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Riaperture: la Lombardia potrebbe restare indietro

13 Maggio 2020 | Autore:
Riaperture: la Lombardia potrebbe restare indietro

Fontana valuta di far riaprire soltanto i negozi. Resterebbero chiusi bar, ristoranti e parrucchieri. La decisione non prima di domani.

Ha detto così tante volte che c’è bisogno di far ripartire tutte le attività produttive e commerciali che ora rischia di doversi rimangiare parte delle sue parole. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, rischia di relegare il suo territorio in coda alla lista delle Regioni che, dalla prossima settimana, potrebbero permettere ai titolari di bar, ristoranti e negozi e a parrucchieri ed estetiste di riaprire i propri locali.

La decisione, per forza di cose, verrà presa entro il fine settimana. Ma l’orientamento di Fontana è di far ripartire solo i negozi. Significa che bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti dovranno aspettare ancora. Si attenderà almeno la giornata di domani, quando arriveranno i primi dati su come stanno andando le cose sul fronte dei contagi da quando è iniziata la fase 2 dell’emergenza coronavirus. Informazioni, spiega il governatore lombardo, che verranno incrociate con le linee guida disposte dal Governo attraverso l’Inail per la riapertura delle attività commerciali. Fontana non vuole rischiare: «Valuteremo le condizioni e i numeri dell’epidemia», spiega.

Il presidente della Lombardia non risparmia qualche attacco al Governo. Nonostante durante l’epidemia avesse rivendicato il ruolo da protagonisti dei governatori nella gestione del proprio territorio, oggi Fontana punta il dito contro Palazzo Chigi accusandolo di «avere scaricato le responsabilità su di noi senza prima fornirci le indicazioni imprescindibili sulla situazione epidemiologica».

Non sono, però, passati troppi giorni da quando lo stesso Fontana aveva presentato al premier Giuseppe Conte il suo piano «delle quattro D» (diagnosi, digitalizzazione, distanza, dispositivi di protezione) per riavviare le attività nella regione. Il governatore aveva, così, tracciato quella che lui stesso aveva definito la «via lombarda alla libertà» nella quale, oltre alle quattro D, c’erano anche i diritti alla mobilità, al lavoro, alle relazioni sociali. Perché ora questa parziale marcia indietro?

Forse, Fontana ha capito di non poter ignorare l’atteggiamento che ha visto a Milano nei primi giorni della fase 2, con gli aperitivi improvvisati ai Navigli o i parchi colmi di gente che non sempre (o quasi mai) rispettava le misure di sicurezza o passeggiava con la mascherina sul volto. Ma il presidente vorrebbe anche più risposte dal Governo, prima di consentire il ritorno all’attività a certi esercizi. Risposte, ad esempio, su una possibile rimodulazione degli orari di apertura e di non consentire inutili spostamenti durante le fasce di punta. Aspetti che sono alla base di un eventuale dialogo con sindacati e associazioni di categoria. Possibilmente a livello nazionale, suggerisce Fontana.



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