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Coronavirus: sul Dl Rilancio il Governo sfiora il ridicolo

12 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: sul Dl Rilancio il Governo sfiora il ridicolo

Slitta ancora ad oggi (forse) l’approvazione del decreto che dovrebbe aiutare imprese e famiglie. I nodi restano i migranti e l’Irap. Conte: decido io.

Avanti di questo passo e toccherà cambiare di nuovo il nome al decreto che l’intero Paese spera per ripartire dopo (anzi, durante) l’emergenza coronavirus: quello che prima doveva chiamarsi decreto Aprile, poi diventato decreto Maggio e attualmente in programma come decreto Rilancio ora potrebbe chiamarsi «decreto Ridicolo». Il nome lo suggerisce la figura che sta sfiorando il Governo dopo l’ennesimo slittamento del Consiglio dei ministri in cui doveva essere approvato il provvedimento. L’Italia attende i 55 miliardi contenuti in quel testo come la manna dal cielo, i ministri litigano come se non ci fosse un domani. E invece il domani è già arrivato, ma qui non succede ancora niente.

Il Dl Rilancio sarebbe dovuto arrivare lo scorso week end, poi la riunione dell’Esecutivo era stata annunciata per ieri sera alle 19. Invece, a quell’ora non era nemmeno iniziato il preconsiglio in cui si doveva trovare la squadra su quella che, ormai, è diventata la mina vagante di questo Governo: la regolarizzazione di 500mila migranti da far lavorare nei campi. Il vertice è iniziato alle 21, il Consiglio dei ministri è slittato di nuovo. A Palazzo Chigi giurano che da oggi non passa. Il premier, Giuseppe Conte, arriva metaforicamente a picchiare il pugno sul tavolo e promette che nelle prossime ore il decreto sarà approvato e che sui punti che ancora creano delle divergenze deciderà lui da solo. Non è una novità, ma pur di vedere questa surreale situazione sbloccata, ben venga. «Non possiamo perdere la faccia», avverte Conte. Troppo tardi, forse.

Quindi, non si discute sui bonus da riconoscere a famiglie e lavoratori, su come si potrebbero riprendere al più presto le attività ancora ferme, su come salvare dal cappio chi pensa di aver perso tutto per colpa del maledetto virus. Si discute su una sanatoria. Anzi, si ridiscute. Perché un accordo sulla norma per regolarizzare i migranti destinati ad un lavoro che nessun altro vuol fare era già stato trovato la notte tra domenica e lunedì, prima che il Movimento 5 Stelle lo facesse saltare di nuovo. Il capo politico dei pentastellati, Vito Crimi, aveva puntato i piedi: niente sanatorie penali a chi ha sostenuto finora il lavoro nero, ha detto ai suoi. Conte ha sbarrato gli occhi, il Pd e Leu stanno perdendo la pazienza, Italia Viva si prepara a lasciare il Governo. Così ha annunciato la ministra renziana per le Politiche agricole, Teresa Bellanova: o Conte prende la situazione in mano, o la maggioranza perde un pezzo.

L’accordo finale – come tutti gli accordi che si rispettino – potrebbe trovarsi a metà strada: sì alla regolarizzazione dei migranti, no alla sanatoria per i datori di lavoro che, finora, non hanno pagato le tasse. Ma non basterà.

Non basterà perché c’è un altro nodo da sciogliere, ovvero quello dell’Irap. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, si è detto fiducioso ieri sera: «Elimineremo il saldo e acconto che sarà dovuto a giugno per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato», assicura. Il che significa far saltare dal decreto i limiti che erano previsti, cioè che il beneficio spettasse solo alle imprese tra 5 e 250 milioni di fatturato con perdite di almeno il 33% a causa del coronavirus. Questo punto non piaceva ad una componente del Governo, che stava già forzando la mano. Provate a indovinare? Italia Viva.

E poi ci sono altre questioni sulle quali si spera di venirne a una più facilmente ma che non sono, certo, meno importanti. Ad esempio, le risorse da destinare al turismo, sulle quali – a quanto pare – non ci sono ancora le coperture. Il problema è che i sindaci incalzano: qui si rischia il default, avvertono in una lettera quelli delle città più colpite dall’emergenza. I soldi, però, sono stati trovati per allargare la platea dei beneficiari del bonus vacanze da 500 euro: ne potranno usufruire le famiglie con un Isee fino a 50mila euro, non più fino a 35mila.



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