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Editoriali Attenti ai banner pubblicitari sul vostro cellulare: svuotate migliaia di schede telefoniche

Editoriali Pubblicato il 21 ottobre 2013

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> Editoriali Pubblicato il 21 ottobre 2013

Suonerie per smartphone, siti di incontri e chat gratuite: per un errore di pressione del vostro polpastrello, il vostro cellulare vi iscrive a servizi che non avete mai chiesto e che risucchiano la ricarica telefonica, senza contare il rischio di phishing e virus informatici. Tutto passa ormai dal cellulare, anche le frodi.

Il mondo della telefonia mobile ha meno protezioni nei confronti delle truffe informatiche. I sistemi di controllo preventivo sono ridotti al minimo e spesso questi apparecchi non hanno antivirus. Ecco, quindi, fioccare una serie di esche ben architettate ai danni degli utenti.

Una delle truffe più comuni è, in questi mesi, lo svuotamento della ricarica telefonica nuova per una semplice iscrizione a un sito di giochi, di incontri o per il download di suonerie. Ma – e qui sta il bello – l’iscrizione avviene all’insaputa dell’utente. Infatti, se eravamo abituati a siti dove i soldi venivano prelevati dal conto  solo se il malcapitato avesse fornito le proprie credenziali dell’e-banking o il numero della  carta di credito, nel caso degli smartphone è tutto diverso. Qui basta un semplice click inavvertito, un errore di pressione del vostro polpastrello: è infatti sufficiente toccare– anche per sbaglio – un banner pubblicitario e il gioco è fatto. Arriva subito il messaggino: “Grazie per esserti iscritto al nostro servizio; il costo è di 10 euro a settimana”. Il servizio è, infatti, collegato direttamente alla scheda telefonica e da qui prosciuga i soldi dell’utente.

A questo punto non rimane che chiedere la cancellazione dal servizio, telefonare a un numero a pagamento, che vi farà attendere al telefono circa 5 minuti e provvederà alla cancellazione nel termine di… 48 ore (durante le quali, ovviamente, continuerete a pagare il servizio non richiesto).

Ma come è possibile? Senza aver dato un’adesione o il proprio numero telefonico o aver cliccato su un’informativa o aver saputo prima i prezzi? Di fatto è quello che avviene: un contratto stipulato con la pressione di un dito, senza alcun regolamento, condizione, informativa, indicazione di prezzi e diritto di recesso.

Nel caso di schede prepagate il danno può essere di poche decine di euro. Diversa però è l’ipotesi degli abbonamenti: questi ultimi, infatti, sono collegati al conto corrente che, in poco tempo, se l’utente è distratto, vengono prosciugati.

Insomma, si tratta di un danno non da poco conto, per un dito impreciso nel toccare il display del cellulare.

Quando arriva il conto della bolletta telefonica è troppo tardi: il gestore risponde che non sono “affari suoi”, che il servizio è stato attivato e che, comunque, la bolletta va pagata. Per cifre sotto le 100 euro nessuno, poi, si prende la briga di scrivere al Garante per denunciare questi episodi.

Peraltro,  Compagnie telefoniche e  Garante della Concorrenza sono quanto meno colpevoli di un’assoluta mancanza di controllo preventivo.

Ma non è tutto. Il rischio di phishing e di frodi è molto più capillare.

Il tuo indirizzo email ha vinto! È stato estratto, da un sistema automatizzato, fra cinque milioni di clienti. Il premio è di 800mila euro”. Per ottenerlo devi compilare una scheda con i tuoi dati personali, cellulare compreso. Seguono i complimenti. Ovviamente è una truffa come segnala la Polizia di Stato che in settimana ha diffuso un allarme virus.

Il successo delle frodi informatiche si basa sull’aggressione di piccoli importi, per i quali il cittadino mostra un basso livello di attenzione e, nello stesso tempo, è scoraggiato dal perseguirle penalmente.

Nel caso in cui il phishing attacchi il conto corrente bancario c’è la possibilità di un’estrema difesa, con l’aiuto delle forze di polizia. Dopo che la truffa ha raggiunto il suo scopo, ci si può rivolgere al proprio istituto di credito. Bankitalia ha definito infatti la responsabilità, in linea generale, delle banche e intermediari in caso non abbiano predisposto adeguate misure di contrasto alla frode elettronica. Salvo – e per questo il risparmiatore deve porre attenzione – che si possa dimostrare che non ci sia stato un comportamento diligente del cliente.

Il furto di credenziali bancarie in Italia non è distinto dal furto di identità. Il decreto cosiddetto anti-femminicidio prevede un’aggravante che aumenta notevolmente le pene. Spesso però ci troviamo di fronte a soggetti residenti all’estero, ancor più spesso dell’est europeo, non facilmente perseguibili.


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