Coronavirus: chi vincerà la corsa al vaccino

12 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: chi vincerà la corsa al vaccino

La gara tra centri di ricerca per la soluzione più efficace e rapida: chi potrebbe vincerla e quando.

Sono più di 100 i candidati vaccini attualmente allo studio in centri di ricerca e imprese in tutto il mondo. Le soluzioni in campo sono le più varie e nessuno sa ancora quale si rivelerà la più efficace contro il Coronavirus, che è del tutto nuovo e mette a dura prova i ricercatori. Così i concorrenti in gara percorrono strade diverse per raggiungere l’obiettivo e arrivare al risultato nel tempo più rapido possibile.

Di certo si sa che i virus vengono riconosciuti dal nostro organismo, che per combatterli produce anticorpi. Il vaccino è un metodo per stimolare la loro produzione. Partendo da questo punto comune e condiviso, gli scienziati danno la caccia ad una proteina, chiamata antigene, che attiva la risposta del sistema immunitario. Da qui, però, i gruppi in corsa si dividono nel percorso della “caccia al tesoro”.

C’è chi lavora per introdurre virus attenuati e inattivati in modo da renderli inoffensivi. È una strada sperimentata con successo in molti vaccini divenuti d’uso comune, come il morbillo, la varicella e l’epatite A. Ma c’è il rischio di reazioni, se non si riesce a “blindare” il virus inoculato rendendolo del tutto innocuo, ed anche quello di non riuscire a seguire le possibili successive mutazioni del virus; così il vaccino potrebbe essere dannoso nel primo caso e inutile nel secondo.

Altri usano il metodo delle “proteine ricombinanti”, che utilizzano la parte chiamata spike, o spuntone, che individua una delle parti più significative del virus. Il vantaggio è che questo metodo sfrutta le conoscenze di altri ceppi di Coronavirus che in passato hanno fatto il salto di specie verso l’uomo, come la Sars e la Mers. La maggior parte dei ricercatori sta seguendo proprio questa pista.

Altri ancora percorrono invece strade meno battute ma potenzialmente promettenti, come quella dei “vettori virali” in grado di rilasciare gli antigeni nelle cellule o quella dei peptidi, che si concentra sulla parte della proteina che è in grado di provocare la reazione immunitaria. Qualcuno segue l’ingegneria genetica, costruendo particelle del virus chiamate “immunogeniche” mentre una nutrita pattuglia di genetisti salta completamente la strada degli antigeni e punta direttamente al Dna ed al Rna per innescare le informazioni genetiche che servono all’organismo per produrli.

Tra le aziende in pole position, oltre ai giganti statunitensi, asiatici e tedeschi, ce n’è qualcuna italiana, come la Advent-Irmb di Pomezia, che progetta di rilasciare il vaccino entro settembre, sperimentazione permettendo. Già, perché proprio i risultati dei test di sperimentazione sull’uomo saranno il passo decisivo, quello che rivelerà i candidati vincitori. Ci sono anche altre imprese italiane: la Takis, impegnata a realizzare un vaccino anti Covid-19, che sarà presto sperimentato allo Spallanzani di Roma e poi ReiThera, già campionessa perché riuscì a creare il vaccino contro Ebola e ora punta a mettere a frutto l’esperienza acquisita sul campo. Il tutto senza dimenticare l’università di Pittsburgh, dove il capo ricercatore, l’italiano Andrea Gambotto, sta mettendo a punto il vaccino in un cerotto.

Una volta completate con successo le sperimentazioni, ci sarà un’altra tappa prima di concludere la gara e dichiarare il vincitore. Qui nodi saranno la produzione su larga scala e la distribuzione, cioè l’approvvigionamento. Entrambe queste fasi richiederanno cospicui finanziamenti, ancora maggiori delle somme già impegnate per le attuali ricerche. Basti pensare che, una volta trovato il prodotto valido, per coprire almeno la maggior parte della popolazione mondiale serviranno miliardi di dosi da produrre e consegnare.

Questo favorisce le grandi imprese farmaceutiche, come ad esempio Glaxo Smith Line, Astra Zeneca e Sanofi. Ma è prevedibile che a quel punto si scatenerà una vera e propria lotta per l’acquisto del vaccino, perché le prime confezioni prodotte saranno particolarmente ambite e andranno ad appannaggio dei Paesi più ricchi.

Per evitare sovrapposizioni, è nata recentemente la Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations), un accordo di partneriato internazionale tra i partecipanti con scopi di coordinamento delle rispettive attività e di aggiornamento della comunità scientifica sui progressi fatti verso il vaccino. Intanto l’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, mantiene aggiornata la lista delle sperimentazioni in corso e dei loro esiti, cioè tiene il tabellone con i punteggi della gara in corso.

Mentre per finanziare le costose ricerche e le successive fasi di produzione, confezionamento e distribuzione si pensa a dei Covid-bond, strumenti obbligazionari che, per essere appetibili, dovranno garantire un’elevata remunerazione agli investitori. E possibilmente essere “spalmati” sull’intero settore anziché su specifici prodotti o aziende, che comporterebbe la difficoltà di individuare in anticipo quale sarà il “cavallo vincente”.



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