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Tfr come si calcola

10 Agosto 2020
Tfr come si calcola

Una delle peculiarità del diritto del lavoro italiano è la presenza di una speciale tipologia di retribuzione differita, detta trattamento di fine rapporto.

Sei un lavoratore dipendente? Ti stai per avvicinare alla pensione? Il tuo rapporto di lavoro sta per terminare? Ti chiedi quanto ti spetta a titolo di Tfr? Il trattamento di fine rapporto, spesso denominato con il suo acronimo Tfr, oppure liquidazione, è un istituto, sconosciuto ad altri ordinamenti giuridici, che rappresenta, dunque, una tipicità dell’ordinamento giuslavoristico italiano.

Il trattamento di fine rapporto è una somma di denaro che viene accumulata anno per anno dal datore di lavoro, con riferimento a ciascun dipendente, e che viene erogata solo alla fine del rapporto di lavoro.

Ma il Tfr come si calcola? Come vedremo, il calcolo del trattamento di fine rapporto è semplice in quanto è la stessa legge ad indicare l’operazione matematica da compiere per calcolare l’accantonamento annuo da effettuare a titolo di trattamento di fine rapporto. Al fine di preservare il potere di acquisto di questa forma di retribuzione differita, la legge prevede anche un meccanismo di rivalutazione della liquidazione.

Come vedremo, la funzione fondamentale del Tfr è quella di offrire al lavoratore una garanzia retributiva in caso di perdita del lavoro.

Che cos’è il Tfr?

Il Tfr, acronimo di trattamento di fine rapporto, spesso detto anche liquidazione o indennità di fine rapporto, è una retribuzione differita. Ciò significa che si tratta, pur sempre, di una somma di denaro dovuta al lavoratore a titolo di retribuzione, ossia erogata come corrispettivo per la prestazione di lavoro fornita dal dipendente [1].

La differenza con la retribuzione ordinaria deriva dal fatto che il Tfr, a differenza dello stipendio mensile, non viene pagato mensilmente, alla scadenza dei normali periodi di paga ma, al contrario, viene accantonato e versato in un momento successivo.

In particolare, il momento in cui il lavoratore matura il diritto a ricevere il Tfr coincide con la data di cessazione del rapporto di lavoro.

E’ proprio dal fatto che il Tfr viene pagato alla cessazione del rapporto che si può cogliere la funzione di questo istituto.

La fine del rapporto di lavoro, infatti, priva il lavoratore e la sua famiglia della retribuzione che, anche in base ai principi costituzionali [2], costituisce lo strumento necessario a garantire al lavoratore alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Per evitare che, in caso di cessazione del rapporto, il lavoratore si trovi completamente privo di un reddito, è stato istituito il Tfr che consente, dunque, al dipendente di poter contare su una somma di denaro in caso di perdita del lavoro che può essere utile nel periodo necessario a trovare una nuova occupazione. Ovviamente l’ammontare della somma di denaro dipende da quanto tempo è durato il rapporto di lavoro che viene a cessare, nonchè dalla retribuzione percepita dal lavoratore nel corso del rapporto di lavoro.

Quando scatta diritto al Tfr?

La legge afferma che il diritto al trattamento di fine rapporto spetta al lavoratore in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato.

Ciò significa che il diritto al Tfr, a differenza ad esempio dell’indennità di disoccupazione (Naspi), spetta in qualsiasi caso in cui il rapporto di lavoro cessa, indipendentemente dalla tipologia di cessazione del rapporto.

Da ciò consegue che il Tfr spetta in caso di:

La motivazione per cui rapporto di lavoro cessa è, dunque, ininfluente ai fini della maturazione del diritto al trattamento di fine rapporto.

Proprio per questo, il Tfr può essere considerato a tutti gli effetti una delle cosiddette spettanze di fine rapporto, vale a dire, quei pagamenti che spettano di diritto al lavoratore quando il rapporto di lavoro cessa, tra cui ricordiamo le seguenti spettanze:

  • retribuzione del mese in cui il rapporto di lavoro cessa;
  • ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità;
  • indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute;
  • indennità sostitutiva dei permessi retribuiti maturati e non goduti.

Come si calcola il Tfr

Il calcolo del Tfr è semplice in quanto è la stessa disposizione legislativa relativa al trattamento di fine rapporto [3] ad individuare le modalità del calcolo stesso.

In particolare, in base alla legge, il Tfr si calcola sommando, per ciascun anno di servizio, una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13.5. La legge stabilisce che devono essere computate come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Per preservare il potere di acquisto del Tfr che, soprattutto nel caso di rapporti di lavoro di lunga durata, si andrebbe necessariamente a ridurre nel tempo, la legge prevede un meccanismo di rivalutazione del Tfr.

In particolare, si prevede che il Tfr, con esclusione della quota maturata nell’anno, deve essere incrementato su base composta al 31 dicembre di ogni anno con l’applicazione di un tasso costituito dal 1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertato dall’Istat rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

La finalità del meccanismo d rivalutazione è evidente se si pensa ad un rapporto di lavoro di lunga durata, iniziato 40 anni fa. E’ chiaro che gli accantonamenti annui del Tfr effettuati 40 anni fa avrebbero oggi, in assenza di un meccanismo di rivalutazione, un valore irrisorio che andrebbe a svuotare la funzione di garanzia retributiva del Tfr stesso.

Il calcolo del Tfr è, dunque, agevole e, per comodità, considerando che nella gran parte dei casi i lavoratori subordinati percepiscono 13 o 14 mensilità, a seconda di quanto previsto dal contratto collettivo di lavoro applicato, si suole dire che il Tfr equivale, all’incirca, ad una mensilità di retribuzione l’anno.

Tfr: la base di calcolo

Come abbiamo visto, la legge prevede che il Tfr si calcola sulla retribuzione dovuta al lavoratore nell’anno di riferimento.

Tuttavia, come noto, al lavoratore possono essere corrisposte una serie di somme durante il rapporto di lavoro, classificate in diverse voci retributive.

E’, quindi, importante sapere quali di queste voci debbano essere computate nel calcolo del Tfr e quali, invece, ne restano escluse.

La legge afferma che, salvo diversa previsione dei contratti collettivi, la retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr comprende tutte le somme di denaro, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte al lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

Occorre, tuttavia, verificare cosa prevedono i contratti collettivi in merito. Infatti, la legge consente ai contratti collettivi di prevedere quali voci debbano essere computate nel calcolo del Tfr e quali voci ne debbano, invece, restare escluse.

Ad esempio, spesso, i contratti collettivi prevedono che i bonus o premi produzione erogati ai dipendenti al raggiungimento di determinati obiettivi di produttività restino esclusi dal calcolo del Tfr.

Tfr: quando deve essere pagato?

Come abbiamo detto, la maturazione del diritto al Tfr coincide con la data di cessazione del rapporto di lavoro. È in questa data, dunque, che il diritto a ricevere il Tfr diviene liquido ed esigibile da parte del lavoratore.

Tuttavia, il datore di lavoro, solitamente, non è in condizione di erogare il trattamento di fine rapporto lo stesso giorno in cui cessa il rapporto di lavoro. Tale impossibilità deriva dalla necessità di effettuare una serie di calcoli, sia per verificare a quanto ammonta il Tfr spettante al lavoratore, sia per calcolare l’imposta sul reddito delle persone fisiche che il lavoratore dovrà pagare, per il tramite del datore di lavoro in qualità di sostituto di imposta, sul Tfr stesso.

Proprio per questo, nonostante il diritto al pagamento del Tfr coincida con la data di cessazione del rapporto di lavoro, molto spesso i contratti collettivi di lavoro prevedono che il datore di lavoro abbia un certo numero di giorni di tempo per saldare il Tfr. In questo caso, prima di chiedere formalmente il pagamento del Tfr, il lavoratore deve attendere il decorso del periodo previsto nel contratto collettivo per il saldo della liquidazione.

Se, decorso inutilmente tale termine, l’azienda non paga il Tfr, il lavoratore può agire per il recupero del credito da Tfr. In questi casi, dapprima si suole inviare al datore di lavoro una richiesta informale di pagamento. Solo se i tentativi bonari non hanno esito, si procede al recupero forzoso tramite la procedura esecutiva.

Se il datore di lavoro è insolvente (ad esempio perchè fallito) il Tfr viene pagato dal Fondo di garanzia Inps.

Tfr in busta paga

Allo stato attuale, la legge non consente al lavoratore di chiedere il pagamento del Tfr direttamente in busta paga. Infatti, il periodo di sperimentazione del Tfr in busta paga previsto dalla legge, è terminato.

L’esito di questa sperimentazione, peraltro, è stato estremamente deludente in quanto, come era ampiamente immaginabile, sono stati pochissimi i lavoratori a chiedere il pagamento del Tfr in busta paga, almeno per due motivi. Innanzitutto, il Tfr è un istituto al quale i lavoratori italiani sono particolarmente affezionati, in quanto viene colta la funzione di garanzia che tale strumento svolge in caso di perdita del lavoro. In secondo luogo, con il pagamento in busta paga, il lavoratore si trovava a pagare una tassazione maggiore rispetto a quella che viene applicata in caso di pagamento del Tfr alla fine del rapporto di lavoro.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 36 Cost.

[3] Art. 2120 cod. civ.


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