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L’Italia non può esigere l’Iva alle dogane

18 Luglio 2014
L’Italia non può esigere l’Iva alle dogane

Corte di Giustizia: l’Iva assolta in reverse charge con autofatturazione indicata nel registro vendite non può essere pretesa dal nostro Stato.

Regime IVA alle dogane tutto da riscrivere per l’Italia, che sino ad oggi ha obbligato, illegittimamente, i contributi a versare l’Iva all’importazione nonostante sia già stata assolta mediante il meccanismo dell’inversione contabile.

Lo ha appena stabilito la Corte di giustizia europea [1].

La pretesa del nostro Stato di esigere il pagamento dell’IVA all’importazione viola il principio di neutralità dell’imposta sul valore aggiunto e si pone in contrasto con la sesta direttiva CEE [2]. In pratica, sino ad oggi, le dogane italiane hanno imposto l’imposta sul valore aggiunto assolta in reverse charge mediante l’emissione di autofattura e la contestuale registrazione nel registro delle vendite e degli acquisti.

Il reverse charge, spiega invece la Corte, ben consente di contrastare l’evasione e l’elusione constatate in determinati tipi di operazioni; ne consegue che la parte della sanzione che consiste nel richiedere un nuovo pagamento dell’Iva già assolta, senza che tale secondo pagamento conferisca un diritto a detrazione, non può considerarsi conforme al principio di neutralità dell’Iva (il tutto nei limiti nei quali, secondo il giudice del rinvio, nel procedimento principale non sussiste né evasione né tentativo di evasione).

Per il resto fa bene l’Italia a subordinare la concessione dell’esenzione dal pagamento dell’imposta sul valore aggiunto all’importazione alla condizione che le merci importate e destinate a un deposito fiscale ai fini di tale imposta siano fisicamente introdotte nel magazzino e l’operazione non sia solo “cartolare”.


note

[1] C. Giust. Sent n. C272/13.

[2] Direttiva 77/388/CEE.


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