Coronavirus, il nuovo rischio è la Legionellosi

12 Maggio 2020
Coronavirus, il nuovo rischio è la Legionellosi

Causa lockdown, molti edifici sono rimasti chiusi, specie quelli dei cosiddetti Ho.Re.Ca., che sta per hotellerie, restaurant, café. In pratica, bar e strutture ricettive. Negli impianti inutilizzati (e quindi senza manutenzione) da più tempo può annidarsi un pericoloso batterio.

Edifici chiusi e impianti inutilizzati, causa lockdown. Senza manutenzione, il pericolo è quello di una proliferazione della Legionella, un batterio che si può trovare nelle installazioni che producono acqua nebulizzata, come gli impianti di condizionamento o le reti di ricircolo acqua calda negli impianti idrico-sanitari.

L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha ritenuto utile pubblicare una guida per scongiurare il rischio crescita di Legionella, anche in base ad alcuni dati che dicono che circa il 20% dei pazienti malati di Coronavirus aveva presumibilmente contratto anche la Legionellosi, infezione provocata dal batterio Legionella, che colpisce l’apparato respiratorio, avendo sviluppato anticorpi specifici per questo tipo di infezione.

La guida vuole essere un elenco di buone pratiche per scongiurare il rischio alla riapertura dei locali, specie quelli rimasti chiusi per oltre un mese. Non solo: il problema non interessa soltanto i locali chiusi da più tempo, come alberghi, ristoranti e strutture ricettive in genere. Riguarda anche quegli spazi riconvertiti in strutture ospedaliere, reparti Covid o spazi per trascorrere il periodo di quarantena, per impedire, quindi, come nei casi di cui abbiamo parlato qualche riga fa, che al Coronavirus si sommi la Legionellosi.

Legionellosi: che cos’è e come si trasmette

La Legionella è un batterio che può trovarsi nell’acqua. Può causare una grave polmonite interstiziale chiamata “malattia dei legionari”, o Legionellosi. Il batterio prolifera negli impianti che sono scarsamente o inadeguatamente sottoposti a manutenzione, a particolari temperature e in presenza di biofilm e calcare.

Il contagio avviene in maniera simile al Coronavirus, cioè tramite inalazione di aerosol contaminato, ovvero di gocce d’acqua in cui è presente il batterio. Può succedere, quindi, per esempio, mentre siamo in vacanza e stiamo facendo una doccia nella nostra camera d’albergo, o un bagno in una vasca idromassaggio.

La malattia, come riporta l’Iss, colpisce per lo più ultracinquantenni, fumatori, alcolisti e persone con patologie che determinano un indebolimento del sistema immunitario (in trattamento con farmaci corticosteroidei o immunosoppressori). In Italia e in Europa, la letalità per la malattia dei legionari è circa del 10% nei casi acquisiti in comunità, mentre per i casi acquisiti in ospedale il tasso di mortalità può raggiungere anche il 50%.

Nel 2018, in Italia, sono stati notificati 518 casi di Legionellosi associata ai viaggi (di cui 298 verificatisi in turisti italiani e 220 in turisti stranieri che hanno soggiornato in Italia); in aggiunta a questi si sono verificati cluster con 2 o più casi associati in 103 strutture recettive in cui, presumibilmente, i sistemi avevano alte criticità e non erano stati adeguatamente gestiti e manutenuti.

Quando cresce il rischio Legionella

L’Iss elenca una serie di circostanze in cui aumenta il pericolo di crescita della concentrazione del batterio. Le riportiamo:

  • temperatura dell’acqua tra 20 e 50 gradi centigradi (questi valori si devono considerare non solo nell’intero sistema, ma anche in sezioni circoscritte dell’impianto dove tali temperature possono permettere al batterio di crescere e quindi di contaminare altre parti del sistema, rendendo più difficile il controllo). Bisogna evitare che la temperatura dell’acqua calda scenda al di sotto di 50 gradi e che quella fredda salga al di sopra di 20;
  • il flusso nel sistema idrico scarso o assente;
  • materiali che agevolano la creazione di nicchie protettive o il rilascio di nutrienti per la crescita e la formazione di biofilm, compresi fanghi, incrostazioni, ruggine, alghe e depositi organici che possono accumularsi lungo le tubature del sistema e nei serbatoi d’acqua, in particolare durante i periodi di stagnazione;
  • l’acqua in ingresso è di scarsa qualità, non sottoposta a potabilizzazione, o è erogata con flusso intermittente.
  • sistemi che diffondono goccioline inalabili come gli aerosol generati da torri di raffreddamento o da condensatori evaporativi;
  • rubinetti in assenza di rompigetto (a seguito dell’impatto dell’acqua su una superficie solida in caso di elevata pressione idrica) o in presenza di rompigetto incrostati (responsabili di emissioni di spruzzi);
  • docce (soprattutto in presenza di soffioni incrostati), vasche idromassaggio con aerosolizzazione dell’acqua, fontane interne, o sciacquoni per wc inutilizzati per lunghi periodi;
  • altre attrezzature, come idropulitrici, sistemi di irrigazione a spruzzo, sistemi di autolavaggio ecc.

Come prevenire 

La guida dell’Iss distingue tra locali rimasti chiusi per un mese al massimo e locali chiusi per più tempo. Nel primo caso, bastano i controlli ordinari degli impianti. Se, invece, la struttura si appresta a riaprire dopo più tempo, ecco le misure straordinarie di manutenzione come consigliate dall’Iss:

  • verificare la corretta circolazione dell’acqua calda in tutte le parti del sistema idrico, assicurando che la temperatura all’interno dell’accumulo o del boiler sia non inferiore a 60 gradi, mentre quella in corrispondenza del ritorno dagli anelli di ricircolo non scenda sotto i 50 gradi;
  • verificare che la temperatura dell’acqua calda raggiunga un valore non inferiore a 50 gradi, entro un minuto dall’apertura del terminale (evitando schizzi) e che la temperatura dell’acqua fredda non superi i 20 gradi, dopo un flussaggio di un minuto. In presenza di valvole miscelatrici termostatiche, verificare che le suddette temperature vengano raggiunte dalle tubazioni che le alimentano;
  • pulire, disincrostare e, all’occorrenza, sostituire tutti i terminali (docce e rubinetti) di acqua calda e fredda; disinfettare periodicamente con cloro le cassette di scarico per wc, gli orinatoi, i by-pass e tutti gli altri punti sulla rete;
  • assicurarsi che i serbatoi di stoccaggio dell’acqua potabile contengano cloro residuo libero (valore consigliato: 0,2 mg/l). Concentrazioni di disinfettante più elevati (1-3 mg/l) sono efficaci nel controllo della proliferazione di Legionella, ma alterano le caratteristiche di potabilità dell’acqua;
  • verificare che i livelli di disinfettante siano raggiunti in tutti i punti individuati come sentinella e in quelli scarsamente utilizzati;
  • monitorare le temperature e i livelli di biocida per almeno 48 ore apportando, se necessario, opportune regolazioni; prelevare campioni d’acqua per la ricerca di Legionella dai terminali sentinella (i campioni microbiologici campionati prima delle 48 ore successive all’inizio delle operazioni di disinfezione possono risultare “falsi negativi”); se campioni d’acqua prelevati risultano negativi, i sistemi di acqua calda e fredda sono da considerarsi sotto controllo e l’edificio può essere riaperto;
  • controllare lo stato di altri impianti che potrebbero essere contaminati da Legionella (torri di raffreddamento evaporative, unità di trattamento aria, vasche idromassaggio a servizio della camera d’albergo), specie dopo una lunga chiusura;
  • per i sistemi che hanno continuato a funzionare, assicurarsi che siano sottoposti al normale regime di controllo, monitoraggio e documentazione;
  • per i sistemi sottoposti a fermo, pulire le apparecchiature e le reti idriche; disinfettare gli impianti in modo che tutte le parti di ciascun sistema raggiungano la concentrazione di 50 mg/l di cloro residuo libero per un’ora (o di 20 mg/l di cloro residuo libero per 2 ore); al termine della sanificazione, risciacquare con acqua e drenare;
  • per le torri evaporative vanno sempre attuati gli interventi di pulizia, disinfezione e drenaggio;
  • le procedure ai punti precedenti dovranno essere attuate anche nel caso in cui l’impianto sia stato precedentemente drenato: ciò per scongiurare un rischio di diffusione della contaminazione al riavvio, determinato dall’inevitabile presenza di residui di acqua e/o di condensa nei quali non è possibile escludere la proliferazione microbica, compresa quella di Legionella. Fanno eccezione i dispositivi semplici e di piccole dimensioni che possono essere asciugati fisicamente;
  • assicurarsi che la documentazione inerente la valutazione del rischio, rivista e aggiornata (ogni due anni o meno se sono incorse modifiche all’impianto o si sono verificati casi di malattia), il registro di manutenzione dell’impianto e la descrizione delle azioni correttive adottate siano disponibili per un’eventuale ispezione, completi di data e firma di chi ha espletato tali attività.

Per informazioni ancora più complete si può consultare il sito dell’Iss.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube