Fase 2: la giustizia riparte nel caos

12 Maggio 2020
Fase 2: la giustizia riparte nel caos

In molti tribunali italiani si registrano disfunzioni, affollamenti, code e rinvii delle udienze. 

Inizia da oggi la Fase 2 per il mondo della giustizia italiana ma la ripartenza avviene nel caos. Ritardi, file e rinvii in molti tribunali italiani e, soprattutto, con un andamento a macchia di leopardo, con regole diverse per ogni ufficio giudiziario o che cambiano addirittura in base alle sezioni ed alle articolazioni.

La tendenza principale che si registra è quella del rinvio ad oltre l’estate dei processi meno urgenti e talvolta anche di quelli difficili da trattare perché l’elevato numero dei partecipanti, oppure le aule d’udienza troppo piccole, non garantiscono il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale e creano il rischio di assembramenti.

Così la ripartenza avviene a ritmo rallentato, appoggiandosi anche al processo a distanza previsto proprio per la fase emergenziale. Non sempre, però, si riesce ad evitare gli afflussi di persone nei tribunali e il più delle volte ne fanno le spese gli addetti ai lavori, a partire dagli avvocati.

È il caso di Bari, dove oggi, come riporta La Repubblica, si sono verificati affollamenti all’ingresso del tribunale civile. Ma neppure al Nord la situazione è migliore: a Milano si sono viste lunghe code davanti ad alcuni sportelli nevralgici, come quello per il rilascio dei certificati penali.

Secondo il presidente dell’Unione Camere Penali, Giandomenico Caiazza, “questa Fase 2 sembra partire per tutti ma non per la giurisdizione, vediamo processi che erano fissati già a maggio o giugno rinviati in alcuni casi a febbraio 2021. Ci chiediamo perché la giurisdizione esige una protezione diversa?”

È molto facile immaginare – prosegue – che nei nostri tribunali ci siano condizioni per ricominciare nelle aule con sicurezza per tutti noi, per la salute del giudice, del pubblico ministero, invece vediamo una lentezza straordinaria di questa ripresa, una disomogeneità di criteri che vengono adottati nei vari fori e spesso circolari organizzative che non sembrano recepite dagli stessi giudici”, ha detto in un intervento nel corso del programma Coffee Break, in onda su La 7, riportato dall’Adnkronos.

“Non vorremmo ora – avverte il presidente dell’Ucp – che questa lentezza nella ripresa fosse un po’ un modo per dire o si fa da remoto il processo o non si  ricomincia a lavorare. Chiediamo perché non stiamo riprendendo con la gradualità necessaria, perché mi sono arrivati rinvii di processi con un imputato, prima udienza al 21 febbraio 2021 a Roma, in una città che ieri ha contato 11 contagi?”.

“Noi troviamo singolare anche lo smart working del personale di cancelleria, un finto smart working considerato che i cancellieri non possono collegarsi all’intranet della giustizia da casa. Rimbocchiamoci le maniche. Ci sono esempi virtuosi come il presidente del Tribunale di Milano, dal cuore della pandemia, ha detto di cominciare a fissare i rinvii di 15 giorni in 15 giorni perché poi vediamo se la situazione si è modificata”, conclude.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube