Aids e Coronavirus, la speranza da un nuovo vaccino

11 Maggio 2020
Aids e Coronavirus, la speranza da un nuovo vaccino

La ricerca continua anche sul fronte di una terapia che ci renda immuni dall’Hiv e ci sono sperimentazioni che stanno dando buoni risultati. E che non si esclude possano rivelarsi utili anche nella lotta al Covid-19. 

Mentre buona parte degli scienziati è concentrata sul trovare un vaccino che possa definitivamente accantonare l’incubo pandemia di Coronavirus, ci sono ricercatori che lavorano per arginare anche altre malattie pericolose per l’uomo, come l’Aids. La speranza, come ci spiega una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, proviene dalla sperimentazione di quello che potrebbe forse diventare un vaccino per il virus dell’Hiv. Ci sta lavorando un team di ricerca di cui fanno parte studiosi di Stanford, dell’università del Minnesota, della Cornell University, della Duke University, della Louisiana State University e della 3M Corp. I risultati dei primi test sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Medicine. L’altra buona notizia è che, a detta degli autori dello studio, gli esiti potrebbero rivelarsi utili anche per la ricerca del vaccino contro il Covid-19.

La somministrazione di siero su alcuni macachi è andata a buon fine: il preparato si è rivelato efficace nel prevenire l’infezione, inoltre il suo effetto protettivo perdura un anno dopo la vaccinazione. I risultati, secondo i ricercatori, sono molto interessanti e non si esclude una possibile ricaduta positiva anche sulla ricerca del vaccino per il Coronavirus, ma su questo terreno studi più approfonditi dovranno proseguire.

Secondo i ricercatori, la chiave della protezione “notevolmente migliorata” del nuovo vaccino dall’infezione virale è infatti frutto di un’alleanza tra anticorpi neutralizzanti e immunità cellulare. “La maggior parte degli sforzi per sviluppare un vaccino contro l’Hiv si concentra sull’attivazione del sistema immunitario per produrre anticorpi in grado di inattivare il virus, i cosiddetti anticorpi neutralizzanti”, afferma Eric Hunter, della Emory University. “Abbiamo progettato il nostro vaccino in modo da generare anche una forte risposta immunitaria cellulare che risiedesse nei tessuti della mucosa, in modo che i due bracci della risposta immunitaria potessero collaborare per fornire una migliore protezione”, continua.

Circa 38 milioni di persone nel mondo convivono con l’Aids. Nonostante i progressi nelle terapie, l’Hiv continua a infettare 1,7 milioni di persone ogni anno, causando circa 770mila morti. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno stimolato l’immunità sierica e cellulare, con risultati incoraggianti. Lavorando sui macachi rhesus, i ricercatori hanno inoculato il vaccino in tre gruppi di 15 scimmie nell’arco di un periodo di 40 settimane. Il primo gruppo ha ricevuto diverse inoculazioni in sequenza di Env, una proteina sulla superficie esterna del virus nota per stimolare la produzione di anticorpi, più un adiuvante; il secondo gruppo è stato inoculato in modo simile ma ha ricevuto iniezioni aggiuntive di tre diversi virus attenuati modificati per contenere il gene per una proteina dell’Hiv, Gag, nota per stimolare l’immunità cellulare. Il terzo gruppo di controllo ha ricevuto iniezioni con solo l’adiuvante.

Dopo il regime di 40 settimane, tutti gli animali hanno riposato per 40 settimane, e quindi i ricercatori hanno dato loro booster shot di Env. Dopo aver riposato altre quattro settimane, i ricercatori hanno sottoposto gli animali a 10 esposizioni settimanali con la versione di Hiv che colpisce le scimmie (Shiv).

“I nostri risultati hanno mostrato che gli animali dei primi due gruppi hanno sperimentato una protezione iniziale significativa dall’infezione virale, in particolare nel gruppo con solo Env”, affermano i ricercatori. Ancora più degno di nota, affermano i ricercatori, diversi animali del gruppo Env-plus-Gag non sono stati infettati alla fine dello studio. Inoltre gli animali che hanno ricevuto la combinazione Env-plus-Gag hanno mostrato un notevole aumento della durata della protezione. Secondo il team questo studio segna un passo avanti verso un vaccino contro l’Hiv.



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