Entrate, ecc.);
  • crediti dovuti per assegni alimentari (ad esempio, mantenimento all’ex moglie o figli);
  • tutti gli altri crediti (ad esempio, dovuti a banche, finanziarie, fornitori, padrone di casa, condominio, ecc.).

Il pignoramento congiunto di due creditori è possibile solo se questi appartengono a categorie differenti. In tal caso, i pignoramenti possono coesistere e si può pignorare anche più di un quinto della pensione, a condizione però che questa – detratto sempre il minimo vitale – non scenda al di sotto della metà. 

Invece, se i creditori appartengono alla stessa categoria, si dovrà soddisfare innanzitutto chi ha agito per primo e solo dopo gli altri.

Quindi, l’escamotage appena indicato ha effetti solo se il creditore da cui si vuole scappare è privato: una banca, una finanziaria, il locatore, il condominio, una società di riscossione per utenze domestiche o altri debiti con società private. Non vale invece per il pignoramento nei confronti dell’Agente della Riscossione o dell’ex moglie). 



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