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Cambiare avvocato durante la pratica forense

10 Agosto 2020 | Autore:
Cambiare avvocato durante la pratica forense

Esercizio della professione di avvocato e procedure da seguire. Quali sono gli adempimenti che devono realizzare gli aspiranti legali?

Sei un giovane studente di giurisprudenza e il tuo sogno da bambino è quello di diventare avvocato. Sei cresciuto guardando i film americani e la figura del professionista che tutela a spada tratta il suo cliente ti affascina. Perry Mason è il tuo mito: odi ogni forma di abuso e di ingiustizia. Vorresti assomigliare a lui e sai già che ti impegnerai al massimo per raggiungere il tuo traguardo.

Stai per concludere il tuo percorso di studi ed è il momento della svolta: inizierai il tirocinio. Devi, quindi, trovare un avvocato che si prenda cura della tua formazione e che ti insegni i trucchi del mestiere. I dubbi, però, ti attanagliano. Se sbagli la tua scelta? Se ti rendi conto che all’interno dello studio non ti trovi bene? Sei vincolato a concludere il percorso o è possibile cambiare avvocato durante la pratica forense?

In questo articolo ti indicherò alcuni accorgimenti utili e analizzeremo insieme le disposizioni deontologiche e normative che si applicano alla professione legale.

Iniziamo, dunque, ad approfondire le tematiche più importanti.

Che cos’è la pratica forense? 

Se ti iscrivi a giurisprudenza probabilmente sai già che dopo la laurea non acquisisci il titolo di avvocato. Per poter esercitare la professione devi, infatti, svolgere un periodo di tirocinio presso uno studio legale abilitato ad accoglierti. Il periodo di formazione obbligatoria prende il nome di pratica forense; essa è stato oggetto di interessanti modifiche negli ultimi anni.

Concluso tale iter, devi sostenere un esame di Stato. Soltanto dopo il superamento delle tre prove scritte e della prova orale puoi prestare giuramento e iniziare ad esercitare.

Ma procediamo per gradi e analizziamo le norme vigenti in materia.

Come si accede al tirocinio professionale?

In origine, per poter accedere all’esame di abilitazione alla professione legale, era necessario aver svolto un periodo di pratica pari ad almeno 24 mesi. Nel 2012 è, però, intervenuta la riforma dell’ordinamento forense [1]. Attraverso l’adozione di una specifica legge sono stati indicati i nuovi adempimenti del praticante. Questi, a conclusione del percorso di studi, deve presentare al consiglio dell’ordine degli avvocati una domanda di iscrizione nel registro dei praticanti. La richiesta viene esaminata dai consiglieri alla prima seduta utile.

In caso di esito positivo dell’istanza, l’aspirante avvocato inizia una formazione finalizzata ad acquisire:

  • le capacità necessarie per l’esercizio della professione;
  • le conoscenze utili a gestire uno studio legale;
  • i principi etici e le regole deontologiche che operano nel settore.

Il tirocinio oggi deve essere svolto per un periodo continuativo di 18 mesi; la sua interruzione per oltre sei mesi senza una valida giustificazione, anche di carattere personale, comporta la cancellazione dal registro dei praticanti. È tuttavia fatta salva la possibilità di chiedere nuovamente l’iscrizione.

Quali sono i diritti e i doveri del praticante?

Dopo i primi sei mesi di pratica, l’aspirante avvocato può esercitare attività professionale in sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge il tirocinio.

In questi casi, l’operato del praticante è limitato, per le cause civili, alle materie di competenza del giudice di pace e del tribunale e, per le cause penali, alle materie contravvenzionali (si tratta, cioè, delle ipotesi meno gravi di reato).

In entrambe le circostanze, l’attività del praticante è svolta sotto la responsabilità e il controllo dell’avvocato presso il cui studio si svolge il tirocinio.

Il tirocinante nel suo periodo di formazione è tenuto a osservare le stesse regole deontologiche degli avvocati. Anch’egli, inoltre, è sottoposto al potere disciplinare del consiglio dell’ordine.

Il tirocinio professionale non determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato (anche di natura occasionale). In altri termini, il praticante non può pretendere una retribuzione per l’attività svolta. Egli però ha diritto a essere rimborsato delle spese sostenute in nome e per conto dell’avvocato formatore.

A conclusione dei diciotto mesi, l’aspirante avvocato, se ha terminato proficuamente la pratica forense, ha diritto al rilascio del certificato di compiuto tirocinio. Tale documento è indispensabile per poter accedere all’esame di abilitazione all’esercizio della professione legale. È questo l’esame di Stato che eleva il praticante al rango di avvocato.

Chi è il “dominus“?

La pratica forense deve essere svolta presso lo studio di un avvocato abilitato ad accogliere tirocinanti. Tale professionista, nel gergo comune, prende il nome latino di dominus (signore).

Secondo le disposizioni di legge, il tirocinio può essere svolto:

  • presso un avvocato iscritto all’albo da almeno cinque anni;
  • presso l’Avvocatura dello Stato o l’ufficio legale di un ente pubblico o presso un ufficio giudiziario per non più di dodici mesi;
  • presso professionisti legali di un altro Paese europeo per non più di sei mesi;
  • presso la propria università, per non più di sei mesi, se si è iscritti all’ultimo anno del corso di laurea in giurisprudenza.

Il dominus ha una serie di obblighi da rispettare. Egli, infatti, non può accettare più di tre praticanti contemporaneamente (salva diversa autorizzazione del consiglio dell’ordine) e deve verificare che il tirocinio si svolga in modo proficuo e dignitoso.

Le modalità di scelta del dominus e/o del tirocinante sono molto soggettive. In alcuni casi lo studio legale apre le selezioni, in altre circostanze è il neolaureato a chiedere a un avvocato di accoglierlo nel suo studio, in altre ipotesi ancora si procede soltanto per conoscenze personali e di amicizia.

È possibile cambiare avvocato durante la pratica forense? 

La scelta del dominus per un praticante è di fondamentale importanza. Come tutti i legali sanno bene, il formatore condiziona il futuro professionale del tirocinante. Il dominus plasma il suo modo di esercitare la professione e di relazionarsi con gli altri soggetti del settore (magistrati, cancellieri, corpo di polizia, colleghi avvocati, consulenti tecnici d’ufficio, periti di parte e così via) sulla base del suo modo di concepire il ruolo di avvocato.

Nella maggior parte dei casi egli sarà il punto di riferimento del tirocinante anche dopo la pratica forense: della sua persona si conserverà un ricordo nostalgico per tutta la vita. Tuttavia, può anche capitare l’ipotesi inversa. Non sono rari i casi di conflitti tra praticanti e avvocati. Le divergenze di vedute possono portare a delle rotture insanabili.

In questi casi cosa si può fare? Si può cambiare dominus o si è costretti a sopportare le continue liti che sorgono all’interno dello studio legale?

A tal proposito, per fornire una risposta a tali dubbi, dobbiamo prendere ancora una volta come punto di riferimento la legge di riforma dell’ordinamento forense.

Le disposizioni in essa contenute, infatti, prevedono la possibilità di spostamento del praticante da uno studio legale a un altro. Anzi, a dire il vero, esse ammettono anche la circostanza in cui un tirocinante decida di svolgere la propria formazione presso due diversi studi legali (magari, uno specializzato in diritto civile e uno in diritto penale). In questa ultima ipotesi, è necessaria la preventiva autorizzazione del consiglio dell’ordine.

Ma andiamo al cuore della questione.

Con riferimento al problema della sostituzione del dominus il legislatore stabilisce espressamente che è possibile tale eventualità in presenza di un giustificato motivo. La validità della motivazione proposta dal praticante è lasciata alla valutazione dell’ordine degli avvocati. E’, infatti, tale organo che deve autorizzare il trasferimento.

Quando i consiglieri valutano positivamente la richiesta di cambiamento, rilasciano un certificato attestante il periodo di tirocinio compiuto regolarmente. Attraverso tale documento è possibile iscriversi presso il nuovo consiglio dell’ordine del luogo in cui il praticante intende proseguire il tirocinio.

La procedura si semplifica se il praticante chiede di essere trasferito presso uno studio legale che opera nello stesso foro di provenienza. In tal caso, non è necessario domandare l’iscrizione in un registro tenuto da un diverso consiglio dell’ordine, ma è sufficiente chiedere l’autorizzazione al cambiamento al proprio ente di appartenenza


note

[1] Legge 31.12.2012 n. 247 “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”


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