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Imposta di registro su decreto ingiuntivo: come si paga

11 Agosto 2020 | Autore: Alberto Melotto
Imposta di registro su decreto ingiuntivo: come si paga

Se hai ottenuto un decreto ingiuntivo contro un tuo debitore dovrai pagare l’imposta di registro sul provvedimento attraverso un modello F24 generato online.

Hai un credito verso una persona che non ti vuole pagare e così, dopo svariati solleciti, hai perso la pazienza e hai deciso di rivolgerti ad un avvocato. Questi avrà pertanto ottenuto un decreto ingiuntivo e, successivamente, ti avrà invitato a pagare un’imposta, ossia l’imposta di registro. Questo tributo è richiesto dallo Stato per annotare in un pubblico registro tenuto presso l’Agenzia delle Entrate ciascun decreto ingiuntivo e tale registrazione è obbligatoria.

In questo articolo, ti spiegheremo dunque che ci sono due modi per pagare l’imposta: puoi generare online un modello F24 da pagare direttamente dal pc di casa, mediante home banking oppure puoi aspettare che ti arrivi a casa un avviso di liquidazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. Da questo secondo momento, avrai 60 giorni di tempo per pagare l’imposta o per proporre ricorso, se ritieni la liquidazione errata. Imposta di registro su decreto ingiuntivo: come si paga? Per maggiori informazioni prosegui nella lettura. Ti spiegheremo passo per passo come procedere al pagamento del tributo. Infatti, se sei un creditore che ha ottenuto un decreto ingiuntivo sarai obbligato a pagare l’imposta di registro, anche se potrai farti rimborsare dal tuo debitore, ma solo in un secondo momento.

Cos’è l’imposta di registro?

La registrazione di un decreto ingiuntivo consiste nella sua annotazione in un pubblico registro tenuto all’Agenzia delle Entrate. La legge prevede che determinati atti scritti debbano essere annotati in questo registro al fine di tassare i trasferimenti di ricchezza (ad esempio, una vendita o il pagamento di un credito) che si realizzano con tali documenti.

Le scritture delle quali, la legge richiede la registrazione possono essere pubbliche, come ad esempio un rogito notarile o una sentenza, oppure private, come ad esempio un contratto di locazione. In altri casi, i privati possono, senza esserne obbligati, registrare una scrittura al fine di conferirgli certezza giuridica quanto al suo contenuto e alla sua data: in altre parole, dopo la registrazione, tale scrittura non potrà più essere modificata e contestata.

La legge può prevedere che l’annotazione nel pubblico registro avvenga:

  • «in termine fisso»: tali scritture vanno registrate entro un preciso termine indicato dalla legge a partire dallo loro stipula o dall’inizio della loro efficacia, se precedente. Ne sono un esempio i contratti di locazione: questi dovranno essere presentati all’Agenzia delle Entrate per la registrazione entro 30 giorni dalla loro stipula;
  • «in caso d’uso»: tali scritture vanno registrate soltanto se vengono utilizzate in un processo o se vengono presentate presso un altro ufficio pubblico. E’ il caso, per esempio, di una semplice scrittura privata, come un contratto di appalto: l’accordo non va registrato dopo la stipula ma solo se e quando verrà utilizzato in un processo, ad esempio per ottenere il pagamento del corrispettivo previsto per l’esecuzione dei lavori.

Il soggetto che è tenuto a richiedere la registrazione varia a seconda dei casi. Per gli atti formati dai notai, sarà lo stesso pubblico ufficiale a presentare l’atto all’ufficio del registro per la registrazione, mentre per le scritture private sono le parti stesse a doversene occupare.

Per i provvedimenti giudiziali, quali un decreto ingiuntivo, è invece il cancelliere a curare la registrazione, inviando l’atto all’ufficio del registro per la liquidazione dell’imposta.

Quando si paga l’imposta di registro sui decreti ingiuntivi?

L’imposta di registro si paga sui decreti ingiuntivi «esecutivi». Ciascun provvedimento giudiziale, per essere eseguito, deve prima essere dichiarato esecutivo: dal momento in cui il giudice dichiara un decreto ingiuntivo esecutivo, il creditore potrà usare il provvedimento per pignorare i beni del debitore. In altre parole, da quel momento, il creditore potrà procedere ad esecuzione forzata.

Il decreto ingiuntivo può essere dichiarato esecutivo dal giudice:

  • fin dalla sua emissione [1]: solitamente, il decreto ingiuntivo viene emesso non esecutivo, ossia il creditore non può procedere a pignorare i beni del debitore subito dopo che ha ottenuto il provvedimento. Tuttavia, in alcuni specifici casi, quando il diritto del creditore è particolarmente evidente, il giudice può concedere l’esecutività del decreto fin dalla sua emissione;
  • nel corso del giudizio di opposizione [2]: se il debitore si è opposto al decreto, il giudice può comunque dichiararlo esecutivo se l’opposizione del debitore non sia fondata su prova scritta e non sia di pronta soluzione. In altre parole, se il debitore ha presentato un’opposizione dilatoria (solo per «guadagnare tempo») il giudice concede la provvisoria esecuzione del decreto;
  • in assenza di opposizione [3]: se il debitore non si oppone al decreto ingiuntivo entro 40 giorni da quando gli è stato comunicato, il creditore può richiedere al giudice di dichiarare il decreto definitivo ed esecutivo. Ciò significa che il provvedimento non è più impugnabile e, quindi, contestabile dal debitore;
  • al termine dell’opposizione del debitore [4]: se il giudice rigetta l’opposizione del debitore (in altre parole, se dà ragione al creditore), dichiara esecutivo il decreto.

A seconda dunque del tuo caso, la liquidazione dell’imposta potrà avvenire subito dopo l’emissione del decreto oppure dopo 40 giorni o, addirittura, dopo mesi o anni se il decreto è stato opposto.

In che misura si paga l’imposta di registro?

L’imposta di registro può essere determinata:

  • in misura fissa: per la tassazione di determinate scritture viene stabilito dalla legge un importo fisso, a prescindere dal valore del trasferimento di ricchezza sancito dalla scrittura. È il caso, ad esempio, delle sentenze di separazione e divorzio, la cui imposta di registro si paga nella misura fissa di 200 euro;
  • in misura proporzionale: in questi casi, viene applicata un’aliquota sul valore dell’atto (ad esempio, il credito sancito nel decreto ingiuntivo).

La legge prevede che i provvedimenti contenenti una condanna al pagamento di una somma di denaro siano tassati nella misura del 3 % sull’importo del credito. Se hai pertanto ottenuto un decreto ingiuntivo per un credito di 10.000 euro, il tuo provvedimento subirà una tassazione del 3 % sull’importo di 10.000 euro, ossia 300 euro. Fanno eccezione a questa regola i decreti ingiuntivi che contengono la condanna al pagamento di somme già soggette ad Iva, i quali vengono tassati nella misura fissa di 200 euro [5].

Pertanto, se il tuo decreto ingiuntivo è stato ottenuto sulla base di una fattura di 10.000 euro comprensiva di Iva, l’imposta di registro non sarà liquidata nella misura proporzionale di 300 euro, bensì nella misura fissa di 200 euro. Se il decreto ingiuntivo è stato ottenuto sulla base di un’altra scrittura (ad esempio, un contratto o una transazione) che deve essere registrata, l’imposta sarà doppia. Infatti, verrà liquidata l’imposta di registro sul decreto ingiuntivo nonché quella relativa alla scrittura enunciata nel provvedimento giudiziale [6].

Quando e come viene liquidata l’imposta di registro sul decreto ingiuntivo?

Quando il decreto viene inviato all’Agenzia delle Entrate, questa provvede a liquidare l’imposta, ossia a quantificare l’importo da pagare. Potrai dunque procedere in questi due modi:

  • fin da pochi giorni dopo la dichiarazione di esecutività del decreto, potrai visualizzare l’importo liquidato dell’imposta sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate. È opportuno chiarire che in questa fase non ci sono termini per il pagamento. In ogni caso, se vuoi comunque procedere con il pagamento, ti indichiamo di seguito i passaggi da seguire, prendendo come riferimento, a mero titolo di esempio, un ipotetico decreto ingiuntivo n. 0000 del 2020 emesso dal tribunale di Verona:
    • vai sulla home page del sito, alla sezione «servizi» e clicca su «tutti i servizi»;
    • clicca su «pagamenti», «calcolo degli importi per la tassazione degli atti giudiziari» ed infine «accedi al servizio»;
    • a quel punto, dovrai indicare l’ufficio dell’Agenzia competente per la tassazione dell’atto e che corrisponderà a quello del luogo dove ha sede il tribunale o il giudice di pace che ha emesso il decreto. Nel nostro esempio, occorrerà selezionare l’ufficio «Verona 2 ut dprv». Poi, clicca su «avanti»;
    • nella successiva schermata, devi indicare l’ente emittente, ossia il tribunale o il giudice di pace che ha emanato il decreto (nel nostro esempio, il tribunale di Verona), l’anno del provvedimento (nel nostro esempio, il 2020), la natura ed il numero del provvedimento (nel nostro esempio, il decreto ingiuntivo numero 0000);
    • nella successiva schermata, se l’imposta non è ancora stata liquidata, comparirà il messaggio «provvedimento giudiziario non trovato per gli estremi richiesti». Se invece l’imposta è già stata liquidata, comparirà un riepilogo contenente i dati del provvedimento, i nomi delle parti, l’importo liquidato e lo stato dell’atto, che risulterà «in attesa di pagamento». A questo punto, occorrerà dunque cliccare sul tasto «compila F24»;
    • nella successiva schermata, bisogna inserire i dati del soggetto che eseguirà il pagamento dell’imposta e poi cliccare sul tasto «stampa F24». Verrà dunque generato un modello F24 precompilato in formato pdf che potrà essere portato in banca o in posta per il pagamento. In alternativa, il modello F24 può essere pagato anche tramite home banking direttamente dal computer di casa;
  • se invece non hai pagato l’imposta nel modo appena indicato, ti arriverà a casa un avviso di liquidazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. L’avviso ti verrà notificato senza alcuna sanzione, ma con il solo addebito delle spese postali per la spedizione alla tua residenza dell’avviso. In questa fase, però, iniziano a decorrere i termini per il pagamento, nonché per l’eventuale ricorso se ritieni che la tassazione non sia corretta. Da quando ricevi l’avviso decorrono rispettivamente:
    • 60 giorni per il pagamento;
    • 60 giorni per il ricorso alla Commissione tributaria provinciale territorialmente competente (nel nostro esempio, il ricorso andrebbe presentato alla Commissione tributaria provinciale di Verona).

Tieni presente infine che l’Agenzia delle Entrate potrebbe inviarti l’avviso di liquidazione relativo ad un’imposta già pagata. Capita spesso, infatti, che l’Agenzia delle Entrate non associ il pagamento eseguito al provvedimento cui si riferisce, per cui l’imposta risulta ancora da pagare. In questa situazione, non devi preoccuparti, perché puoi presentare una richiesta di riesame in autotutela, completamente gratuita e veloce, nelle modalità indicate in questo articolo “Avviso di liquidazione di imposta già pagata: come annullarlo gratis“.

A chi spetta pagare l’imposta di registro su decreto ingiuntivo?

Ti starai forse chiedendo perché dovresti pagare tu l’imposta di registro se è stato il comportamento negligente del debitore a costringerti a ricorrere ad un tribunale. Ebbene, bisogna distinguere questi due aspetti:

  • il debito verso il Fisco grava sul creditore che ha richiesto il decreto ingiuntivo [7]. Di conseguenza, l’avviso di liquidazione arriverà solo a casa del creditore, il quale dovrà pagarlo entro il termine di 60 giorni. In altre parole, non potrai giustificare all’Agenzia delle Entrate il mancato o ritardato pagamento dell’imposta con il fatto che il tuo debitore non ti ha rimborsato, perché l’unico obbligato verso il Fisco rimane il creditore;
  • nei rapporti tra creditore e debitore, invece, il primo può addebitare l’importo dell’imposta al secondo. Ciò significa che quando il creditore procederà a pignorare i beni del debitore potrà inserire, nell’importo totale del suo credito, anche la somma dovuta per il pagamento dell’imposta di registro.


Di Alberto Melotto

note

[1] Art. 642 cod. proc. civ.
[2] Art. 648 cod. prov. civ.
[3] Art. 647 cod. proc. civ.
[4] Artt. 653 e 654 cod. proc. civ.
[5] Art. 40 e art. 8 parte I tariffa, d.P.R. n. 131/1986.
[6] Art. 22 D.P.R. n. 131/1986.
[7] Art. 57 co. 1 D.P.R. 131/1986.


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