Cronaca | News

La Calabria e quei tamponi dimenticati

12 Maggio 2020
La Calabria e quei tamponi dimenticati

Un consigliere regionale denuncia: i test dei calabresi rientrati sono chiusi in magazzino e non vengono processati. Ma la Regione smentisce e reagisce. 

Un numero imprecisato di tamponi dimenticati e rimasti giacenti nei magazzini, senza essere analizzati. Sarebbero quelli dei calabresi rientrati dopo la fine del lockdown.

È una denuncia shock contro la Regione Calabria quella che arriva oggi dal consigliere regionale Graziano Di Natale, riportata sul quotidiano online Il Corriere della Calabria, dove l’esponente della lista d’opposizione IriC (Io resto in Calabria) dichiara: «Ho appreso da fonti certe che alcuni, se non tutti i tamponi effettuati e non processati sono tenuti in condizioni non adeguate, addirittura in magazzini, e questa circostanza mi pare davvero molto grave e inquietante».

Perciò il consigliere – che è anche segretario questore dell’assemblea regionale – chiede alla presidente della Regione, Jole Santelli «da cittadino prima e da consigliere regionale poi, perché l’esame dei tamponi è fermo e come mai non vengono processati quelli delle ultime settimane riguardanti i rientri».

«È inutile far finta di niente – prosegue Di Natale. Se non si chiarisce subito questo quadro molto fosco che profila grave pregiudizio per la tutela della salute dei calabresi, si intaccano profondamente e si vanificano anche tutti gli sforzi e i sacrifici finora affrontati». Il rappresentante consiliare prospetta poi un ulteriore pericolo: «L’accertamento delle circostanze denunciate falserebbe tutta l’analisi finora ritenuta attendibile e certa, e gli stessi dati fondati su analisi evidentemente non conformi alla realtà».

Ma la replica della Regione Calabria non si fa attendere e arriva a stretto giro, con una nota ufficiale, diramata anche dall’agenzia stampa Adnkronos, che definisce «false e tendenziose» le notizie sulla non lavorazione dei tamponi, «manifestamente infondate e tese a denigrare l’immagine di una Regione che, invece, ha risposto brillantemente all’emergenza Coronavirus».

La Regione precisa che «in realtà ad oggi sono circa 1.500 i tamponi in corso di lavorazione, così ripartiti: 500 circa presso il Pugliese, 500 all’Asp di Reggio Calabria e 500 presso la Centrale Operativa del 118 dell’Asp di Cosenza». Quanto alle modalità di conservazione, l’ente chiarisce che «tutti i campioni risultano custoditi sulla scorta della circolare del ministero della Salute del 22 gennaio 2020, che prevede la conservazione degli stessi fino a 5 giorni ad una temperatura di 4°».

E fornisce una risposta anche sui tempi di lavoro: «I laboratori di microbiologia accreditati dalla Regione stanno processando quotidianamente circa 1.300 tamponi, con una media di 10.000 a settimana. Finora risultano processati oltre 45.000 tamponi. L’importante numero di rientri dalle altre regioni, avvenuti nella scorsa settimana, ha comportato un impegno ulteriore dei laboratori che riusciranno a garantire, comunque, il rispetto dei tempi previsti dalla circolare ministeriale del 22.1.2020».

Dunque – conclude la nota – «il Dipartimento Tutela della Salute ha già provveduto ad informare le competenti autorità giudiziarie al fine di valutare l’esistenza di eventuali ipotesi di reato, anche rispetto al procurato allarme».

A complicare le cose c’è, però, il fatto che la nota ufficiale della Regione non costituisce risposta alla pubblica denuncia formulata dal consigliere Di Natale, ma fa «riferimento ad un audio-messaggio diffuso in data odierna, ripreso anche sui media, di un sedicente operatore del 118 che denuncia i giochini che stanno facendo alla Regione Calabria per non processare i tamponi che vengono eseguiti alle migliaia di persone che sono rientrate in questi ultimi giorni dal nord».

Ed è proprio su questo messaggio che si innesta un esposto denuncia alle Procure calabresi ed alla Corte dei Conti presentato, secondo quanto riporta l’Adnkronos, dal deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Sapia, della commissione Affari Sociali, che ha chiesto «indagini immediate, anche in considerazione del fatto che, ove ci fossero riscontri, si tratterebbe di un fatto gravissimo, che metterebbe a rischio la popolazione residente in Calabria e dovrebbe obbligare a rivedere le misure di contenimento adottate e adottande a tutela della salute, che nella fattispecie sarebbero fondate su dati non conformi alla realtà».

Adesso – incalza il deputato Sapia, che, secondo quanto riporta l’Adnkronos, ha investito del caso anche il presidente del Consiglio, il ministro e il viceministro della Salute e i prefetti delle cinque province calabresi, chiedendo gli interventi di competenza – «la presidentessa della Regione, Jole Santelli, deve chiarire ai calabresi come stanno a riguardo le cose. Deve farlo subito e pubblicamente, senza tergiversare. Le vicende di Torano Castello, Bocchiegliero e Chiaravalle Centrale non consentono altri errori e silenzi sulla pelle dei cittadini», conclude.



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