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Silvia Romano e gli altri: il (finto) giallo dei riscatti

12 Maggio 2020
Silvia Romano e gli altri: il (finto) giallo dei riscatti

Quanto abbiamo pagato per riportare a casa i nostri ostaggi, dal 2004 a oggi.

Ufficialmente non avremo mai un bilancio nero su bianco delle somme pagate per i nostri prigionieri finiti in mano a sequestratori di tutto il mondo. È il motivo per il quale, sul “costo” della liberazione di Silvia Romano, circolano presunte cifre che oscillano, senza precisione, tra 1,5 e 4 milioni di euro. Ufficiosamente, un conto complessivo c’è e ce lo comunica l’agenzia di stampa Adnkronos: dal 2004 a oggi abbiamo versato 80 milioni euro per riportare a casa i nostri ostaggi da Iraq, Siria, Libia, Afghanistan, Somalia. Somme che non lasciano traccia, mai confermate (mai lo saranno) ma il cui pagamento si dà per scontato, tanto da avere creato frizioni con gli alleati, Stati Uniti in primis, contrari a finanziare i terroristi, fosse anche per riportare a casa una vita.

Più volte si sono tentati calcoli e ipotizzate cifre a sei zeri, soprattutto attraverso inchieste giornalistiche. Ci provò Panorama. Altre testate fecero altrettanto negli anni. Ecco una ricostruzione, in sintesi, dei casi dagli inizi degli anni Duemila, a cura dell’Adnkronos, che ha riepilogato episodi e polemiche da essi scaturite.

Volontari e cooperanti

Il governo italiano avrebbe pagato 4 milioni per le “due Simone”, Simona Torretta e Simona Pari, cooperanti sequestrate il 7 settembre 2004 in Iraq e liberate il 29 dello stesso mese. A rivelarlo fu il Sunday Times, citando fonti dell’intelligence italiana.

Nel 2008 vennero rilasciati i cooperanti della ong “Cins” Giuliano Paganini e Jolanda Occhipinti, rapiti il 21 maggio di quell’anno a pochi chilometri da Mogadiscio. Fonti somale dichiararono che per il loro rilascio, dopo una prima richiesta di un milione di dollari, ne vennero pagati 700mila. Altre fonti parlarono di 100mila dollari in contanti, con la promessa di versarne un’altra tranche. Indiscrezioni smentite dalla Farnesina.

Il 14 agosto 2011 nel Sud del Darfur fu rapito Francesco Azzarà, volontario di Emergency. La sua liberazione avvenne il 16 dicembre. Anche in quel caso la Farnesina smentì.

Dodici, invece, i milioni presumibilmente pagati per il rilascio di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria il 31 luglio 2014 e liberate a gennaio. Polemiche infuocate. Matteo Salvini scrisse su Twitter: “Sarebbe uno schifo”. Replicò l’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, parlando di “illazioni senza verifica”. Gentiloni poi ribadì che “in tema di rapimenti, l’Italia si attiene a regole e comportamenti condivisi sul piano internazionale. Abbiamo operato in continuità con la linea seguita nel tempo dai governi che si sono succeduti. Non è la linea di questo governo, è la linea dell’Italia“. E subito dopo: “Noi siamo contrari al pagamento di riscatti e partecipiamo al contrasto multilaterale del fenomeno del sequestro di persone a scopo di riscatto. E nei confronti degli italiani presi in ostaggio, la nostra priorità è indirizzata alla tutela della loro vita e integrità“. Intervenne anche il governatore del Veneto Luca Zaia: “In Italia si introduca una norma per cui chi si mette nei guai si arrangi a tirarsi fuori”.

L’allora premier Matteo Renzi spiegò che “tutto il Pd si riconosce nelle parole di Gentiloni”, mentre Giorgia Meloni disse che “è folle che dei comuni cittadini, o peggio delle ragazzine totalmente inesperte, si improvvisino cooperatori internazionali e vadano allo sbaraglio in zona di guerra. Peraltro non si capisce bene a fare cosa e a favore di chi”.

Giornalisti rapiti

Per la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, invece, rapita in Iraq il 4 febbraio del 2005 e liberata un mese dopo, lo Stato italiano, secondo quanto si lesse all’epoca, avrebbe tirato fuori una cifra fra i 5 e i 6 milioni di euro.

Polemiche nacquero sul presunto riscatto per il fotoreporter Gabriele Torsello, rapito il 12 ottobre del 2006 in Afghanistan e rilasciato dopo 23 giorni. Nonostante le smentite di Torsello, fu il fondatore di Emergency, Gino Strada, che si prodigò per il rilascio, a confermare ai magistrati il pagamento di due milioni di dollari. Francesco Cossiga, in un’intervista nel 2007, disse che i due milioni “sono stati pagati” ma forse già restituiti all’Italia dalla Gran Bretagna. I soldi, disse Cossiga, ”sono stati presi forse dai fondi dei servizi di informazione e sicurezza, ma non mi meraviglierebbe che ci fossero stati restituiti” dal “governo di Sua Maestà britannica”, visto che, e qui Cossiga si fece ironico, Torsello “è un ragazzo che vive da lungo tempo in Gran Bretagna e loro si affezionano a chi vive da loro”. Nella stessa intervista l’ex Capo dello Stato aggiunse: “Il governo non dovrebbe mai trattare”.

Mezze conferme e secche smentite sul riscatto per Daniele Mastrogiacomo, giornalista di Repubblica rapito a Kandahar, in Afghanistan, il 5 marzo 2007, liberato 14 giorni dopo, quando il governo presieduto da Karzai cedette alle pressioni del governo Prodi (ministro della Difesa Arturo Parisi e ministro degli Esteri Massimo D’Alema) e liberò, come chiesto dai rapitori, quattro talebani prigionieri. Nel novembre 2010 Mario Calabresi scrisse sulla Stampa che per Mastrogiacono fu pagato un riscatto, ma la notizia fu smentita dal governo e ribadita da Calabresi, citando fonti del Dipartimento di Stato americano.

Quattro milioni di dollari potrebbero essere stati pagati per il rilascio dell’inviato della Stampa Domenico Quirico (e del docente belga Pierre Piccinin), rapito in Siria il 9 aprile 2013 e rilasciato dopo 150 giorni. A svelare il pagamento fu il negoziatore, identificato dalla rivista Foreign Policy, che in un articolo riportò la testimonianza di Motaz Shaklab, membro della coalizione nazionale siriana a Istanbul. “Ho visto i soldi con i miei occhi, ed ero presente quando sono stati consegnati ai rapitori”, disse Shaklab.

Privati cittadini 

Poco prima del rilascio di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, nel novembre 2014 un riscatto di due milioni sarebbe stato pagato per Marco Vallisa, tecnico piacentino rapito il Libia il 5 luglio 2014, e Gianluca Salviato, tecnico scomparso nell’est della Libia il 22 marzo 2014.

Il 4 marzo 2016 furono liberati in Libia Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, tecnici della ditta “Bonetti” ( uccisi i loro colleghi Fausto Paino e Salvatore Failla). In quel caso l’allora presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, disse: “Delle modalità di risoluzione di un sequestro come questo il comitato che presiedo viene informato e può acquisire la documentazione. Non mi risulta che ci sia stata una scelta di questo tipo”. Smentito anche il riscatto pagato per l’imprenditore Sergio Zanotti, sequestrato in un viaggio in Turchia, vicino al confine siriano, e liberato nell’aprile 2019 dopo tre anni (rapimento ritenuto anomalo da molte fonti). Fu lo stesso imprenditore a dichiarare: “Se non fosse stato pagato un riscatto non sarei qui”.

Ancora più incerto il pagamento per la liberazione del 34enne bresciano Alessandro Sandrini, rapito nell’ottobre 2016 al confine fra Turchia e Siria e rilasciato a maggio 2019. Così come per l’architetto 31enne di Padova Luca Tacchetto, sequestrato in Burkina Faso e liberato in Mali a marzo. Si è lasciato a intendere che non fosse stato pagato alcun riscatto.

Mercantili ed equipaggio

Nel dicembre 2011, dopo più di 10 mesi nelle mani dei pirati somali, venne liberata la petroliera battente bandiera italiana Savina Caylyn, con cinque componenti dell’equipaggio a bordo. Il ministero degli Esteri dichiarò, ancora una volta, che non era stato pagato il riscatto, ma il sito Somalia Report, citando fonti dei pirati, scrisse che vennero pagati 11,5 milioni di euro in due tranche.

Un mese prima fu posto fine anche al sequestro del mercantile italiano Rosalia D’Amato sequestrato il 21 aprile del 2011 al largo delle coste dell’Oman, Oceano indiano. A bordo c’erano sei italiani e 16 filippini. In quel caso sia la Farnesina che lo stesso comandante negarono il pagamento.



5 Commenti

  1. Cosa si può commentare, non ci sono i soldi x sfamare 3/4 d’Italia , ma si trovano soldi x questi volontari del cavolo che cercano solo di fare delle avventure irresponsabili x tutta la noia che provano a non fare del volontariato in Italia, in questo periodo sono venuti dei volontari di tutta l’Europa x questa pandemia con tutti i loro mezzi e noi mandiamo l’aereo di stato a ricuperali questi seudi volontari

    1. Ciao Carlo sono pienamente d’accordo con te, purtroppo abbiamo molti italiani che la pensano diversamente ad alcuni di questi ho detto che ogni tanto invece di guardare le stelle abbassassero la testa per vedere la realtà delle cose………mi hanno dato del fascista …….pensa!!!!!!!!!!!!!!!!!

    1. Ciao Franco io non so se hai ragione però se ne stanno a casa e fanno volontariato in italia non farebbero un soldo di danno

  2. Il discorso è molto complesso quello però che è sicuro è che il volontariato e la cooperazione x dare aiuto alle popolazioni in forte difficoltà deve venire non da associazioni ma da nazioni o meglio dalla collaborazione congiunta internazionale che oltre a mandare le persone giuste e necessarie quindi preparate controllano e cautelano soprattutto fisicamente questi persone in modo tale da impedire rapimenti e sofferenze che sfociano in probabili quanto sicuri riscatti. io sono per aiutare ma non per mandare allo sbaraglio e poi provocare danni morali ed economici.

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