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Coronavirus: spostamenti per motivi di lavoro

16 Maggio 2020
Coronavirus: spostamenti per motivi di lavoro

Sono agente di assicurazione. Ieri mi hanno fermato i carabinieri per controllo autocertificazione. Volevano farmi il verbale in quanto, a detta loro, io mi posso recare solo in un altro ufficio e non andare dai clienti (anche con appuntamento), ma sono i clienti che devono venire da me. Difficile questo se devo visionare il bene da assicurare.

Non mi hanno fatto il verbale “per gentile concessione”. Mi hanno anche ritirato il modulo. Ho avuto molti controlli in questo periodo, ma mai nessuna contestazione del genere da parte di altre forza dell’ordine. Il modulo mi è sempre stato restituito controfirmato dagli agenti.

Dopo aver effettuato il controllo, l’autorità deve restituire al cittadino il modulo con la firma/timbro dell’agente, mentre un altro modulo resta a chi ha effettuato l’accertamento. In pratica, è come se fossero un originale e una copia.

Per quanto riguarda il merito della questione, le norme che erano in vigore quando è accaduto il fatto (prima della fase 2 iniziata il 4 maggio) consentivano di potersi spostare al di fuori del proprio Comune solamente per urgenti necessità, per motivi di lavoro e per ragioni di salute.

Non avendo alcun precedente giurisprudenziale a disposizione, ed essendo la normativa contenuta nei Dpcm spesso lasciata all’interpretazione più conforme al buon senso, a sommesso parere dello scrivente si può affermare che gli spostamenti per motivi di lavoro che comportano una visita domiciliare in altro Comune sono legittimi se particolarmente urgenti.

Tale conclusione si può evincere dalle disposizioni normative contenute nella decretazione d’urgenza del governo e, in particolare, da quella (decreto legge 17.3.2020 n 18 converto in legge 24.4.2020 n 27) che, modificando l’art. 83 del codice di procedura civile, consente all’avvocato di ricevere la procura alle liti anche a mezzo scansione e invio della stessa tramite email.

In pratica, la normativa emergenziale, al fine di ridurre quanto più possibile gli spostamenti, consente all’avvocato di ricevere mandato anche mediante una semplice email (perfino tramite foto inoltrata tramite Whatsapp!), derogando così alla disposizione generale per cui il conferimento del mandato deve avvenire esclusivamente alla presenza del professionista legale, di modo che questi possa autenticare la firma in calce alla procura.

Quello esposto è semplicemente un esempio che aiuta a far comprendere la straordinarietà del momento e la necessità di evitare il più possibile gli spostamenti.

Nel caso proposto, dunque, si ritiene legittimo lo spostamento dell’agente di assicurazione se lo stesso è stato dettato da indifferibili e urgenti motivi di lavoro.

Come ricordato, però, non c’è un indirizzo univoco sul punto. Leggendo singolarmente i motivi che giustificano uno spostamento, si penserebbe che tali ragioni siano alternative tra loro: se si valicano i confini del proprio Comune di appartenenza, è sufficiente il solo motivo di lavoro o l’urgente necessità, non entrambi.

Tuttavia, una lettura più prudente della normativa promuoverebbe una condotta improntata alla maggior cautela possibile, cosicché il motivo di lavoro debba apparire anche urgente per giustificare una visita domiciliare (peraltro, fuori del proprio Comune).

Ad ogni buon conto, se la violazione fosse stata formalmente contestata, ci si sarebbe potuti difendere impugnando il verbale e facendo valere lo spostamento giustificato dai motivi di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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