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Mobbing a scuola

13 Maggio 2020
Mobbing a scuola

Cosa fare se un insegnante è vittima di terrorismo psicologico da parte del preside?

Lavori come insegnante di lettere in una scuola media del tuo Comune. Con gli alunni e i colleghi ti trovi molto bene, sei rispettata e amata. Da circa sette mesi, però, hai problemi con il nuovo dirigente scolastico. Più volte, infatti, ti ha additata come cattiva insegnante, ti ha ripreso davanti ai tuoi alunni e non ti ha concesso i permessi per partecipare ai convegni. Tu non ne puoi più. Torni dal lavoro nervosa e non riesci a dormire la notte. Decidi quindi di recarti dal tuo avvocato, il quale ti dice che il mobbing a scuola è molto frequente e che per ottenere un risarcimento del danno occorre presentare un ricorso al tribunale del lavoro. Nell’articolo che segue cercheremo di capire, in particolare, cosa si intende per mobbing e come difendersi.

Cos’è il mobbing?

Il concetto di mobbing deriva dal verbo inglese “to mob” e significa aggredire, circondare qualcuno. In sostanza, si tratta di condotte vessatorie reiterate nel tempo, con la finalità di emarginare la vittima dall’ambiente lavorativo e indurla a presentare le dimissioni.

Quali sono i presupposti del mobbing?

Affinché possa parlarsi di mobbing sono necessari:

  • la reiterazione dei comportamenti vessatori: alcuni studi dimostrano che il mobbing debba protrarsi per almeno sei mesi;
  • la lesione della salute psichicofisica della vittima: pensa, ad esempio, all’insegnante che inizia a perdere i capelli a causa del forte stress provocato dalla condotta mobbizzante;
  • il nesso causale, cioè la relazione tra le vessazioni e il danno alla salute;
  • l’intenzionalità persecutoria del mobber.

Come si realizza il mobbing?

Va subito chiarito che il mobbing è un fenomeno graduale e inizia con l’individuazione della vittima che, la maggior parte delle volte, è un lavoratore brillante. Lo step successivo è proprio l’insorgenza del conflitto mirato che si manifesta quando si attribuiscono alla vittima errori, ritardi, imperfezioni dell’intera organizzazione lavorativa.

Pertanto, si procede con l’aggredire o l’attaccare il lavoratore con insulti, provocazioni, rimproveri, ecc. Successivamente, si passa ad isolare la vittima, la quale poi comincia a sviluppare i primi segni di cedimento dell’equilibrio psicofisico (insonnia, tremore alle gambe, nervosismo, attacchi di panico, totale sfiducia nelle proprie capacità, ecc.). A questo punto, il lavoratore mobbizzato inizia ad assentarsi dal posto di lavoro e ciò non fa altro che danneggiarlo ulteriormente.

Nella fase successiva, la vittima racconta tutto alla famiglia oppure la vicenda diventa di dominio pubblico con l’effetto che il lavoratore passa per semplice paranoico. Infine, si consuma l’esito del mobbing e cioè il lavoratore si dimette, viene licenziato o, nei casi più gravi, decide di suicidarsi.

Mobbing a scuola

Partiamo da un esempio pratico.

Tizio è docente di matematica in un liceo scientifico. Da nove mesi, è sottoposto ad una vera e propria violenza psicologica da parte del preside, il quale lo rimprovera continuamente senza motivo e gli revoca tutti gli incarichi culturali. Tutto ciò provoca a Tizio un forte esaurimento nervoso che lo costringe a sedute di psicoterapia. 

Il mobbing si verifica spesso nel contesto scolastico e le vittime possono essere insegnanti, segretari o bidelli. In particolare, il mobbing a scuola può essere:

  • verticale: quando la persecuzione proviene direttamente dal datore di lavoro oppure dal superiore gerarchico (pensa, ad esempio, al preside che controlla ossessivamente l’insegnante durante la lezione);
  • orizzontale: quando sorge per iniziative dei colleghi di lavoro della vittima (ad esempio, i docenti che si coalizzano contro un insegnante della scuola allo scopo di fargli perdere un incarico). 

Ma esattamente, in cosa consiste il mobbing a scuola? In atteggiamenti arroganti, prevaricatori e vessatori il cui scopo è sempre lo stesso: isolare la vittima e indurla alle dimissioni. Tra gli atteggiamenti più frequenti troviamo:

  • assenza di ogni forma di comunicazione con l’insegnante;
  • attacchi alla reputazione del docente;
  • controlli ossessivi;
  • diniego ingiustificato di permessi;
  • revoca di incarichi professionali;
  • demansionamento;
  • sanzioni disciplinari ingiustificate;
  • incarichi eccessivamente impegnativi;
  • molestie sessuali.

Mobbing a scuola: come difendersi?

Se ritieni di essere vittima di mobbing a scuola puoi inviare una lettera di diffida al mobber, comunicandogli le condotte vessatorie e i danni psicofisici patiti. Se la situazione non cambia, hai due possibilità; analizziamole entrambe:

  • dal punto di vista civile, puoi chiedere un risarcimento del danno, presentando un ricorso alla Sezione del Lavoro del tribunale territorialmente competente;
  • dal punto di vista penale, puoi presentare una denuncia-querela nel caso in cui la condotta mobbizzante costituisca un illecito penale e quindi si è in presenza di minacce, diffamazione, molestie sessuali, ecc. In Italia, infatti, non esiste una disciplina autonoma del reato di mobbing, tuttavia, è possibile recarsi presso uno degli uffici dell’autorità giudiziaria (Polizia, Carabinieri, Procura) per denunciare le condotte vessatorie riconducibili a fattispecie di reato. In tal modo, la vittima darà impulso alle indagini ed eventualmente al processo, durante il quale potrà costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

Puoi anche decidere di rivolgerti agli sportelli e centri anti-mobbing presenti su tutto il territorio nazionale per ottenere assistenza e consulenza in materia.

In ogni caso, devi sapere che per dimostrare il mobbing, e provare di aver subito un danno all’integrità fisica e/o psichica, sono necessari in particolare:

  • i referti medici da cui si evince il danno alla salute; 
  • i testimoni che possano raccontare di aver assistito alle vessazioni rivolte nei tuoi confronti (ad esempio, i colleghi di lavoro);
  • qualsiasi documentazione, come ad esempio email, lettere, sms o messaggi, che riveli l’intento persecutorio del mobber.

Prima di agire, tuttavia, è bene avere in mano delle prove per incastrare il mobber e dimostrare i danni subiti.



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