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Lo sai che? Acquisti su internet: attenti all’Iva calcolata sulle spese di spedizione

Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2013

L’Iva non va calcolata sulle spese di spedizione: possibile chiedere il rimborso del 22% pagato in più dall’acquirente.

Nella pratica quotidiana si vedono fatture per vendite online che riportano le spese di spedizione assoggettate ad Iva e fatture che le riportano esenti da Iva. Ovviamente, nel primo caso, l’acquirente paga di più perché, come noto, l’Iva è un’imposta che ricade sul consumatore finale. Quest’ultimo – a differenza di aziende e professionisti – non la può scaricare. Insomma, la deve pagare e basta, senza la possibilità di evitarla.

Ma nei casi degli acquisti sul web, il carico non è dovuto. Infatti, contrariamente a quanto fanno alcuni commercianti che operano online, le spese postali per il trasporto della merce al domicilio dell’acquirente non sono soggette ad Iva [1].

Le spese postali (normalmente a carico dell’acquirente, anticipate però dal venditore) sono escluse dalla base imponibile Iva [2] a condizione che esse siano poi documentate dalle singole ricevute o dalla distinta globale.

Dunque, prestate attenzione alla distinta di pagamento che troverete nel pacco recapitatovi dal corriere. Controllate bene gli importi che vi sono stati addebitati e verificate che la voce “spese di trasporto” non venga considerata come base imponibile. È un’operazione facile: se l’Iva (oggi al 22%) viene applicata solo sul prezzo della vendita, avete pagato quanto dovuto. Se invece, l’Iva è stata applicata al prezzo di vendita sommato alle spese di spedizione, potrete chiedere la restituzione del 22% sul solo costo della spedizione.

Ad ogni modo, le spese di trasporto, nella gran parte dei casi, non superano mai – per i pacchi di piccole dimensioni – i 10 euro. In tali casi, l’Iva pagata in più è solo di 2,20 euro.

Medesime considerazioni, per quanto qui in esame, valgono anche nel caso delle spedizioni/trasporto diverse da quelle postali.

note

[1] Ag. Entrate, risoluzione del 19 maggio 1973, n. 502030.

[2] Ai sensi dell’art. 15, comma 1, n. 3) del Dpr 633/1972.

[3] Ag. Entrate, risoluzione dell’11 marzo 1977 n. 364698.


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2 Commenti

  1. CI sono delle versioni contrastanti su questo punto. Molti affermano che va pagata, peraltro in misura proporzionale rispetto al valore delle aliquota IVA acquistate (nel caso di acquisto unico con più prodotti che abbiano IVA differenti).
    Io, essendo programmatore, nel dubbio (dato che nemmeno le fonti “ufficiali” riescono a chiarire una volta per tutte questo punto), nei miei software la inserisco.

    Saluti

  2. Sulla questione riporto quanto spiegatomi dal mio commercialista con la speranza che la questione sia chiarita in maniera definitiva.
    “Allorquando le spese addebitate sono il frutto di una mera richiesta di quanto anticipato in nome e per conto del committente allora l’importo è escluso dalla base imponibile ex art. 15 del DPR 633/72 (deve trattarsi di spese anticipate in nome e per conto di, ad esempio una lettera raccomandata a nome del cliente la cui spesa è anticipata dal prestatore che ha l’obbligo di allegare la ricevuta a comprova alla fattura nella quale richiede l’anticipazione). Nel caso di spedizioni a mezzo corriere, anche se la spesa di trasporto che si addebita al cliente è pari a quella sostenuta, non si può applicare l’esclusione dalla base imponibile poiché la fattura dello spedizioniere è intestata al venditore e non ai suoi vari clienti. E detta fattura prevede l’IVA.”

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