Coronavirus: le ultime novità sui vaccini

13 Maggio 2020
Coronavirus: le ultime novità sui vaccini

Al momento, 70 sieri in studio. Il virologo Guido Silvestri fornisce tutte le informazioni sui vaccini per il Covid-19.

A che punto è la scienza? A spiegarlo è il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, nella sua rubrica su Facebook ‘Pillole di ottimismo’, ovvero ‘L’ottimismo che viene dalla scienza’. L’esperto fornisce tutte le informazioni da conoscere sui vaccini per il Covid-19: dai 70 sieri in studio, ai tempi, all’efficacia.

Silvestri chiarisce che un vaccino sicuro e di grande efficacia, come quello del morbillo o della polio o del tetano, è “certamente la più grande speranza per eliminare una volta per tutte la minaccia di Covid-19 dalla faccia del nostro pianeta”. Pertanto, bisogna investire nella ricerca scientifica risorse finanziarie e professionali.

Non bisogna creare contrapposizioni artificiali di priorità tra vaccini e altri interventi socio-sanitari per prevenire e soprattutto per curare Covid-19. Silvestri sottolinea che “La ricerca sul vaccino deve andare avanti in modo efficace mentre, al contempo, devono procedere con eguale efficacia quelle su antivirali, anticorpi monoclonali, plasma, immuno-modulatori, ed altre potenziali terapie, insieme ovviamente alla ricerca di base sui tanti aspetti di questo virus e della malattia che ancora non abbiamo bene compreso”.

Ma quali sono i vaccini più promettenti al momento? Quelli che inducono la produzione di anticorpi che neutralizzano il virus prevenendo il legame tra la proteina Spike (precisamente la sua subunità S1 e, all’interno di questa, il cosiddetto ‘receptor binding domain’, Rbd) e il recettore cellulare Ace2. Il virologo spiega che se si blocca l’interazione tra S1-Rbd ed Ace2, il virus non può entrare nella cellula e diventa quindi incapace di replicare e di trasmettersi.

Gli studi più estesi sulla sequenza genica di S1 ed in particolare di Rbd indicano che questo virus ha una capacità di mutare relativamente bassa, soprattutto se paragonata ad altri virus come Hiv, epatite C, influenza. In altre parole, rileva Silvestri, le sequenze del virus che interagiscono con il recettore Ace2 sono ‘conservate’, il che le rende abbastanza facili da neutralizzare dagli anticorpi.

“Questo è un motivo di grande ottimismo, insieme alla nota osservazione che i pazienti guariti da Covid-19 e con anticorpi Igg nel siero non sembrano ammalarsi per una seconda volta. Lo ripeto per chi non avesse capito: un vaccino contro Covid-19 dovrebbe funzionare sulla base di quello che sappiamo sulla biologia di questo virus”, ribadisce.

Vaccino: quali sono gli scenari

Il virologo spiega che lo scenario più roseo, ovviamente, è quello di un vaccino che induce la produzione di anticorpi neutralizzanti contro S1 che conferiscono una protezione sterilizzante (cioè le persone vaccinate non si infettano proprio) e che dura per tutta la vita.

Scenari meno rosei, ma sempre altamente positivi sono: un vaccino che protegge dalle conseguenze più severe dell’infezione, come la polmonite, ma non dalla colonizzazione delle vie aeree superiori, che causerebbe un banale raffreddore (ma permetterebbe la diffusione del virus), e un vaccino che conferisce una protezione limitata nel tempo, per esempio di 2-3 anni (e che quindi dovrà essere ripetuto ad intervalli regolari).

Importante, per ovvii motivi, che il vaccino funzioni bene sugli anziani, cosa da non dare per scontata e che bisognerà valutare con attenzione.

Quali sono i candidati vaccini per Covid-19

Ci sono oltre 70 candidati vaccini per Covid-19. Ovviamente, ciò di cui abbiamo bisogno è un solo vaccino che funzioni bene. Tutti questi candidati possono essere raggruppati in alcune categorie di base: virus attenuati, virus inattivati, vettori a Dna, vettori a Rna, vettori virali (tipo adenovirus), e proteine o subunità virali ricombinanti.

Le tappe di sviluppo di un vaccino

Le varie tappe nello sviluppo di un vaccino si possono dividere in studi pre-clinici e clinici e vanno accelerate al massimo. Gli studi pre-clinici comprendono le analisi in vitro e la sperimentazione sugli animali. Mentre gli studi clinici sull’uomo si dividono in quelli di sicurezza ed immunogenicità, che stabiliscono che il vaccino non fa danni e stimola la produzione di anticorpi, e quelli di efficacia, in cui si dimostra che il vaccino protegge dall’infezione o almeno dalla malattia.

Attualmente, precisa Silvestri, “diversi candidati sembrano in grado di far produrre anticorpi neutralizzanti che proteggono dall’infezione nel modello animale e presto avremo i risultati dei primi studi clinici”.

Due potenziali problemi

Silvestri illustra due potenziali problemi e avverte che:

  • il primo è quello delle risposte immunitarie che, almeno nel caso di Sars-Cov-1, possono risultare in forme gravi di polmonite nel topo;
  • il secondo è quello di indurre la produzione di anticorpi che favoriscono, anziché contrastare, l’ingresso del virus nelle cellule dell’ospite.

In entrambi i casi, si tratta di segnalazioni rare ed isolate, ma il caso di Dengvaxia nelle Filippine deve farci andare con le dovute cautele, e per questo motivo, a suo avviso, non è una buona idea quella di tagliare troppi angoli.

Quando sarà disponibile il vaccino?

Sulle tempistiche relative alla disponibilità di un vaccino, Silvestri sta dalla parte di chi preferisce andarci cauto. Ritiene che ci vorranno 12-18 mesi minimo, anche se i dati che stanno arrivando dagli studi sui macachi indicano un livello tale di immunogenicità e protezione dall’infezione sperimentale che lascia presagire un ottimo funzionamento anche nell’uomo. A riguardo, Silvestri afferma che “Credo sia per quest’ultimo motivo che altri esperti tra cui Tony ‘Yoda’ Fauci hanno parlato di tempistica più rapida, e vi assicuro che se avessero ragione loro sarei felicissimo di aver avuto torto”.



4 Commenti

  1. Speriamo trovino presto una cura… Visto che i tempi del vaccino, ormai l’abbiamo capito, sono abbastanza lunghi e oggetivamente non sappiamo che effetti fanno sulle varie persone, ognuno è diverso dall’altro, allora che si focalizzino sulla ricerca di una cura. Mi pare di aver letto sempre sul vostro portale di quei farmaci antiartite, sembra che stanno funzionando. Potete rimandarmeli che non riesco più a trovarli? Grazie mille

  2. Il virologo Guido Silvestri è sempre positivo, ma qui la gente continua a morire. Che mi vengono a parlare di abbassamento del numero dei contagi e decessi, intanto la gente si ammala e continua a stare in terapia intensiva. Non è che ora che i divieti si allentano allora tutti usciamo a fare festini all’aperto come hanno fatto in piazza o sui navigli a Milano? La gente dovrebbe capire che ancora non siamo fuori dal rischio di contagio e che potrebbe ritornare una seconda ondata di coronavirus, nel senso che ancora il virus c’è nell’aria e i contagi ci sono, ma la seconda ondata riguarda il possibile ritorno alla fase 1 e il gran numero di morti e infetti. Quindi, keep calm, state ancora attenti!

  3. Bisogna aver fiducia nella scienza, nella ricerca, nella medicina… Non possiamo fare altro. Tutti si improvvisano esperti, sono tuttologi. Persino le suprette che non sanno neppure quanti denti hanno e si prendono il lusso di commentare cose su cui sono incompetenti come se avessero la sfera di cristallo. Chi è nel campo medico ncora non ci ha dato risposte, figuriamoci quattro pincopallini sui social.

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