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Come recuperare un credito da un defunto

13 Maggio 2020
Come recuperare un credito da un defunto

Gli eredi sono obbligati a pagare i debiti lasciati dal defunto solo a condizione che abbiano accettato l’eredità e che il debito, nel frattempo, non si sia prescritto. Ma il creditore deve agire nei confronti di tutti quanti.

Recuperare un credito da un defunto non è facile ma neanche impossibile. Per farlo senza incappare in contestazioni che potrebbero pregiudicare la riscossione, è necessario rispettare alcune regole imposte dal Codice civile. Tra queste vi è, ad esempio, l’esatta intestazione della lettera di diffida ai fini dell’interruzione della prescrizione, l’individuazione degli eredi in base all’accettazione dell’eredità, le quote di ciascuno di essi perché è proprio in base a queste che si potrà agire nei loro confronti.

In questa breve guida spiegheremo appunto come recuperare un credito da un defunto e illustreremo i meccanismi pratici che bisogna attuare.

Come richiedere un pagamento agli eredi del defunto

Non appena si ha notizia della morte di un debitore bisogna chiedere il pagamento agli eredi, indicandone l’importo e la motivazione. Tale domanda, se effettuata con raccomandata a.r., serve a interrompere i termini di prescrizione che variano a seconda della natura del credito. La diffida è essenziale proprio perché, se mai dovesse formarsi la prescrizione, non sarebbe più possibile procedere al recupero del credito. 

Di solito, la prescrizione per un debito derivante da un contratto è di 10 anni mentre per i danni provocati da atti illeciti è di 5 anni. Ci sono poi i debiti dovuti a prestazioni ricevute da professionisti, che si prescrivono in 3 anni. Troverai l’elenco di tutti i termini di prescrizione nella guida Prescrizione crediti.

Molto spesso, però, all’indomani della morte del debitore, è impossibile individuare con esattezza gli eredi: innanzitutto perché ci sono 10 anni di tempo dal decesso per accettare l’eredità e quindi assumere la qualità di erede; in secondo luogo perché, molto spesso, la compagine degli eredi è frammentaria e numerosa. In questa incertezza, però, la legge viene in soccorso al creditore, consentendogli di diffidare gli eredi – e i futuri eredi che ancora non hanno accettato l’eredità – inviando la diffida presso l’ultima residenza del defunto e intestandola genericamente agli eredi. In pratica, la lettera dovrà riportare la dicitura «Eredi del sig. Mario Rossi» e non i loro nomi. 

Dall’altro lato, però, la diffida intestata al defunto (ad esempio «Sig. Mario Rossi») non avrebbe alcun valore poiché questi non esiste più come soggetto giuridico e gli eredi potrebbero non ritirare la raccomandata.

Come sapere chi sono gli eredi del debitore defunto

Una volta inviata la diffida, qualora non si dovesse ricevere il pagamento, il creditore dovrà agire nei confronti degli eredi, avvalendosi di un avvocato. A tal fine, risulta essenziale individuare chi sono gli eredi del debitore defunto per sapere contro chi avviare un eventuale pignoramento.

Gli eredi sono, innanzitutto, i familiari più stretti: con o senza testamento, infatti, il coniuge e i figli o, in loro assenza, i genitori ricevono sempre una quota del patrimonio.

È tuttavia bene verificare che questi abbiano accettato l’eredità perché è solo con quest’atto che si ha la responsabilità degli eredi per i debiti del defunto.

Esistono numerose agenzie investigative e aziende che offrono il servizio di visura rintraccio eredi. In generale, i controlli partono però proprio dal nucleo familiare. 

La ricerca degli eredi varia a seconda che ci sia o meno un testamento. Nel primo caso, si può accedere al Registro Generale dei Testamenti, con sede presso l’Ufficio Centrale degli archivi notarili per sapere se il defunto ha lasciato testamento. 

Se il defunto non ha lasciato testamento, è la legge a indicare quali sono gli eredi secondo regole molto precise. Sul punto, leggi: Eredità: chi sono gli eredi senza testamento. Pertanto, bisognerà recarsi presso il Comune di residenza del defunto e chiedere un «Certificato di stato di famiglia originario» (anche detto «Certificato storico di stato di famiglia»). Questo documenta la composizione originaria del nucleo familiare. Complicazioni potrebbero però sorgere se gli eredi sono residenti in Comuni diversi.

Una volta individuate le generalità degli eredi, ci si deve recare in tribunale, presso la cancelleria dedicata alle successioni, per verificare se tali soggetti hanno rinunciato all’eredità. Con la rinuncia all’eredità, infatti, i familiari non diventano eredi e non rispondono dei debiti del defunto.

Qualora non si riescano a rintracciare gli eredi, il creditore può chiedere al tribunale di nominare un Curatore dell’eredità giacente. Questi ha il compito di custodire e amministrare i beni dell’eredità, nonché a redigerne l’inventario. In tale attività, il curatore dovrà anche occuparsi della ricerca degli eredi, effettuando le indagini dovute presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, presso gli archivi anagrafici e gli archivi catastali.

Per far nominare un Curatore, è necessario presentare un ricorso scritto, debitamente compilato e motivato, corredato della necessaria documentazione comprovante quanto dichiarato. Il tribunale competente è quello del luogo dell’ultimo domicilio del defunto.

La responsabilità degli eredi del defunto

Abbiamo appena visto che il creditore può agire solo nei confronti degli eredi che hanno accettato l’eredità e che, a tal fine, è necessario attendere che essi provvedano a tale adempimento.

Il termine affinché ciò avvenga è abbastanza ampio: 10 anni di regola, 3 mesi per coloro che sono nel possesso dei beni ereditari (nei successivi 40 giorni è necessario fare l’inventario). Per accelerare i tempi però il creditore può ricorrere in tribunale affinché il giudice assegni un termine più breve ai debitori per decidere se accettare o meno l’eredità.

Una volta individuati gli eredi non è possibile chiedere, a ciascuno di essi, l’intero pagamento. Ogni erede è responsabile del debito del defunto solo entro i limiti della propria quota di eredità. 

Quindi, ad esempio, in presenza di 5 eredi, ciascuno con una quota del 20%, il creditore che voglia recuperare tutti i soldi dovrà avviare cinque diverse procedure, ciascuna delle quali nei limiti di un quinto dell’intero credito.

C’è però da dire che, se l’erede non paga, il creditore può aggredire anche il suo patrimonio personale e non solo quello ereditato.

Non risponde invece, dei debiti ereditari, il legatario, cioè chi ha ricevuto dal defunto solo uno specifico bene (ad esempio, una casa) o diritto (ad esempio, la remissione di un debito). 

Nei confronti di chi ha rinunciato all’eredità, il creditore non ha alcuna possibilità di agire.

Invece, nei confronti degli eredi che abbiano accettato con beneficio di inventario è possibile agire nei limiti di quanto ricevuto con l’eredità. Quindi, se una persona riceve in eredità 1.000 euro, il creditore potrà aggredire al massimo tale somma e non i beni personali dell’erede. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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