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Coronavirus, si pensa a un ok per rivedere gli amici

12 Maggio 2020
Coronavirus, si pensa a un ok per rivedere gli amici

È stato uno tra i dispiaceri più forti, quello di realizzare che i cosiddetti “affetti stabili” non comprendevano anche i nostri più fedeli compagni di viaggio, magari conosciuti da una vita e molto più vicini a noi, rispetto a qualche cugino o zio di sesto grado.

La schiavitù del distacco dagli amici presto potrebbe finire. Molto presto. E cioè, forse, in quella data che, seconda solo al 4 maggio – inizio della Fase 2 dell’emergenza Coronavirus – sta diventando il giorno più atteso dagli italiani. Parliamo del 18 maggio, quando molti altri lavoratori, finora non autorizzati causa lockdown, potranno rialzare le saracinesche e tornare a una parvenza di vita normale. In particolare, riapriranno i negozi di vendita al dettaglio. Diversi governatori – tra i quali il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini – chiedono a gran voce un’anticipazione delle riaperture, sempre che l’andamento della curva dei contagi lo permetta.

Da quanto riporta una breve nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, il 18 maggio potrebbe diventare data ancor più agognata non solo per una ripresa del commercio ma anche per le nostre relazioni sociali. Non è chiaro da quale fonte provenga la notizia: l’agenzia non lo specifica e tratta la cosa a titolo di “ipotesi”; una possibilità, insomma, che però renderebbe felici molti di noi, considerando il prolungato isolamento, con gestione unicamente virtuale dei propri affetti non di sangue e certamente stabili, se non per il governo almeno per noi.

Si starebbe pensando, in pratica, di eliminare la regola – a tanti invisa – di incontrare solo congiunti fino al sesto grado, proprio a partire dal 18 maggio. Una questione ancora aperta, per l’Adnkronos, che qui, invece, cita “fonti del governo”. Pare, infatti, che sul tema ci sia divisione tra chi vorrebbe ancora seguire la linea della prudenza e chi, invece, scalpita per cancellare uno dei divieti più mal tollerati dagli italiani.

I numeri dei prossimi giorni, sull’evoluzione dell’epidemia, saranno decisivi per capire se i contagi sono aumentati o meno e suggeriranno, quindi, la strada migliore da percorrere. Gli stessi esperti sono divisi. Proprio oggi il virologo Guido Silvestri ha detto che “i dati indicano in maniera molto chiara che stiamo andando verso la fine della prima ondata della pandemia, una transizione da pandemia a endemia. Questo grazie alle procedure di isolamento sociale e di quarantena attuate, alla stagionalità che è un fenomeno noto dei Coronavirus e all’insorgenza di una immunità naturale”.

Quando, però, se ne deduce – la stessa parola “fine” è abbastanza indicativa – che il virus possa aver finalmente perso potenza, c’è chi smentisce. Come Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’istituto nazionale Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma: sempre oggi ha detto ad Agorà, trasmissione di Rai3, che il virus non si è indebolito, ma che “il numero di sequenze con genoma intero ci dice che è sostanzialmente lo stesso. Poi che si attenui passando di soggetto in soggetto è una cosa diversa, ma servono studi importanti e di lunga dimensione”.

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, per il quale “non abbiamo evidenze reali che il virus si sia affievolito”.



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