Coronavirus: come si affronterà la ripartenza

12 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: come si affronterà la ripartenza

Protezione, monitoraggio, assistenza sanitaria: sono i tre elementi che accompagneranno i cittadini nella fase 2 dell’emergenza.

Da lunedì 18 ci sarà una nuova ondata di ripartenze: grazie all’accordo tra Governo e Regioni, queste ultime potranno decidere di anticipare, rispetto alla data del 1° giugno ipotizzata dall’ultimo Dpcm di Giuseppe Conte, la riapertura di tutte le attività commerciali, compresi bar, parrucchieri, ristoranti, stabilimenti balneari. Questo comporterà un ulteriore flusso di cittadini in giro per le città, da aggiungere a quello già in movimento dal 4 maggio, quando la ripresa ha interessato industrie e aziende. Come si affronterà la ripartenza dopo lo stop dovuto all’emergenza coronavirus? Quali strumenti avremo per garantire la nostra sicurezza e quella degli altri ed evitare che la curva dei contagi risalga e ci costringa ad un nuovo lockdown?

Fase 2: la protezione

Alcuni non saranno nuovi: fanno parte della nostra quotidianità da giorni. Parliamo, ovviamente, del distanziamento sociale e delle mascherine. Dovremo continuare a conviverci. La ripartenza delle attività lavorative e commerciali, infatti, non significa tornare a bere un aperitivo gomito a gomito, ad abbracciarsi, a salire in quattro su una macchina per «fare la serata». La nostra vita sociale resterà condizionata dalla distanza di sicurezza ancora per qualche mese.

Un periodo ancora non breve in cui dovremo continuare a sorridere con gli occhi, perché la bocca resterà nascosta dalla mascherina. Un dispositivo che, insieme ai guanti, sarà necessario portare con sé nei mezzi di trasporto, al lavoro, quando si va a spasso, quando si entra in un locale pubblico, quando si va a fare la tanto attesa tinta dal parrucchiere. C’è penuria di dispositivi, questo è vero, e occorrerà che il Governo e chi altro di dovere garantiscano mascherine a sufficienza per permettere a tutti di rispettare l’obbligo di indossarle. Il prezzo calmierato è stato fissato in 50 centesimi. Palazzo Chigi ricorda che possono essere utilizzate «mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera». Ne sono esenti i bambini sotto i 6 anni e i disabili che utilizzano altri dispositivi.

Fase 2: il monitoraggio

Oltre alle misure, per così dire, di comportamento per evitare i contagi, per affrontare la ripartenza nella fase 2 dell’emergenza coronavirus saranno utili altri strumenti per tenere monitorata la situazione. Uno di questi, che arriverà con un consistente ritardo rispetto a quanto era stato annunciato a fine aprile, è l’app Immuni. Si tratta di un sistema di tracciamento delle persone che entrano a contatto con soggetti risultati positivi al Covid-19. I dati resteranno anonimi (l’esame delle questioni relative alla privacy è uno delgi elementi che hanno rallentato la messa a punto dell’app) e non potranno essere usati per finalità diverse da quelle statistiche o di ricerca scientifica. L’app non sarà obbligatoria: chi non vorrà usarla, non avrà alcun tipo di conseguenza o di sanzione. L’utilizzo cesserà con la fine dello stato di emergenza. Alla fine dell’anno, tutti i dati verranno cancellati o resi definitivamente anonimi.

Altro strumento per monitorare l’andamento della fase 2 sarà quello dei test molecolari o sierologici, vale a dire attraverso dei tamponi o dei prelievi di qualche goccia di sangue. Si sta lavorando per rendere le procedure più veloci e per far partire un piano di test sierologici su un primo campione di 150mila cittadini divisi per fasce d’età, settori produttivi e territorio. In un secondo momento, ne verranno effettuati altri 150mila. In questo modo, si cercherà di capire quanti italiani sono entrati effettivamente in contatto con delle persone positive al virus rilevando chi ha gli anticorpi e, quindi, è stato contagiato. Il risultato non consentirà di ritenere chi è guarito dal Covid completamente immune, poiché il test non darà la certezza assoluta sulla totale guarigione. Per averla, serviranno i tamponi.

Fase 2: l’assistenza sanitaria

Terzo aspetto, non meno importante in un momento in cui l’aumento del flusso di cittadini in giro per le città potrebbe comportare un parallelo aumento dei contagi: l’assistenza sanitaria. Per evitare di essere colti di nuovo di sorpresa e di ridurre gli ospedali alla situazione insostenibile in cui hanno dovuto lavorare nelle scorse settimane, verranno mantenuti a regime i posti letto creati per l’emergenza: 9.000 in terapia intensiva e 6.000 in terapia sub-intensiva. Le Regioni individueranno le strutture che resteranno dedicate ai malati di coronavirus, in modo che le altre possano riprendere normalmente l’attività. Verranno potenziate le cure a domicilio, per impedire eventuali saturazioni di pazienti in corsia.



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